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Startup, le più longeve tra le imprese
di Redazione

Mise, relazione al Parlamento: nel 2015 si registra una percentuale di sopravvivenza del 98% per le aziende con un anno di vita. La media generale di sopravvivenza è del 76,8%. Si evidenzia inoltre un deterioramento molto lento: delle imprese innovative costituite nel 2011, il 95,9% risulta ancora attivo, mentre di quelle create nel 2013, sopravvive il 94,9%

Tags: Startup, Imprese, Mise



ROMA - Nel 2015 il tasso di sopravvivenza delle startup innovative a un anno dalla nascita è stabile rispetto all’anno precedente (98% rispetto al 97,9% del 2014). Il valore è estremamente elevato se confrontato con il tasso di sopravvivenza del totale delle imprese italiane che si è attestato, secondo l’Istat, al 76,8% nel 2014.
è quanto emerge dalla relazione annuale al Parlamento sullo stato di attuazione e sull’impatto della policy a sostegno delle startup e delle Pmi innovative.

Online la Relazione annuale 2016 al Parlamento sullo stato di attuazione e sull’impatto della normativa in favore delle startup e delle Pmi innovative.

La relazione è frutto dell'analisi sui risultati dello Startup Act italiano, ormai entrato nel suo quinto anno di operatività. L’iniziativa è da sempre aperta all’esigenza di favorire un monitoraggio diffuso e stimolare una valutazione indipendente.
Alla relazione hanno contributo 20 diverse istituzioni e organizzazioni dell’ecosistema.
In flessione il tasso di sopravvivenza delle startup innovative a due anni (dal 98% al 94,9%). Il tasso a tre anni è anch’esso in calo, anche se si mantiene superiore al 95% (dal 98,3% nel 2014 al 95,1%).

I tassi di sopravvivenza evidenziano negli anni un deterioramento molto lento. Delle nuove imprese innovative costituite nel 2011 il 95,9% risulta ancora attivo a quattro anni dall’avvio, mentre di quelle create nel 2013 il 94,9% sopravvive dopo due anni dalla nascita.
Il numero di startup cessate è molto basso: appena 160 nell’ultimo anno e mezzo (il 5% delle imprese iscritte alla sezione speciale a inizio periodo), 208 da gennaio 2014 a fine giugno 2016.

Il limitato numero delle startup innovative cessate potrebbe essere attribuito all’interazione dei seguenti fattori:
●     a metà 2016 numerose imprese figuravano in liquidazione o in fallimento (102): è quindi probabile che parte di esse possa dichiarare la cessazione delle proprie attività nel prossimo futuro;
●     molte imprese potrebbero non essere ancora entrate nella fase di commercializzazione del prodotto o del servizio sviluppato. È infatti lecito assumere che i tempi di accesso sul mercato siano più dilatati per le nuove imprese innovative rispetto a quelle basate sull’offerta di prodotti o servizi tradizionali. Molte di esse, insomma, potrebbero non aver ricevuto il primo riscontro dal mercato, trovandosi ancora in una fase di ricerca, prototipazione o produzione. D’altronde, una quota non trascurabile delle startup innovative non ha ancora depositato un bilancio (2.089 su 5.942). Anche tra quelle già in possesso del primo bilancio, la quota di imprese con valore della produzione pari a zero è molto elevato (728), così come lo è quella delle imprese con valore della produzione inferiore a 1.000 euro (962);
●     le misure agevolative di cui si compone la policy sulle startup innovative, tra cui l’esonero dai costi camerali, la dilazione dei termini per il ripianamento del capitale sociale in caso di perdite, la disapplicazione della fiscalità sulle società di comodo o in perdita sistematica, potrebbero aver favorito la sopravvivenza di alcune imprese anche in assenza di fatturato. Questo effetto sarebbe del tutto coerente con le finalità della policy, che si propone di favorire la creazione e lo sviluppo di nuove imprese innovative ad alto valore tecnologico;
●     rispetto ai Paesi anglosassoni cui si riferiscono molte delle più note statistiche riguardanti il tasso di fallimento delle startup, le “barriere all’entrata”, sia in termini regolamentari (oneri d’avvio, almeno fino al varo della nuova modalità di costituzione online) che culturali (percezione del fallimento), potrebbero essere più elevate.
Al 30 giugno 2016, l’area meridionale ospita il 22,9% delle startup innovative del Paese, le regioni del Centro il 21,9%, quelle del Nord il 55,2% (30,1% Nord-ovest, 25,1% Nord-est).

La distribuzione territoriale delle iscrizioni di startup innovative, che nel biennio 2014-2015 si era progressivamente intensificata nelle regioni del Centro e del Mezzogiorno, registra invece, nel corso del 2016, quote in crescita nelle ripartizioni settentrionali del Paese.

La regione italiana con la più alta quota di startup innovative resta la Lombardia (21,7%), dove peraltro opera il maggior numero di imprese attive italiane (15,8% del totale); seguono l’Emilia Romagna, con l’11,9% delle startup innovative (7,9% delle società di capitali complessive), il Lazio con il 10,1% (9,3%), il Veneto con il 7,5% (8,5%). Sebbene la presenza di startup innovative nelle regioni del Mezzogiorno sia stata finora inferiore alle altre ripartizioni territoriali nazionali, analizzando la dinamica delle iscrizioni nei registri camerali, si osserva una progressiva intensificazione del fenomeno anche nelle regioni meridionali, con una discreta presenza soprattutto in Campania (6,2%), in Sicilia (4,6%) e in Puglia (3,7%).

Articolo pubblicato il 16 febbraio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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