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Palermo - Criminalità, mafia e corruzione, capoluogo terra dell'illegalità
di Gaspare Ingargiola

In aumento furti (+77%), rapine (+72%), usura (+42%) e reati contro la Pubblica amministrazione. In calo la fiducia nelle istituzioni: diminuiscono denunce e testimoni oculari

Tags: Palermo, Mafia, Corruzione, Criminalità



PALERMO – Nel capoluogo devastato da crisi, disoccupazione e disuguaglianze sociali aumentano furti, estorsioni e rapine. Una crescita della cultura dell’illegalità che contribuisce a trasformare la città in preda facile per mafia e corruzione. Le cause del dilagare della criminalità sarebbero da ricercare nelle difficoltà economiche in cui versano buona parte degli abitanti del capoluogo, ridotti all’osso da crisi e  mancanza di un’occupazione fissa. È questa l’impietosa immagine di Palermo che emerge dalle parole dei procuratori Roberto Scarpinato e Francesco Lo Voi, intervenuti durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario.

A Palermo, infatti, si è registrata “una crescita del 77% dei furti in abitazione - ha dichiarato Scarpinato -  del 44% delle rapine, del 72% dei reati in materia di stupefacenti, del 16% delle estorsioni, del 42% dei reati di usura, del 26% dei reati di bancarotta e falso in bilancio, del 7% di reati contro l’ambiente, del 58% di reati informatici. Quanto ai reati contro la Pubblica amministrazione, si registra, tra gli altri, una crescita del 105% dei reati di malversazione e del 37% dei reati di corruzione”.

“Emerge, al di là dei numeri – ha specificato - la crescita diffusa ed eterogenea dell’illegalità che sembra essere l’effetto a valle dei dati macro economici a monte. La crisi incide parecchio in Sicilia, regione più povera del Paese. C’è un regresso rispetto al passato sia sotto il profilo economico che sotto quello dell’uguaglianza. La disoccupazione giovanile è al 60% e chi lavora spesso lo fa in condizioni di sfruttamento”.

Di pari passo, cresce la sfiducia nelle istituzioni e diminuiscono denunce e testimonianze che potrebbero contribuire ad arginare l’alto tasso di criminalità registrato nel capoluogo. “Le vittime – ha aggiunto Scarpinato - non denunciano gli usurai perché si spaventano di perdere la loro unica fonte di sussistenza. Stessa cosa succede per i reati sul lavoro. Le politiche economiche nazionali hanno aumentato la forbice della diseguaglianza, allontanando sempre più le regioni meridionali dal resto del Paese”.

Al centro cerimonia di inaugurazione, lo stretto rapporto tra mafia e corruzione, vera piaga del capoluogo. “Quello della corruzione – ha dichiarato il procuratore Francesco Lo Voi -  è un fenomeno gravissimo che qui è ancora più complicato perché si intreccia con la presenza della mafia. Le già difficilissime indagini contro la corruzione diventano ancora più complesse. La mafia, oltre ad avvalersi per le sue attività della tipica forza intimidatrice si avvale anche della corruzione per raggiungere i suoi scopi”.
 
A complicare le indagini, secondo Lo Voi, concorrerebbero anche le carenze legislative a causa delle quali, ha dichiarato “si riesce in definitiva a scalfire solo la superficie della corruzione, a scrostare un po’ di intonaco dall’alto muro della corruzione che rimane solido”.
“C’è un’evidente sottovalutazione - ha aggiunto - della gravità del fenomeno che colpisce tutti i settori, basato su un quasi giustificazionismo che, nella nostra terra, rischia di innescare un binomio mafia corruzione da cui la mafia finirà col trarre vantaggi. Serve uno strumento legislativo che spezzi l’asse corrotto-corruttore e incentivi le collaborazioni con la giustizia anche attraverso meccanismo premiali che aiutino a rompere il muro dell’omertà”.

La “macchina della giustizia” palermitana, tra carenze di strumenti e mancanza di personale, troppo spesso finisce per arrancare e incepparsi.  “Una giustizia tardiva – ha dichiarato a tal proposito il presidente del Tribunale del capoluogo, Salvatore Di Vitale - è in ogni caso un’ingiustizia. Occorre che i giudici si attrezzino a mantenere un equilibrio tra qualità delle sentenze e velocità dei processi. Non bisogna infatti penalizzare la qualità delle sentenze che vengono emesse”.

“È stata affrontata e risolta - ha spiegato - la grave crisi della sezione Gip-Gup con nuovi ingressi per sgravare gli informo carichi di lavoro. Anche negli uffici di cancelleria si procede verso una migliore organizzazione del lavoro con informatizzazione delle pratiche. Stiamo studiando anche un migliore utilizzo della magistratura onoraria. Si tratta di interventi che non risolvono tutte le criticità degli uffici dovute alla migrazione di molti colleghi. In questa condizione su può solo navigare a vista, non potendo programmare a lungo termine”.

“Abbiamo - ha concluso - una scopertura del 13%, nel mio mandato sarei già contento di dimezzare questo gap. È necessario che l’afflusso dei nuovi magistrati sia frequente e tempestivo, ma servono anche le coperture delle assenze. Sempre più donne sono in magistratura e hanno il sacrosanto diritto di avere dei figli. Questo peso però non può gravare sul sistema, si devono arrivare le sostituzioni”.

Qualche risultato positivo arriva, invece, dal fronte dei reati tributari, leggermente in calo. Scarpinato ha però precisato che questa diminuzione “non è imputabile a una crescita del tasso morale dei contribuenti, ma a scelte di politica legislativa che hanno disarmato lo Stato nella lotta all’evasione”.

Articolo pubblicato il 31 gennaio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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La cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario a Palermo
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