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Frutta e verdura, 1 prodotto su 3 contaminato da residui di pesticidi
di Rosario Battiato

Legambiente: gli alimenti fuorilegge sono l’1,2%, in Sicilia risultati migliori della media nazionale. Rossella Muroni, presidente dell’associazione: “Manca una regolamentazione”

Tags: Frutta, Verdura, Pesticidi, Legambiente



PALERMO – Prodotti agricoli ancora prigionieri dei pesticidi. È questo che si desume dalla lettura rapporto “Stop pesticidi” di Legambiente che certifica “l’uso significativo dei prodotti chimici in agricoltura nonostante le alternative sostenibili”. Rintracciati fino a 21 principi attivi su un solo prodotto irregolare e risultano in crescita i campioni fuorilegge, anche se aumentano le produzioni biologiche (+7,5% superficie agricola biologica) e le tecniche agronomiche sostenibili. In Sicilia la media complessiva di irregolarità è inferiore al dato nazionale, anche se si raggiungono valori equivalenti nel comparto specifico della frutta. 

Per la realizzazione dello studio l’associazione del cigno raccoglie ed elabora i risultati delle analisi sulla contaminazione da fitofarmaci nei prodotti ortofrutticoli e trasformati, realizzati dalle Agenzie per la Protezione ambientale, Istituti zooprofilattici sperimentali e Asl.

In generale si può attestare che “i prodotti fuorilegge (cioè con almeno un residuo chimico che supera i limiti di legge) siano solo una piccola percentuale (l’1,2% nel 2015, era lo 0,7% nel 2014), tra verdura, frutta e prodotti trasformati, la contaminazione da uno o più residui di pesticidi riguarda un terzo dei prodotti analizzati (36,4%)”. Analizzando un periodo temporale più ampio, è possibile sottolineare come la situazione sia migliorata tra il 2010 e il 2013 con una tendenza di diminuzione dell’uso pari al 10%, mentre nel 2014 si è registrata una inversione di tendenza e il consumo di prodotti chimici nelle campagne è tornato a crescere di circa 130mila tonnellate.

Secondo i dati raccolti da Legambiente, i prodotti contaminati “da uno o più residui contemporaneamente raggiungono il 36,4% del totale, più di un terzo dei campioni analizzati (9608 campioni), in leggero calo rispetto al 2014 (41,2%). La percentuale di campioni regolari senza alcun residuo invece, in leggero rialzo rispetto al 58% del 2014, si attesta al 62,4%”.

Per Rossella Muroni, presidente di Legambiente, lo studio sottolinea le conseguenze di un evidente vuoto normativo: “Manca ancora una regolamentazione specifica rispetto al problema del simultaneo impiego di più principi attivi sul medesimo prodotto”. Ne deriva la possibilità “di definire ‘regolari’, e quindi di commercializzare senza problemi, prodotti contaminati da più principi chimici contemporaneamente se con concentrazioni entro i limiti di legge”.

Nell’Isola sono stati analizzati 330 campioni di verdura, 277 di frutta e 157 di prodotti trasformati. I prodotti rilevati come irregolari sono stati complessivamente sei: uno del comparto verdura (cereali) e cinque nel comparto frutta (tre pesche, una fragola e  uno nel campo “altra frutta”).

Complessivamente la media regionale è migliore di quella nazionale, soltanto nel settore della frutta la percentuale di irregolari  è equivalente al dato medio nazionale (1,8 contro 1,9%). Inoltre ci sono altri sei prodotti regolari con un solo residuo tra le verdure, e 24 nella frutta che si aggiungono ai tre regolari con più di un residuo della verdura e ai 15 della frutta. I trattamenti fitosanitari agiscono pesantemente anche sui suoli. In alcune regioni la contaminazione è diffusa ben oltre il dato nazionale. In Sicilia da monitorare con particolare attenzione le acque sotterranee (76% dei punti).

Articolo pubblicato il 03 febbraio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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