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La Sicilia sprofonda sulle strade mobili
di Rosario Battiato

Tra il 2002 e il 2016 il dipartimento della Protezione civile ha mappato 9.223 fenomeni di tre tipi: scorrimenti, scivolamenti e frane. La provincia più a rischio è quella di Enna: la frequenza media dei dissesti risulta pari a 0,70 n/km

Tags: Sicilia, Dissesto Idrogeologico, Protezione Civile



PALERMO – Oltre 9 mila eventi franosi in 15 anni (più di 600 all’anno) su un tessuto stradale incompleto e in parte inadeguato ai mezzi di trasporto. Il numero complessivo dei fenomeni franosi è stato censito dal dipartimento della Protezione civile nel “Piano regionale di Protezione civile: la vulnerabilità delle infrastrutture stradali ai fenomeni di dissesto idrogeologico”, un documento che presenta “un primo quadro della vulnerabilità della viabilità regionale – riportiamo dallo studio – nei confronti dei fenomeni di dissesto idrogeologico con esclusivo riferimento ai fenomeni franosi lungo le infrastrutture viarie”. Un monito per ribadire l’urgenza della cantierabilità dei progetti da finanziare con i fondi del Patto per la Sicilia.

Il dissesto idrogeologico è un fenomeno complesso che riguarda tutti quei fenomeni naturali legati a una modificazione (permanente o temporanea) del territorio. A ricordarne il peso bastano le frane e le alluvioni degli ultimi anni, ma ci sono anche altri elementi meno evidenti, come l’erosione del suolo o l’impoverimento delle falde acquifere, che servono a fornire una panoramica più ampia. Andando più in dettaglio scopriamo che “la terminologia introdotta dalla normativa vigente (direttiva P.C.M. del 27/02/2004 e ss.mm.ii.) – si legge nella premessa del rapporto – fa riferimento al rischio idrogeologico per i fenomeni connessi al dissesto geomorfologico (frane) e al rischio idraulico per quelli connessi al dissesto idraulico (alluvioni)”.

Tra il 2002 e il 2016, sulla base di un monitoraggio effettuato tramite osservazioni di Google earth e Street view, il dipartimento regionale della Protezione civile ha mappato 9.223 fenomeni franosi sulle infrastrutture viarie per tre tipologie di frana: scorrimenti, scivolamenti e crolli. Il dettaglio dell’impatto di questi fenomeni è stato sintetizzato dal dipartimento in due grandi blocchi: strade statali e strade provinciali. Nel primo caso sono stati censiti 113 tratti di strade statali ricadenti nei singoli territorio provinciali e tra questi ben 79 hanno avuto dissesti censiti (70% del totale). Si tratta 3.252 km coinvolti su 3.786, pari all’86% del totale. Appena più al riparo dal rischio, risultano le strade provinciali. Su 1.540 tratti censiti ce ne sono stati 707 coinvolti da fenomeni franosi (46% del totale), pari a 6.714 km su 11.377 (59%).

La provincia più a rischio è stata Enna: risulta pari a 0,70 n/km la frequenza media dei dissesti osservati lungo le strade statali dell’ennese soltanto per la tipologia relativa agli scorrimenti. Per i crolli e gli scivolamenti, invece, la più pericolosa è Messina, rispettivamente con 0,35 n/km e 0,08 n/km. Un risultato simile si verifica per le strade provinciali con la provincia di Enna in cima alla graduatoria degli scorrimenti (0,62 n/km), Messina per crolli (0,43 n/km) e scivolamenti (0,19 n/km). Per le strade comunali, che comunque presentano degli indici di frequenza molto più bassi rispetto alle prime due tipologie di infrastrutture viarie, il predomino assoluto è di Messina che è prima per scorrimenti (poco più di 0,05 n/km), crolli (tra 0,03 e 0,04 n/km) e scivolamenti (tra 0,02 e 0,03).

Articolo pubblicato il 22 febbraio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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