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Quotidiano di Sicilia

Cantieri navali in Sicilia fra luci ed ombre
di Vanessa Paradiso

Al top le imprese dei privati, un flop dove si insidia la mano pubblica. L’Isola all’ottavo posto in Italia nell’industria nautica. Un fatturato globale di 400 milioni di euro che deriva dal 4,8% delle aziende del territorio nazionale

Tags: Industria Nautica



PALERMO - Secondo i dati forniti dall’Ufficio Studi di Ucina (Unione Nazionale Cantieri industrie nautiche ed affini) nel 2008 in Italia l’industria nautica nel particolare settore della nautica da diporto e vari comparti ha avuto un fatturato globale di circa 6,18 miliardi di euro e un contributo al Pil intorno ai 5,55 miliardi di euro.

Dall’analisi dei dati nel suo complesso risulta che la Lombardia è la prima regione italiana, sia per quanto riguarda il numero di aziende nautiche presenti nel territorio (27,2%) che per il numero di addetti che vi lavorano (25,2%). La Sicilia si colloca all’ottavo posto con una percentuale di aziende del 4,8% e del 3,7% per numero di addetti ed un fatturato globale di circa 400 milioni di euro. Dati contrastanti si riscontrano in Sicilia nel settore della cantieristica navale. Buone notizie da Aicon, l’impresa dei cantieri navali messinesi, che ultimamente ha realizzato un importante rilancio finanziario. Infatti, quest’ultima ha sottoscritto –così come comunica la stessa Aicon- “un accordo di riscadenzamento del debito con le banche. Dagli istituti arriva nuova finanza per 10,1 milioni di euro” e l’azionista di  maggioranza Pasquale Siclari  ha dichiarato “aggiungo personalmente un versamento di 6 milioni di euro e mi impegno anche a coprire le perdite attraverso la rinuncia al credito vantato”. Gli accordi contrattuali sottoscritti con gli istituti prevedono nel dettaglio il consolidamento e il riscadenzamento dei finanziamenti a breve e a medio/lungo termine, con un preammortamento di 16 mesi e successivo rimborso del capitale in cinque anni. La nuova finanza sarà di 4,5 milioni per cassa e di 5,6 milioni di credito di firma a sostegno dell’attività commerciale”.
 
La concorrenza è rappresentata in Sicilia da Abacus, il cantiere nato proprio, in polemica con Aicon, a Giammono nell’area di sviluppo industriale di Milazzo che continua a produrre e vendere mega-yacht e che con l’ammiraglia “82 open” ha realizzato il livello più avanzato della cantieristica siciliana. Crescono anche la Ferrara di Termini Imerese e ottime le quotazioni per le nuove produzioni della Saver e della Nadir con il marchio “Eolo”, con la Stama di Trapani la cantieristica siciliana si fa apprezzare anche per una vasta produzione di barche, specie con la Saver di Gioiosa Marea, un cantiere di primato nazionale.
 
Ma è nel settore dei battelli pneumatici “gommoni” che la Sicilia ha avuto un importante evoluzione che la porta ai vertici nazionali, ma che anche nel mondo hanno suscitato grande interesse nel settore. La fanno da padroni il cantiere palermitano Magazù, Alta Marea, il cantiere nato ad Isola delle Femmine nel 2003, la Master nell’area di sviluppo industriale a Carini e la Maestrale. Perdura grave la situazione sia al cantiere navale di Palermo, dove non finiscono gli scioperi dei lavoratori, molti dei quali in cassa integrazione.

A Messina e in particolare ai cantieri navali Rodriguez prosegue la Cigs della durata di un anno per circa metà del personale (circa 50 persone su un totale di 119) e notevole riduzione dell’attività delle ditte dell’indotto (circa 200 unità in totale)  e non si vede la possibilità di reperimento di nuove commesse. Ai cantieri navali ex Smeb di Messina Palumbo sono state preannunciate difficoltà. Ed in ultimo, al polo della cantieristica da diporto di Milazzo vige una completa situazione di stallo, sia per l’attività di produzione che per le attività indotte (tra cui il settore metalmeccanico) con collocazione di metà del personale in Cigs per un anno e della restante parte in contratto di solidarietà con riduzione di circa il 40% dell’orario di lavoro.
 


L’approfondimento. Al cantiere navale di Palermo senza commesse dal 2007
 
Grosse preoccupazioni si hanno per l’annunciato processo di riorganizzazione aziendale che sottrarrebbe alla sede di Palermo gli appalti per la costruzione di navi e non c’è esplicito impegno di governo nazionale e regionale per lo sblocco di importanti commesse pubbliche della cantieristica. Da mesi si discute anche delle commesse della Tirrenia e della Saipem, ma mancano le risposte anche per le infrastrutture. E’ stato auspicato, anche da parte del deputato europeo dell’Idv, Sonia Alfano, un maggiore impegno ed una maggiore collaborazione tra esecutivo nazionale, aziende e parti sociali. “I cantieri navali di Palermo -ha dichiarato Alfano- hanno tutte le potenzialità necessarie per giocare un ruolo primario nelle strategie industriali dell’azienda e i lavoratori hanno un sacrosanto diritto ad avere certezze e impegni seri da parte di Fincantieri. I lavoratori chiedono con forza al Governo di voltare pagina e di dare segnali forti e concreti ad un Sud che vuole produrre nella legalità e nell’innovazione”. Ma al cantiere navale di Palermo non arrivano commesse dal 2007 e si spera che almeno il traghetto Vincenzo Elonio incendiato e attraccato alla diga foranea di Palermo possa essere approdato per il ripristino proprio nei cantieri navali di Palermo.
 

 
La politica di rilancio della Regione siciliana
 
L’assessore regionale all’industria Marco Venturi ha recentemente dichiarato che “la Regione è fermamente convinta ad attuare una politica di rilancio dell’industria cantieristica navale ritenendo che lo stabilimento palermitano possa continuare ad essere un punto di forza per Fincantieri, sfruttando anche la posizione strategica che la Sicilia ha nel Mediterraneo. Ma occorre, anche, che il Comune di Palermo allora faccio un passo indietro-ha aggiunto- perché non è pensabile realizzare un Prusst per trasformare l’area portuale in una zona ad alta ricettività turistica, con alberghi a 7 stelle. Le due tesi sono incompatibili e così si gioca soltanto sulla pelle dei lavoratori del cantiere navale di Palermo”.
Anche il governo nazionale a fine settembre ha dato la disponibilità a trovare nuove risorse al fine di rilanciare la cantieristica navale palermitana. La Regione sta per definire le modalità per individuare le risorse circa 80 milioni di euro per ripristinare a Palermo anche il bacino di carenaggio più grande, quello cioè di 150 mila tonnellate.

Articolo pubblicato il 10 dicembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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