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Startup, in Sicilia il fenomeno resta ridotto
di Rosario Battiato

Monitoraggio Mise sul quarto trimestre 2016: nell’Isola si contano 327 imprese innovative, un terzo di Milano e provincia. Le cifre siciliane valgono il 4,85% del totale nazionale

Tags: Startup, Sicilia, Mise



PALERMO – Quasi 7mila società iscritte, oltre 35mila persone coinvolte tra addetti e soci. A quattro anni dall’inizio della policy sulle startup innovative, sono questi i numeri diffusi martedì dal ministero dello Sviluppo economico nel cruscotto di indicatori statistici relativo al quarto trimestre del 2016 realizzato dalla DG per la Politica industriale del Mise e da InfoCamere, la società informatica del sistema camerale, in collaborazione con UnionCamere. La tendenza migliore è tutta settentrionale con l’intrusione del solo Lazio in un podio che vede Lombardia ed Emilia Romagna al primo e secondo posto. Al Sud la migliore è la Campania, mentre la Sicilia è ancora lontana dai migliori livelli, anche se riesce a piazzarsi nella top ten nazionale.

Il dato di dicembre è particolarmente importante perché negli ultimi giorni dell’anno passato c’è stata la scadenza di un vasto numero d’imprese per raggiunti limiti di età, dal momento che il decreto crescita 2.0 aveva previsto un “regime transitorio della durata massima di quattro anni - si legge nella nota del Mise - per le imprese costituite prima della sua entrata in vigore”.
I numeri sono comunque in crescita. Rispetto alla rilevazione di fine settembre, sono stati registrati 27mila soci (1.381 in più) e oltre 9mila addetti (+127) impiegati nelle 2.698 startup innovative con almeno un dipendente, il 42,4% del totale.

In Italia soltanto la città di Milano supera il migliaio di imprese innovative

La distribuzione regionale non smentisce le precedenti rilevazioni. In cima alla classifica si posiziona la Lombardia con 1.516 imprese, quasi un quarto del totale nazionale. È sufficiente ricordare che soltanto Milano provincia è in grado di superare il migliaio di startup. Il risultato del capoluogo lombardo supera di slancio persino la seconda regione d’Italia che è l’Emilia-Romagna (770) e riesce quasi a doppiare la terza (Lazio a quota 662). A chiudere la top five ci sono il Veneto con 539 e la Campania con 431. Bene la crescita che si è registrata nelle Marche (0,81%), in Emilia-Romagna (0,69%) e in Friuli Venezia-Giulia (0,67%), che avanzano più rapidamente del dato medio nazionale (0,42%).
 
La Sicilia è la seconda migliore regione del Sud, di pochissimo avanti alla Puglia (250)

In questo quadro nazionale, la Sicilia si accontenta dell’ottavo posto con 327 imprese (un terzo di Milano e provincia) per una porzione che vale il 4,85% del totale nazionale. È la seconda delle meridionali, di pochissimo davanti alla Puglia (250).
I trend economici generali risentono della fuoriuscita dalla sezione speciale delle imprese soggette alla scadenza che di fatto rappresentavano la quota che si andava consolidando perché comprendeva realtà produttive costituite da più anni e quindi con una tendenza economica più elevata. “Rispetto a fine settembre diminuisce infatti – si legge nel report –, anche se lievemente, il valore complessivo della produzione, ora pari a 583.892.295 euro (-0,23%) e più marcatamente il valore medio, ora pari a poco più di 144 mila euro a impresa (-5,06%)”.
 
Resta invariata la quota di startup che ha registrato perdite (57,2%)

Resta comunque invariata la quota di startup innovative che registra una perdita (57,2%) e gli indicatori di redditività che “per le startup innovative in utile risultano sensibilmente migliori rispetto a quelli delle altre società di capitali in utile”. Inoltre le startup in utile generano un maggiore valore aggiunto (33 centesimi ogni euro di produzione contro 22).

La distribuzione per settori di attività è concentrata su servizi alle imprese che vale il 70,56% delle startup innovative con una particolare predilezione per le specializzazioni in produzione software e consulenza informatica, attività di ricerca e sviluppo e attività dei servizi d’informazione, poco meno del 20% opera nel settore dell’industria in senso stretto (fabbricazione di computer e prodotti elettronici e ottici, fabbricazione di macchinari, fabbricazione di apparecchiature elettriche), mentre il 4,31% opera nel commercio.

Articolo pubblicato il 20 gennaio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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