Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia è su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

Se resta il ballottaggio Italicum al Senato
di Carlo Alberto Tregua

Il 24 gennaio decide la Corte

Tags: Elezioni, Italicum



Non essendoci i numeri in Parlamento, nessuno si è assunto la responsabilità di varare una legge sostitutiva dell’Italicum, che avrebbe evitato la sentenza della Corte Costituzionale.
Il prossimo 24 gennaio la Corte si riunirà e deciderà se la legge elettorale per la Camera, ricordiamo attualmente in vigore dal primo luglio 2016, sia parzialmente o totalmente incostituzionale, ovvero conforme alla Suprema Carta.
Tutti i partiti, di destra, centro e sinistra, sono in attesa di questa sentenza per regolarsi di conseguenza. I quesiti principali sottoposti alla Corte sono: il grosso premio di maggioranza per chi raggiunge il 40% dei voti validi e il caso in cui non si verificasse la vittoria al primo turno, con il conseguente ballottaggio fra i due partiti che hanno raggiunto il maggior numero di voti. Un ulteriore quesito riguarda i capilista bloccati. Vi sono altri punti di presunta incostituzionalità per arrivare a un totale di quattordici.

La scure della Corte potrebbe cadere sui capilista bloccati, perché questa norma dà molto potere alle segreterie dei partiti e lo sottrae ai cittadini, che non possono scegliere i candidati. è anche probabile che la Corte incida sul forte premio di maggioranza, magari ridimensionandolo. Sembra, però, che il ballottaggio al secondo turno possa essere salvato, perché sarebbe sempre il popolo a decidere chi debba governare.
Se questa ipotesi si verificasse, potrebbe essere plausibile un accordo fra il Pd di Renzi (non certamente la minoranza) e il Movimento 5 stelle di Grillo, per approvare un Italicum bis al Senato, pur rispettando la prescrizione dell’art. 57 della Costituzione che prevede l’elezione su base regionale. Quindi, un Italicum con tutti gli adeguati adattamenti per il Senato, ma che abbia comunque il requisito che alla fine della tornata elettorale si sappia chi governerà il Paese per i seguenti cinque anni.
Approfondendo questa ipotesi, ne scaturirebbe la tornata elettorale di giugno 2017, dando così finalmente voce al popolo che si è espresso già in occasione del referendum del 4 dicembre, legittimando in questo caso, dopo una lunga attesa, Governo e maggioranza.
 
La materia è delicata e le ipotesi si accavallano. La Corte potrebbe dichiarare incostituzionale tutta la Legge (52/2015), denominata Italicum, e in quest’ultimo caso il Parlamento avrebbe il difficile compito di approvare una legge ex novo. Oppure utilizzare il Mattarellum che, tutto sommato, ha assolto bene il suo compito per tre legislature.
In ogni caso, da questa impasse bisogna uscire. Continuare la manfrina di tanti, secondo la quale il Governo non è legittimato e il Parlamento non è legittimato, è un danno per tutti conseguente alla nebbia che una classe politica ha prodotto in grande quantità con il solo scopo di confondere la mente dei cittadini.
Se le istituzioni non funzionano in base a regole trasparenti, qualunque iniziativa in campo economico e sociale non può funzionare, perché molti pescano nel torbido per servire il proprio tornaconto. Si tratta di un comportamento asociale e disdicevole, che però è stato molto comune alla classe politica in questi ultimi trent’anni.

Martedì 24 gennaio forse sapremo lo sbocco di questa vicenda, o forse dovremo attendere ancora qualche giorno. In ogni caso, sarà fatta finalmente chiarezza e si saprà quale strada imboccare, alla quale dovranno contribuire deputati e senatori di buona volontà, indipendentemente dalla loro appartenenza partitocratica. Ricordiamo infatti, che l’art. 67 della Costituzione sancisce: ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.
In base a questo articolo, Beppe Grillo è servito, nel senso che la sanzione di 150 o 250 mila euro a carico dei membri del Movimento che lo lasciano o vengono espulsi è incostituzionale e pertanto nessun Tribunale la potrà applicare.
I mass media, gestiti da soggetti che non sempre rispettano il Testo unico dei doveri del giornalista, non contribuiscono a decodificare i messaggi di politici blablatori, col risultato che intossicano la mente dei cittadini, i quali non sempre capiscono bene come stanno le cose.
Invece, il nostro dovere ci obbliga a dire e scrivere chiaramente.

Articolo pubblicato il 21 gennaio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus