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Case ad energia quasi zero. Si spende un quindicesimo
di Bartolomeo Buscema

Risparmi elevati in Sicilia dove l’elevata radiazione riduce i costi di un generico impianto solare. La legge italiana prevede l’adeguamento degli edifici residenziali entro il 2020

Tags: Ambiente, Energia, Sicilia



PALERMO - È noto che in Italia importiamo quasi l’ottanta per cento dei combustibili fossili per usi energetici  residenziali e industriali. Uno scenario nel quale il risparmio energetico rappresenta una delle vie maestre da seguire se si vuole ridurre la dipendenza energetica dall’estero.

In particolar modo agendo nel settore residenziale che assorbe una quota rilevante di energia: quasi il 40%. Già da anni si è cominciato a coibentare efficacemente le nuove costruzioni sotto la spinta di obblighi legislativi. Ora è il momento di andare oltre con la costruzione di nuovi edifici che per mantenere le condizioni termoigrometriche di benessere degli abitanti consumano pochissima energia o addirittura sono anche in grado di fornirla all’esterno esportandola.

Sono gli edifici cosiddetti a energia quasi zero cioè involucri edilizi con un  fabbisogno energetico molto basso o quasi nullo, gran parte del quale è coperto da energia proveniente da fonti rinnovabili.Ricordiamo che nel mese di agosto del 2016, sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea è stata pubblicata la Raccomandazione (UE) 2016/1318 del 29 luglio 2016 contenente gli orientamenti per promuovere gli edifici a energia quasi zero tenendo conto delle condizioni climatiche e anche dei relativi costi.

I primi dati disponibili che risalgono al mese di gennaio 2017 ci informano che la maggior parte degli Stati Membri mira a un consumo di energia primaria totale (riscaldamento e raffrescamento), non superiore a 50 kWh/ (m2 anno).

Per  quanto  concerne l’Italia ,che ha un’ampia variabilità di zone climatiche, i parametri di riferimento per una casa unifamiliare di nuova costruzione si aggirano sui 50-65 kWh termici/(m2 anno) di energia primaria totale , di cui una quota considerevole di 50 kWh/ (m2 anno) dovrà essere coperta con impianti che sfruttano le fonti rinnovabili tra cui quelli fotovoltaici e quelli solari termici.
Provando a semplificare, possiamo dire che si tratta di edifici che consumano fino a un quindicesimo di combustibili fossili (metano e gasolio) di un edificio medio costruito negli ultimi quarant’anni.

Evidentemente  anche spendendo un quindicesimo. Un risparmio notevole che rende tali edifici economicamente attraenti specialmente in Sicilia dove l’elevata radiazione solare riduce i costi, a partita di servizio, di un generico impianto solare sia termico sia fotovoltaico.

Indubbiamente si tratta di obiettivi ambiziosi ma che è necessario raggiungere anche perché la legge italiana in materia di energia prevede che entro il 2020, tutti gli edifici residenziali di nuova costruzione devono essere edifici a energia quasi zero .Per gli edifici pubblici, che nelle intenzioni del legislatore dovrebbero fare da traino , tale scadenza è anticipata alla fine del 2018.

Articolo pubblicato il 08 febbraio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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