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Quotidiano di Sicilia

Città siciliane nella morsa dello smog
di Redazione

Dossier “Mal’aria” di Legambiente: nel 2016 a Palermo 44 giorni di sforamento dei limiti di legge. Gli ambientalisti: “Informazione carente sui siti istituzionali, specialmente in Sicilia”

Tags: Inquinamento, Sicilia, Legambiente, Polveri Sottili, Ambiente



ROMA - Le polveri sottili invadono sempre più le città. Anche il 2017 si è aperto nella morsa dello smog: nei primi 25 giorni di gennaio sono ben nove le città italiane che hanno registrato oltre 15 giorni di superamento del limite giornaliero previsto per il PM10. Cremona (centralina Fatebenefratelli) con 20 giornate (il 60% di quelle consentite per tutto il 2017), Torino (Rebaudengo) con 19 e Frosinone (Scalo) con 18 giornate, sono le tre situazioni peggiori, seguite da Treviso, Padova, Vicenza e Reggio Emilia con 15 giorni di sforamento (il 40% del totale).

Dati che non promettono nulla di buono, e che fanno seguito ad un 2016 davvero nero per l’aria italiana: lo scorso anno ben 33 città italiane sono risultate fuorilegge con il livello di Pm10 alle stelle, prima fra tutte: Torino (con 89 superamenti), seguita da Frosinone (85), Milano e Venezia (entrambi 73). Tra i capoluoghi in maglia nera c’è anche Palermo, che lo scorso anno ha registrato 44 giorni di sforamento, nove giorni in più di quanto prevede il D.lgs 155/2010 (al massimo 35 giorni/anno con concentrazioni superiori a 50 μg/m3).

Numeri preoccupanti se si pensa anche ai rilevanti impatti sulla salute: ogni anno, stando alle ultime stime, l’inquinamento dell’aria causa oltre 467 mila morti solo in Europa e i costi sanitari associati quantificabili sono tra 400 e 900 miliardi di euro all’anno sempre in Europa.

A denunciarlo è Legambiente con il suo dossier Mal’aria di città 2017 e la campagna annuale “PM10 ti tengo d’occhio” che monitora l’andamento giornaliero dei 96 capoluoghi di provincia di cui sono disponibili i dati tenendo in considerazione solo le centraline urbane di fondo e di traffico.

Proprio sulla trasparenza e reperibilità delle informazioni, la Sicilia è sul banco degli imputati. “Ancora carente - si legge nel dossier - l’informazione disponibile sui vari siti istituzionali circa la qualità dell’aria nelle città, specialmente in Sicilia dove, a parte Palermo e Catania, non si hanno altre informazioni circa i superamenti degli altri capoluoghi di provincia”.

Eppure, nonostante il deficit informativo, è proprio nel Mezzogiorno che la situazione risulta “poco incoraggiante”, per usare le parole di Legambiente. “A fronte di timidi passi avanti (a Napoli e Palermo) per quel che concerne la superficie di suolo pedonalizzata - continua il Rapporto - l’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblico nelle città esaminate rimane poco più di un miraggio e i dati legati all’inquinamento atmosferico sono molto poco coerenti di anno in anno, totalmente in balia delle condizioni meteorologiche stagionali, anziché di un chiaro programma di azioni preventive”.

Sono proprio quest’ultime al centro delle dieci mosse “per uscire dallo smog e ridisegnare le città”. Legambiente sfida, dunque, le amministrazioni disegnando le città di domani, utilizzando le migliori esperienze che già oggi sono una realtà: ecco dunque una metropoli innovativa e sostenibile, sempre più verde dove gli alberi tornano ad essere i protagonisti del centro e delle periferie, “sposando” anche l’architettura per dar vita a palazzi che respirano.

Parlare di città liberate dallo smog, secondo Legambiente, significa anche parlare di riqualificazione degli edifici pubblici e privati, per ridurre i consumi energetici e le emissioni inquinanti e rendere gli edifici più sicuri dal rischio sismico e idrogeologico con l’obiettivo di riqualificare in 30 anni tutti gli edifici pubblici e privati, ovvero il 3% all’anno. Per fare questo si stimano oltre 400 mila interventi all’anno tra ristrutturazioni radicali e ricostruzioni.

È poi fondamentale intervenire sulle altre fonti di inquinamento, il settore industriale e quello energetico. Per l’associazione ambientalista occorre dare priorità a strumenti come l’Aia e applicare le migliori tecnologie per ridurre le emissioni delle industrie; prevedere programmi di innovazione e riconversione rispetto alle tecnologie e alle lavorazioni maggiormente inquinanti; dotarsi di sistemi di monitoraggio in continuo da installare sui camini e sulle fonti emissive, in modo da avere costantemente un quadro sulle concentrazioni delle sostanze inquinanti che vengono emesse in atmosfera e, nel caso, prendere gli adeguati provvedimenti per la qualità dell’aria e la tutela delle persone. Mentre sul fronte delle attività portuali, l’associazione ambientalista tra le varie misure anti-smog, invita a rendere operativi i piani energetici e ambientali (Pea) e a introdurre misure incentivanti per il rinnovo delle flotte.

Infine per ridurre l’inquinamento in città, è anche importante riscaldare senza inquinare, vietando l’uso di combustibili fossili, con esclusione del metano, nel riscaldamento degli edifici e incentivare, a partire dalle aree urbane, l’utilizzo delle moderne tecnologie che migliorano l’efficienza e riducono le emissioni, come le pompe di calore che già oggi sono una alternativa.

Articolo pubblicato il 31 gennaio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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