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Quotidiano di Sicilia

28 Direttori generali con poteri di Protezione civile
di Carlo Alberto Tregua

Regione, selezione a società di ricerca

Tags: Protezione Civile



Dopo il giudizio positivo del Cga sullo schema di regolamento per l’attuazione della riforma dei dipartimenti regionali, col 1° gennaio prossimo entrerà in vigore la nuova organizzazione degli assessorati, più razionale e funzionale rispetto a quella attuale, abbastanza caotica.
Il riordino dell’apparato regionale dovrebbe passare dalla redazione del Pops (Piano organizzativo per la produzione dei servizi) o Piano industriale, per elencare, dipartimento per dipartimento, i servizi da erogare. In immediata successione, elencare le figure professionali di ogni livello necessarie alla produzione dei servizi medesimi. E, in terza battuta, determinare con precisione le risorse finanziarie occorrenti a far funzionare ogni dipartimento senza sbavature, sprechi e dispersioni di qualunque genere. Questo è un modo ordinato di procedere che non abbiamo inventato noi, ma di cui vi è un’ampia letteratura che i professionisti dell’organizzazione, se tali, devono conoscere.

Il nuovo schema prevede 28 dipartimenti, a capo dei quali dovranno essere nominati altrettanti direttori generali, scelti fra quel centinaio che hanno il grado ma non la funzione.
Se da un canto fra essi ve ne sono bravi e professionalmente preparati, dall’altro ve n’è una moltitudine che ha ricevuto le mostrine senza avere alcun merito, se non quello di essere galoppini di questo o di quell’uomo politico. Il riferimento, non casuale, è a chi ha fatto politica clientelare scambiando il voto con la fedeltà, con ciò bloccando la Sicilia all’infimo livello di sviluppo sociale ed economico nel quale si trova.
Il Governo regionale, se volesse far funzionare bene i 28 dipartimenti, dovrebbe scegliere direttori generali non solo fra quelli che ha in organico, ma anche all’esterno, nazionali e internazionali, affidandosi a un trio di società di ricerca di teste d’uovo, che trovino i migliori professionisti esistenti sul mercato. Naturalmente, il centinaio di dirigenti della Regione potrebbe concorrere alla selezione, inviando i propri curricula alle società di ricerca.
 
Nessuno se ne abbia a male. In quello che proponiamo non c’è niente di personale, bensì evidenziamo la necessità che i dipartimenti vengano guidati da professionisti di primo livello europeo.
Anche se il Governo sposasse questa linea, naturalmente nominando dei reggenti per il periodo transitorio della ricerca, ciò non basterebbe. Occorrono altri due elementi. Il primo consiste nel dare i poteri ai 28 magnifici dirigenti, come sopra scelti, di organizzare il loro dipartimento nel migliore dei modi, per raggiungere nei tempi previsti gli obiettivi. Il secondo elemento riguarda la necessità di dotarli di poteri procedurali analoghi a quelli della Protezione civile, tal che essi possano muoversi speditamente, saltando a piè pari lacci e lacciuoli che hanno inchiodato la Regione.

Un’organizzazione così fatta ha la necessità di funzionare per obiettivi, stabiliti dagli assessori in base alle direttive del Presidente della Regione. Ma chi controlla che gli obiettivi vengano raggiunti nei tempi previsti? Chi controlla che tutte le risorse finanziarie, europee, statali e regionali vengano spese anno per anno? Ovviamente un’Autorità esterna, composta da professionisti integerrimi e competenti, nazionali ed esteri, sempre selezionati da un trio di società di ricerca di teste d’uovo. Tale Autorità avrebbe il compito di controllare in tempo reale, mediante appositi sistemi informatici che esistono, tutte le tappe di ogni procedimento. Un’Autorità che avesse i poteri di sanzione nei confronti di quei dirigenti che sgarrassero anche solo del 5 per cento rispetto al cronoprogramma. Fino a determinarne la proposta di revoca del contratto.
Ricordiamo, infatti, che i dirigenti generali non sono dipendenti, bensì professionisti che vengono contrattualizzati e a cui si assegnano obiettivi. Da cui dipende la validità del contratto. Gli emolumenti possono essere superiori al tetto di 250 mila euro l’anno, come in qualche caso è oggi determinato. Ma l’ammontare degli stessi dev’essere proporzionato al fatturato che il dipartimento produce nell’anno.
Semplice a dirsi, difficile a farsi, non per ragioni effettive, ma perché quanto precede si può attuare in conseguenza di un cambio della mentalità del Governo regionale.

Articolo pubblicato il 11 dicembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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