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Quotidiano di Sicilia

Aria irrespirabile, siti contaminati, rifiuti. Regioni inchiodate alle loro responsabilità
di Rosario Battiato

Il ministro Galletti ha fatto il punto sullo stato di salute dell’ambiente nazionale nel corso del question time al Senato. Sicilia indietro tutta: piano di tutela atmosferica assente e ritardi nella riqualificazione edilizia

Tags: Gian Luca Galletti, Inquinamento, Ambiente



PALERMO – Al question time al Senato di giovedì scorso, il ministro Galletti ha presentato lo stato di salute dell’ambiente nazionale. Al centro dell’analisi l’inquinamento di aria e i rifiuti, ma non sono mancati anche i riferimenti alla bonifica dei siti inquinati, all’efficientamento energetico, alla strategia energetica nazionale e ai cambiamenti climatici.

Il primo allarme, quello più eclatante, arriva dalla qualità dell’aria (le direttive di riferimento sono la 1996/62/CE e 2008/50/CE) per la quale l’Ue aveva previsto il rispetto di “determinati valori limite”. In tal senso la Sicilia, oltre ad aver fatto registrare sforamenti per biossido di azoto, particolato e ozono in alcune aree, è coinvolta in due procedure d’infrazione (entrambe alla prima fase dell’iter che potrebbe condurre alle sanzioni): cattiva applicazione della “direttiva 2008/50/CE sulla qualità dell’aria ambiente ed in particolare obbligo di rispettare i livelli di biossido di azoto(NO2)” e “cattiva applicazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria ambiente” in relazione al superamento dei valori limite di pm10. Di recente l’agenzia europea dell’Ambiente (Aea) ha messo in evidenza “le correlazioni tra l’inquinamento atmosferico e la salute dei cittadini europei”, evidenziando come “la maggior parte degli abitanti delle città continua ad essere esposta a livelli di inquinanti atmosferici che l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) non ritiene sicuri”.

Il ministero, inoltre, spiega che attiene alle “Regioni la competenza primaria in materia di valutazione e gestione della qualità dell’aria, e quindi anche in materia di elaborazione di piani di risanamento ed adozione di misure di intervento”. La Sicilia non ha ancora un piano aggiornato, anche se l’Arpa ci sta lavorando e ha già predisposto i primi documenti sul proprio sito ufficiale.

Sul fronte dell’efficientamento energetico ci sono i nuovi target europei da raggiungere, definiti nel “winter package” dello scorso novembre. Il governo italiano dovrebbe presto mettersi al lavoro per aggiornare la Sen (strategia energetica nazionale) e per predisporre il Piano nazionale per l’energia e il clima 2021-2030 richiesto nell’ambito dell’Energy Union.
In quest’ottica la direttiva 27/2012 richiede che venga ristrutturato almeno il 3% per ogni anno in relazione alla superficie coperta utile degli edifici di proprietà della pubblica amministrazione centrale e da essa occupati.

Il decreto interministeriale del 16 febbraio del 2016, inoltre, ha introdotto “alcune semplificazioni delle procedure di accesso ed erogazione dei finanziamenti, un ampliamento degli interventi ammessi, una rimodulazione degli incentivi riconosciuti”. Tra questi il fondo rotativo di Kyoto per l’erogazione di “finanziamenti a tasso agevolato per la riqualificazione energetica degli edifici scolastici e delle università” e “l’estensione e il potenziamento delle detrazioni fiscali per chi migliora l’efficienza energetica degli edifici privati (Legge di Bilancio 2017)”. In quest’ultimo campo la Sicilia è ancora molto arretrata: 182mila attestati di prestazione energetica registrati e 125mila in classe G, la ultima.

Altri punti all’ordine del giorno sono stati i rifiuti – l’Italia è al 47,5% di racconta differenziata anche se i risultati sono disomogenei sul territorio nazionale (la Sicilia supera di poco il 10%) e per questo si punterà sulla valorizzazione energetica – e la bonifica dei siti contaminati di interesse nazionale con l’Isola che è quasi all’anno zero.

Articolo pubblicato il 24 gennaio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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