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Amianto: "La vita non si baratta col lavoro"
di Oriana Gionfriddo

La scorsa settimana l’Osservatorio nazionale (Ona) ha fatto il punto della situazione in Sicilia in due incontri a Siracusa e Gela. Don Pistrutto, arciprete di Augusta: “Nella mia chiesa tre funerali su quattro sono per morti di mesotelioma”

Tags: Amianto, Sicilia, Augusta



Vigliacco, s’insidia senza che ci sia possibilità di accorgersi della sua presenza e crea stragi. È l’amianto. Quel maledetto materiale troppo conosciuto e troppo diffuso in Sicilia. Case, baracche, capannoni, strutture intere nell’Isola sono fatte di amianto.
Quante sono le vittime? Come difendersi? Quali ammortizzatori offre lo Stato a chi è entrato in contatto con il materiale? A queste e a tante altre domande ha risposto l’Ona (Osservatorio Nazionale Amianto) nei due incontri appena fatti in Sicilia, uno a Gela e uno a Siracusa.

L’amianto in Italia uccide 6.000 persone ogni anno, 600 di queste sono siciliane – spiega il presidente dell’Ona, l’avvocato Ezio Bonanni al QdS”.

Negli anni 60, con il famoso boom economico, esplode l’uso di questo materiale. Oltre alle costruzioni private, l’amianto veniva utilizzato anche dagli operai nei cantieri, in particolare quelli metalmeccanici. “Le grosse saldature, che servivano a tenere unite le tubature, venivano protette con grosse coperte di amianto – racconta un ex operaio che per anni ha lavorato in una ditta di metalmeccanica a Priolo – A mani nude, senza mascherina, toccavamo queste grosse coperte, fatte interamente di amianto e ci servivamo di queste per coprire le tubature. Ogni volta che mollavamo il ‘tessuto’, l’impatto creava un polverone immenso, che inconsciamente respiravamo tutti”.

Ed è proprio la polvere, che viene dalla rottura dell’amianto, a essere cancerogena. “Il polverino è rischioso non solo per chi vi entra direttamente a contatto – afferma l’ex deputato Pippo Gianni,  presente in conferenza a Siracusa – Ma, può essere letale anche per chi tocca la biancheria degli operai oppure semplicemente si avvicina a chi ha toccato il materiale. A Priolo ci sono storie di mogli che sono morte di tumori solo per aver lavato la biancheria di lavoro dei mariti”.

“Alla politica non importa della nostra morte” – dice con tono provocatorio uno dei tanti lavoratori presenti a Siracusa.
In realtà qualcuno di questo argomento si è occupato, ma tutto è caduto nel dimenticatoio.

“La pericolosità dell’amianto in Italia viene scoperta nel 1906 – relazione Bonanni – Da qui la storia è lunga ed è fatta anche di studi insabbiati e sottovalutati. Nel 1941 iniziano le condanne nei confronti dei datori di lavoro per le morti di amianto, e l’anno successivo in Germania il tumore al polmone viene indennizzato come amianto”.

Cosa vuol dire questo? E’ chiaro. “Le istituzioni – continua Bonanni – sono consapevoli, vigliacche e in malafede. Se da anni si conosceva la pericolosità dell’amianto, come mai negli anni 60 il consumo dello stesso viene moltiplicato?”
“L’ideale – dice Bonanni – sarebbe non entrare più in contatto con l’amianto e bonificare le aree dove quest’ultimo è ancora presente. In Sicilia, inoltre, abbiamo la legge regionale n.10 del 2014 ‘Norme per la tutela della salute e del territorio dai rischi derivanti dall’amianto’ che in gran parte è rimasta inattuata”.

“Noi continueremo nel nostro quotidiano impegno – conclude Bonanni – per portare avanti le bonifiche e soprattutto la ricerca scientifica. Per chi fosse entrato in contatto sul lavoro, con l’amianto, continueremo a sollecitare le istituzioni per ottenere il prepensionamento e un risarcimento danni per le vittime”.

Le persone che aspettano risposte, solo nella provincia di Siracusa, sono più di 50.000. Un esercito di operai che potrebbero rischiare grossissimo, e la loro unica colpa è aver fatto il proprio lavoro, fidandosi dei datori.

“La vita è un valore che non si può barattare con un posto di lavoro” – esclama Don Palmiro Pistrutto, arciprete di Augusta da anni impegnato nella lotta all’amianto e relatore in conferenza – Nella mia chiesa 3 funerali su 4 sono per morti di mesotelioma”. Eh sì, la vita ha un valore inestimabile.

Articolo pubblicato il 21 febbraio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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