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Quotidiano di Sicilia

Palermo - La Corte dei Conti contro il Comune
di Gaspare Ingargiola

I giudici contabili hanno “ammonito” l’Amministrazione dopo aver passato in rassegna l’esercizio 2015. Al centro delle critiche: procedure contrattuali, bilancio consolidato e partecipate

Tags: Palermo, Corte Dei Conti, Leoluca Orlando



PALERMO - Dura reprimenda della Corte dei Conti al Comune di Palermo. I giudici contabili hanno passato in rassegna l’esercizio 2015 e hanno richiamato l’Amministrazione su diverse criticità, a partire dalle irregolarità anche gravi nelle procedure contrattuali fino all’assenza di software informatici adeguati, del cosiddetto bilancio consolidato e di controlli costanti sulla qualità dei servizi delle partecipate.

Il collegio composto dal magistrato relatore, Francesco Albo, e dal presidente, Maurizio Graffeo, riconosce che Palazzo delle Aquile ha avviato una serie di correttivi, a partire dall’aggiornamento del regolamento unico sui controlli interni, nonché sul controllo di gestione e su quello strategico, in sostituzione di quello attuale che risale al 2013. Il testo è arrivato in queste settimane in Consiglio comunale e dovrebbe essere discusso e approvato a breve. Il documento “riformula la disciplina del controllo di regolarità amministrativa e di regolarità contabile - preventivo e successivo - del controllo di gestione, del controllo strategico, del controllo sulle società partecipate, nonché di quello sulla qualità dei servizi erogati”, spiega la Corte, mentre “non include il controllo sugli equilibri finanziari che sarà inserito nel nuovo regolamento di contabilità, attualmente al vaglio dei revisori”.

Molte disfunzioni in realtà erano già note
visto che riguardano in particolare gli esercizi 2013 e 2014. Tuttavia, la Corte ha confermato le proprie perplessità avendo constatato progressi poco significativi rispetto agli ultimi controlli. I correttivi assunti dall’amministrazione, in parole povere, convincono poco o per niente. Si parte dai controlli di regolarità della gestione amministrativa e contabile: “l’istruttoria sul referto sul funzionamento dei controlli interni trasmesso dall’Ente ha messo in evidenza, anche nel 2015, una bassa percentuale (29% circa), d’irregolarità sanate (204) rispetto a quelle segnalate (695)”. Nelle sue controdeduzioni l’Amministrazione ha precisato che “non tutte le irregolarità riscontrate sono tali da inficiare la legittimità degli atti controllati” e che in “in ben 316 casi, queste sarebbero derubricabili a meri vizi di forma”. La Corte però fa notare che 379 irregolarità non sanate rappresenterebbero comunque una percentuale elevata, oltre il 50 per cento, e che nei casi più gravi esporrebbero l’Ente a richieste di risarcimento.

Per questo bisogna fare “massima attenzione” alle eventuali irregolarità “in ambiti particolarmente delicati quali, ad esempio, l’attività contrattuale e, in particolare, le procedure di scelta del contraente”, soprattutto quando si ricorre “a procedure negoziate, cottimi fiduciari e/o affidamenti diretti, nonché estensioni contrattuali”, procedure per le quali la Corte esprime “preoccupazione” perché “in alcuni casi, peraltro, viene riferito che i provvedimenti risultano carenti di motivazione in ordine ad aspetti essenziali”, quali “l’indicazione della normativa legittimante, la sussistenza di circostanze d’urgenza o la preventiva indagine di mercato sul prezzo della fornitura nel caso di affidamento in house al di fuori dal contratto di servizio, come previsto da direttive del sindaco in materia”.
 
Per quanto concerne il controllo di gestione, i giudici hanno constatato “la persistente mancata introduzione, nel 2015, di un sistema di contabilità economica, tesa a valutare l’efficienza dell’azione amministrativa mediante la misurazione dei costi e dei ricavi”; e “la sostanziale conferma, anche nel 2015, delle criticità segnalate a riguardo negli esercizi 2013 e 2014, con specifico riferimento, ad esempio, alla mancata introduzione di un sistema di contabilità analitica e all’assenza di adeguate procedure informatiche per la raccolta e l’elaborazione dei dati”.

Dato che l’attuale software è inadeguato, la Giunta ha affidato alla Sispi l’elaborazione di un nuovo programma stanziando un budget ad hoc nel Bilancio di previsione 2016. Tra le criticità, ancora, il mancato espletamento del controllo strategico interno - l’Amministrazione ha avviato solo un primo monitoraggio in via sperimentale -, il mancato aggiornamento del regolamento sulla regolarità contabile dopo l’entrata in vigore delle nuove norme sull’armonizzazione (la Ragioneria ha ultimato la stesura del testo e l’ha trasmesso ai revisori) e l’assenza di verifiche in merito alla compatibilità tra il programma dei pagamenti e la disponibilità di cassa.

Anche le partecipate sono finite nel mirino della Corte per “la mancata adozione degli adempimenti propedeutici all’introduzione del bilancio consolidato, con particolare riferimento alla persistente inadeguatezza, nel 2015, del sistema informativo-contabile”. Riscontrato il ritardo nell’attuazione del progetto da parte della Sispi, piazza Pretoria ha deciso di fare ricorso all’istituto del “riuso” dei software che consente di prenderlo in prestito gratuito da un’altra amministrazione pubblica: si tratta in particolare della piattaforma “Sw Simop” di Roma Capitale. L’accordo è in fase di formalizzazione.

È assente infine “una puntuale regolamentazione del controllo sulla qualità dei servizi erogati sia direttamente che mediante organismi esterni”, fatta eccezione per “alcune attività periodiche di aggiornamento e monitoraggio degli standard di qualità indicati nella carta dei servizi, nonché sporadici controlli della qualità percepita, attraverso la somministrazione di questionari di customer satisfaction”. Anche questa criticità dovrebbe essere risolta dal nuovo regolamento sui controlli interni con l’introduzione di uno specifico sistema di audit.

Articolo pubblicato il 02 febbraio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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