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Sicurezza e ricostruzione dei paesi alluvionati
di Anna Greco

Forum con Francesco Alecci, prefetto di Messina

Tags: Francesco Alecci



MESSINA - Qual è la situazione attuale della città?
“Nel 2007 e anche nei primi mesi del 2008, si è pagata la conseguenza di una gestione commissariale che ha, certamente, costituito un momento di grande difficoltà per questa città; sia perché sempre una gestione commissariale, anche se messa in mano a persone eccezionali, crea quella interruzione di gestione democratica della cosa comune e poi perché comunque, si parlava continuamente di dissesto: c’era uno scenario assolutamente negativo. Le difficoltà ci sono e le conosciamo tutti ma la città, oggi, si sta aprendo a prospettive nuove, tra cui la realizzazione del Ponte sullo Stretto”.

Come è stata ed è affrontata la difficile situazione del recente alluvione?
“Questo evento ha segnato il passo di questa città nel mese di ottobre. Siamo stati tutti impegnati, nei primissimi giorni, nel soccorso alla popolazione, nella ricerca dei corpi e poi, nelle settimane successive, nell’avviare il processo di ricostruzione, che doveva iniziare innanzitutto dalla ripulitura dell’ ambiente colpito dall’alluvione e, poi, si dovevano mettere a fuoco le possibilità reattive. Certo, ancora una volta, siamo stati di fronte ad una capacità di tutti di fare sistema. è stato un banco di prova di tutto quello che le strutture istituzionali riescono a realizzare, sotto l’aspetto degli apprestamenti di emergenze ed anche una verifica di quella che è la capacità di lavorare in collaborazione tra strutture regionali della Protezione Civile, struttura nazionale della Protezione Civile e poi quelle risorse istituzionali che sono sempre operanti in generale e cito le forze dell’ordine, il Corpo dei vigili del fuoco, il Corpo forestale, che poi, in questo caso, vengono a unire le loro forze in un’azione che è innanzitutto di soccorso e dopo di aiuto alla ricostruzione".

Come viene gestita questa seconda fase, questo processo di ricostruzione?
“Esaurita la prima fase, già difficile da affrontare, iniziava un lavoro che poteva sembrare meno impegnativo, ma che invece è, a mio parere, più impegnativo perché consiste nel riportare alla normalità una situazione che ha subito uno stravolgimento. In questa azione di recupero di una condizione di vita normale per mille e seicento persone evacuate dalla loro abitazione e ricoverate negli alberghi ci stiamo tutt’ora confrontando con la necessità di avere risorse finanziarie. Garantire la vita delle persone è qualcosa che si fa, direi, a costo zero: il vigile del fuoco si getta nella maceria, il forestale toglie metri cubi di fango e non chiede niente; quando poi si tratta di ricostruire o anche di fare delle scelte strategiche, quando si parla di mettere in sicurezza chilometri e chilometri di costoni e colline che cedono, di corsi d’acqua che non ci sono più perché stravolti nel loro itinerario, ecc, ci vuole una strategia grossa, importante, che sicuramente metterà a fuoco le competenze del commissario delegato ma che, probabilmente, impone anche una presa di gestione da parte della Regione Siciliana. E’ un’opera che andrà avanti negli anni, che presupporrà anche una programmazione di inserimenti finanziari, che dovrà essere ben illustrata allo Stato italiano che dovrà, a sua volta, necessariamente prendersi carico della parte maggioritaria delle spesa. Questo aspetto che potrebbe apparire freddo, ha in effetti refluenze immediate, quotidiane: quelle mille e seicento persone sono ancora lì e non si prevede lascino gli alberghi a breve termine”.

Quanti sono i fondi stanziati?
“Al momento, ci siamo fermati a sessanta milioni, primo stanziamento di fondi finalizzato a pagare gli alberghi, ad interventi fatti nell’emergenza. Questo evento deve diventare fattore di volàno, per avere poi un aiuto generale che è fatto non di compassione. Ben vengano le elargizioni, gli sms e queste azioni che danno un po’ di sollievo ma ci vuole una consapevolezza anche sotto l’aspetto scientifico”.
 

 
Controllo legale sui lavori del Ponte sullo Stretto e sviluppo dell’associazionismo antiracket
 
Qual è la sua opinione sulla costruzione del Ponte sullo Stretto?
“È un momento di grande impegno di una comunità che, nolente o volente, dovrà necessariamente, nei prossimi anni, prendere atto che c’è una volontà del governo nazionale di dare corso alla realizzazione di quest’opera, che ci sono delle progettazioni non più solo affermate ma reali e che comunque c’è un fare istituzionale che è reale”.

Quale sarà l’attività di controllo su quest’opera?
“Abbiamo già avuto delle riunioni in tal senso; due volte, ci siamo ritrovati al ministero dell’Interno, nella Commissione Consultiva per l’alta sorveglianza delle grandi opere. Si sta portando a definizione la stesura dei protocolli necessari per garantire la cinturazione più assoluta di quelli che saranno i lavori da fare e, quindi il controllo più capillare per quanto riguarderà tutto: dal movimento terra alle discariche dove si troveranno, alle cave da cui si trarrà il materiale, alla scelta dei contraenti. Mi auguro che la città apra la sua attenzione quanto prima a questo aspetto e con un’informazione mediaticamente corretta, tecnicamente oggettiva”.

Il fenomeno dell’associazionismo antiracket si è maggiormente affermato?
“Ci sono stati accadimenti, anche recenti, in relazione ai quali l’associazionismo antiracket ha avuto modo di esprimersi e soprattutto di individuarsi come una delle componenti positive della società messinese che sono tutte le componenti chiamate a dare il massimo sostegno a una lotta che è complessiva”.

Articolo pubblicato il 10 dicembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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