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Giovanni Canzio: "Distorsioni processo mediatico creano conflitto tra giustizia attesa e applicata"
di Redazione

Il primo presidente di Cassazione all’inaugurazione anno giudiziario

Tags: Giustizia, Magistratura, Giovanni Canzio, Cassazione



ROMA - L’autonomia della magistratura “non si conquista con il semplice superamento di un concorso, per quanto arduo”.
Lo ha affermato il procuratore generale della Cassazione, Pasquale Ciccolo, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario spiegando che “grazie al nostro costituente noi godiamo di un’autonomia che anche le magistrature dei Paesi di più avanzata civiltà giuridica ci invidiano”.

Il procuratore Ciccolo ha spiegato inoltre che è semplicistico attribuire la crisi della giustizia alla natura litigiosa dei nostri concittadini o al numero degli avvocati ed ha parlato dell’esigenza che vi sia “meno legge”, e “più fiducia”: meno legge per restituire alla fonte primaria la capacità di essere il luogo di mediazione politica coerente e sistematica delle esigenze e degli interessi che da essa sono regolati; più fiducia, poi, nei protagonisti dell’applicazione del dettato normativo, primi fra tutti i magistrati, per recuperare un ruolo più volte smarrito “a causa di una solitudine immeritata o i di un altrettanto immeritato oblio delle difficoltà di un sistema che fa notizia soltanto per le condotte negative di pochi e non già per l’attività quotidiana di quanti, in silenzio, assicurano il miglior esito possibile alle istanze che la società porta dinanzi al potere giudiziario”.

Sulle distorsioni del processo mediatico, invece, è intervenuto il primo presidente di Cassazione, Giovanni Canzio, il quale ha paralto di un un conflitto tra la giustizia attesa e la giustizia applicata, con il pernicioso ribaltamento della presunzione di innocenza dell’imputato.

In particolare, il magistrato ha spiegato: “L’opinione pubblica esprime spesso sentimenti di avversione per talune decisioni di proscioglimento o anche di condanna, se ritenute miti, pronunciate dai giudici in casi che hanno formato oggetto di rilievo mediatico. Si scorge una frattura fra gli esiti dell’attività giudiziaria e le aspettative di giustizia, a prescindere da ogni valutazione circa la complessità dei fatti, la validità delle prove, i principi di diritto applicati, le garanzie del processo, la tenuta logica della decisione”.
Canzio ha rivolto un pensiero elle vittime del sisma dell’agosto 2016 e del terrorismo jihadista o della tortura di Stato.

L’alto magistrato all’inizio della sua relazione ha scritto: “Vorrei esprimere la mia ammirazione per la grandezza d’animo dei familiari e per l’opera di solidarietà delle istituzioni e dell’intera collettività. Comunità e famiglie, pur gravemente ferite, si sono rialzate per ricomporre le fratture cagionate dalla natura o dall’uomo, mostrando con il loro esempio quanto sia migliore la via della verità, della fraternità e dell'unità anziché quella della falsità, della divisione e dell’odio”.

Articolo pubblicato il 27 gennaio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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