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Palermo - Come si preparano alle elezioni i candidati
di Gaspare Ingargiola

Orlando, che venerdì chiedeva ai partiti di fare “un passo indietro”, ritrova l’appoggio del Pd. Sul fronte del centrodestra torna l’ipotesi del sostegno a Fabrizio Ferrandelli

Tags: Gianfranco Miccichè, Leoluca Orlando, Elezioni, Palermo, Saverio Romano, Fabrizio Ferrandelli



PALERMO - La campagna elettorale per scegliere il nuovo sindaco di Palermo è appena all’inizio ma i colpi di scena sono all’ordine del giorno. Gianfranco Miccichè e Saverio Romano hanno annunciato il sostegno a Fabrizio Ferrandelli malgrado questi abbia sempre respinto il loro corteggiamento; contemporaneamente Leoluca Orlando, che soltanto venerdì chiedeva ai partiti “di fare un passo indietro”, l’indomani ha incassato il via libera definitivo all’intesa con il Pd direttamente dal vice segretario nazionale Lorenzo Guerini.

CENTRODESTRA. Il 31 gennaio in una nota ufficiale Ferrandelli diceva chiaro e tondo: “Non sono stato, non sono e non sarò il candidato di Miccichè, i miei alleati sono esclusivamente le cittadine e i cittadini di questa città. Nessun altro”. E invece, quando sembrava ormai superata, l’ipotesi del sostegno del centrodestra ha ripreso quota l’11 febbraio dopo il comunicato congiunto del coordinatore di Forza Italia e del leader di Ala e Cantiere Popolare: “Leoluca Orlando vende una storia che non c’è: quella sua è intrisa di politica e molto spesso non è stata buona politica. Dire no ai partiti, più che una abiura, appare come una catarsi che vive nel momento del declino della sua esperienza”. Poi l’endorsement al leader dei Coraggiosi: “Apprezziamo invece il tentativo di chi, come Ferrandelli, nonostante un percorso articolato e differente dal nostro, si mostra intenzionato a unire le forze per un progetto nuovo per la città e non esclude quella buona politica, indicandola come una prospettiva politica - popolare ed europea - che ci piace e sulla quale intendiamo lavorare”.
Assist colto al volo dall’ex Idv e Pd: “Esprimo apprezzamento per le parole dei leader delle forze politiche che si riconoscono nell’area popolare europea. Insieme a loro, ai coraggiosi, alle cittadine ed ai cittadini palermitani e alle forze politiche che lo vorranno, continueremo a costruire il progetto politico per governare la nostra città. Sarà responsabilità condivisa stabilire con quale forma presentarsi alle elezioni nel rispetto di tutte le sensibilità”. Ferrandelli ha poi precisato su Facebook che la sua “non è una candidatura di area ma espressione del mio movimento. Le mie liste hanno trovato il sostegno di tante forze, sia di centrosinistra sia ora di centrodestra e probabilmente ce ne saranno altre”. L’intesa sembra comunque vicina: c’è da superare la resistenza degli alleati Fdi e Noi Con Salvini. I leghisti, infatti, nel frattempo avevano avviato un dialogo con il candidato indipendente Ismaele La Vardera. “Miccichè e Romano non rappresentano il centrodestra ma solo una piccola parte di esso - ha tuonato Giovanni Greco del Pds-Mpa -. Prima di parlare a nome di tutti Miccichè si sarebbe dovuto confrontare con tutto il centrodestra che ad oggi non sostiene né Ferrandelli né Orlando”.

CENTROSINISTRA. “Il listone non può tradursi in una coalizione che ricalchi i governi a livello regionale e nazionale. Il mio partito è Palermo”. Così venerdì scorso Orlando metteva le cose in chiaro con i potenziali alleati: l’ultima parola spetta a lui. Dichiarazioni accolte positivamente dalla sinistra che l’ha sostenuto in questa esperienza perché “rappresentano certamente una interessante base di discussione” per “valorizzare quello che già è stato fatto di buono, ma porsi anche nuovi obiettivi e nuove sfide”. A caldo, invece, il segretario provinciale del Pd, Carmelo Miceli non aveva preso bene l’aut aut del Professore: “Vogliamo costruire un fronte largo di centrosinistra che provi a fare sintesi anche con l’esperienza del sindaco Orlando, nel rispetto delle parti in campo” ma “senza abdicazioni di sorta a quello che è il ruolo del Pd, la sua funzione e la sua identità”. A spazzare ogni dubbio ci ha pensato il vice nazionale dem Guerini, intercettato sabato dall’AdnKronos: “Badiamo al sodo. Siamo impegnati a sviluppare e dare ancora maggior forza al percorso che Palermo ha intrapreso in questi anni e che è stato il frutto sia dell’impegno positivo del sindaco Orlando che di una feconda collaborazione tra l’Amministrazione comunale e il Governo nazionale. Il Partito Democratico intende mettere la sua forza e la sua funzione a servizio di un progetto civico innovativo ed ambizioso e ad una alleanza larga, seria e responsabile che, partendo dall’esperienza dell’amministrazione guidata dal sindaco Orlando, continui a dare risposte positive alle esigenze di Palermo”.

Apertura di credito subito apprezzata dal sindaco uscente: “La chiara posizione del Pd nazionale, espressa da Guerini, fornisce un grande contributo per la condivisione di un progetto in atto di rinnovamento della città e della politica, a servizio dei cittadini”. Il placet di Guerini ha trovato la sponda di Sicilia Futura ma ha scatenato i mal di pancia nel Pd palermitano: “Quello con Orlando non è un accordo politico ma una somma di candidati senza una strategia e che rischia di fare scomparire il Pd nel capoluogo - ha attaccato Antonio Rubino, responsabile regionale organizzazione del Pd -. Avevamo offerto al sindaco uscente un accordo politico con il Pd ma se non siamo graditi, come Orlando ha ampiamente dimostrato alzando paletti sempre più alti e inaccettabili, ne prendiamo atto. Nel nostro partito, trasversalmente, questa strategia non è compresa e c’è un malumore crescente”.

Articolo pubblicato il 15 febbraio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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