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Beni culturali, rivoluzione nel cassetto
di Isabella Di Bartolo

Da 16 anni disattesa la Lr 20/2000 sul riordino del patrimonio culturale e l’istituzione dei parchi archeologici regionali. Sette siti Unesco e 130 musei e gallerie nascosti ai visitatori stranieri

Tags: Beni Culturali, Sicilia, Unesco



La rivoluzione delle aree archeologiche siciliane c’è, ma resta sulla carta. È ferma, da anni, l’avvio della nuova gestione prevista da una legge ad hoc per ridare slancio ai siti culturali di competenza della Regione Sicilia. Parliamo della mancata istituzione dei Parchi archeologici regionali previsti dalla legge n. 20 del 3 novembre 2000 firmata dall’allora assessore ai Beni culturali, Fabio Granata. Una normativa nata con lo scopo preciso di colmare le vacatio in termini gestionali delle aree archeologiche pubbliche e di avviare una nuova promozione culturale secondo modelli virtuosi. La legge dà infatti piena autonomia ai Parchi regionali che assommano in sé le aree archeologiche e i monumenti secondo una perimetrazione territoriale capace di tenere conto delle peculiarità, delle esigenze di tutela e fruizione oltre che dello sviluppo dei luoghi circostanti specie nel caso di parchi all’interno di aree urbane.
 
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Articolo pubblicato il 17 febbraio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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