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Quotidiano di Sicilia

Il Mise investe in innovazione e ricerca
di Valeria Arena

Pubblicato sul sito del ministero il nuovo Piano Industria 4.0, misure organiche per favorire investimenti e capacità competitiva. Gli strumenti sono a disposizione di tutte quelle aziende particolarmente attive nei settori innovativi e tecnologici

Tags: Carlo Calenda, Mise, Piano Industria 4.0



ROMA – La scorsa settimana il ministero dello Sviluppo economico ha reso pubbliche le iniziative del Piano Industria 4.0, un insieme di misure organiche per favorire gli investimenti in innovazione e capacità competitiva delle imprese e per potenziare quelle misure già in atto da tempo che si sono rivelate efficaci.
 
La prima misura, che si rivolge a tutti quei soggetti titolari di reddito di impresa (comprese le aziende individuali assoggettate all’Iri con sede fiscale in Italia e le organizzazioni di imprese residenti all’estero) propone essenzialmente due vantaggi: l’imperammortamento, ovvero la supervalutazione del 250% degli investimenti in beni materiali nuovi, dispositivi e tecnologie abilitanti la trasformazione in chiave 4.0 acquistati o in leasing, e il superammortamento, cioè la supervalutazione del 140% degli investimenti in beni strumentali nuovi acquistati o in leasing, a cui si aggiunge la possibilità di fruire, per chi beneficia già dell’imperammortamento, dell’agevolazione anche per gli investimenti in beni strumentali immateriali (software e sistemi It).

La seconda misura riguarda invece la Nuova Sabatini, il credito all’innovazione a sostegno delle micro, piccole e medie imprese che chiedono finanziamenti bancari per investimenti in nuovi beni strumentali, macchinari, impianti, attrezzature di fabbrica a uso produttivo e tecnologie digitali (hadware e software). Si tratta di un contributo a parziale copertura degli interessi pagati all’azienda su finanziamenti bancari di importo compreso tra i 20.000 e 2.000.000 euro e concessi da istituti bancari convenzionati con il Mise.
 
Segue poi il credito di imposta R&S, il quale ha lo scopo di stimolare la spesa privata nel triennio 2017-2020 in ricerca e sviluppo al fine di innovare processi e prodotti e garantire competitività alle imprese. In particolare, il contributo del 50% è riconosciuto fino a un massimo annuale di 20 milioni di euro l’anno e computato su una base fissa dalla media delle spese in ricerca e innovazione negli anni 2012-2014.

Il quarto strumento è quello del Patent box, una misura che intende rendere il mercato italiano più attrattivo, prevedendo una tassazione agevolata sui redditi derivanti dall’utilizzo della proprietà intellettuale, e incentivare la collocazione in Italia dei beni immateriali detenuti all’estero. Possono beneficiare dell’agevolazione i soggetti titolari di reddito di impresa in grado di dimostrare che i loro redditi dipendono dall’utilizzo di beni immateriali.
 
A sostenere la nascita e lo sviluppo dell’imprenditoria innovativa, assecondando la diffusione di una nuova cultura imprenditoriale votata alla collaborazione, all’innovazione e all’internazionalizzazione, ci pensano invece le misure dedicate alle startup e alle piccole e medie imprese innovative; lo strumento promuove modalità di costituzione digitale e gratuita, l’esonero della disciplina sulle società di comodo o in perdita sistematica, la possibilità, anche per le Srl, di emettere piani di incentivazione in equity, incentivi agli investimenti in capitale a rischio, l’accesso gratuito, semplificato e prioritario al Fondo di garanzia per le Pmi, l’Italia startup Visa per attrarre imprenditori innovativi, la possibilità di cedere le perdite a società quotate sponsor, l’esonero dalla disciplina fallimentare ordinaria in caso di insuccesso e la possibilità di convertirsi agilmente in Pmi innovative in caso di successo. Tra i beneficiari, startup innovative con valore di produzione annua inferiore ai 5 milioni di euro e con almeno uno dei seguenti requisiti: il 15% dei costi annui riguarda attività di R&S, 2/3 di laureati o 1/3 di dottori, dottorandi o ricercatori e titolarità di brevetto o software. E Pmi innovative che presentano il 3% dei costi annui in attività di R&S o 1/3 di laureati oppure 1/5 di dottori, dottorandi e ricercatori o ancora titolarità di brevetto o software.

Il piano comprende anche il Fondo di Garanzia a sostegno di imprese e professionisti che hanno difficoltà ad accedere al credito bancario perché privi di garanzie sufficienti e l’Ace (Aiuto alla crescita economica), uno strumento di rafforzamento delle imprese italiane attraverso il finanziamento con capitale proprio, al fine di ottenere strutture finanziarie più equilibrate fra fonti e impieghi e fra capitale di rischio e debito, e quindi più competitive. Il vantaggio riguarda dunque la deduzione dal reddito di impresa di un importo corrispondente al rendimento nozionale del nuovo capitale proprio (2,3% nel 2017 e 2,7% nel 2018) computato sugli incrementi di capitale rispetto a quello esistente alla chiusura dell’esercizio in corso in data 31 dicembre 2010. 
 
L’obiettivo del Mise è inoltre quello di ridurre la pressione fiscale per le imprese che investono nel futuro lasciando gli utili in azienda: taglio Ires dal 27,5% al 24% (avvicinandosi alla media Ue), e possibilità di optare per un’aliquota unica del 24% (Iri) a fronte dell’attuale regime Irpef che prevede aliquote fino al 43%. 
 
Infine, l’ultima misura riguarda il salario di produttività, destinato ad addetti del settore privato che nell’anno precedente hanno avuto un reddito di lavoro dipendente non superiore a 80.000 euro e ad aziende con incrementi di produttività, redditività, efficienza, qualità e innovazione. Lo strumento ha lo scopo di favorire le forme di partecipazione organizzative dei lavoratori, incrementare la produttività spostando la contrattazione a livello aziendale e introducendo scambi positivi tra aumenti di efficienza e incrementi salariali e promuovere l’integrazione sussidiaria del welfare aziendale alle forme di welfare pubblico.
 

 
Il ministro Calenda: “Si tratta di una grande occasione per rispondere pienamente alle esigenze emergenti”
 
Il documento che contiene le misure relative all’Industria 4.0 si apre con il commento del ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, il quale sottolinea come la politica industriale sia tornata al centro dell’agenda del governo nazionale e come le industrie manifatturiere italiane costituiscano il motore della crescita e dello sviluppo economico nazionale proprio perché in grado di produrre ricchezza e occupazione,  alimentare l’indotto e le attività dei servizi e contribuire alla stabilità finanziaria, economica e sociale. Ecco perché un ambiente favorevole alle imprese risponde all’ interesse pubblico. “Il Piano Industria 4.0 - sostiene il ministro - è una grande occasione per tutte le aziende che vogliono cogliere le opportunità legate alla quarta rivoluzione industriale: il Piano prevede un insieme di misure organiche e complementari in grado di favorire gli investimenti per l’innovazione e per la competitività. Sono state potenziate e indirizzate in una logica 4.0 tutte le misure che si sono rilevate efficaci e, per rispondere pienamente alle esigenze emergenti, ne sono state previste di nuove”. 
 
Per Calenda, però, saper cogliere questa sfida non riguarda solo il Governo, ma soprattutto gli imprenditori: “Abbiamo voluto cambiare paradigma: abbiamo disegnato delle misure che ogni azienda può attivare in modo automatico senza ricorrere a bandi o sportelli e, soprattutto, senza vincoli dimensionali, settoriali o territoriali. Quello che il Governo propone, impegnando risorse importanti nei prossimi anni, è un vero patto di fiducia con il mondo delle imprese che vogliono crescere e innovare”. Il nuovo piano, nel concentrarsi su tutti gli aspetti del ciclo di vita di aziende che vogliono acquisire competitività, offre un supporto negli investimenti, nella digitalizzazione dei processi produttivi, nella valorizzazione della produttività dei lavoratori, nella formazione di competenze adeguate e nello sviluppo di nuovi prodotti e processi e lascia decidere agli imprenditori il destino de proprio successo produttivo, competitivo e quindi imprenditoriale.
 


Sistemi produttivi. Impiego di tecnologie sempre più avanzate
 
“Il piano Calenda ‘industria 4.0’ prevede incentivi fiscali senza precedenti per le imprese che investono in ricerca e innovazione. I fondi ora ci sono, mancano i progetti” così si è espresso Stefano Firpo, direttore generale delle politiche industriali del Mise, intervenendo al workshop “La Fabbrica Intelligente nel Piano Nazionale Industria 4.0” organizzato dal Cluster Tecnologico Nazionale Fabbrica Intelligente al Politecnico di Milano, un’occasione importante per mettere a confronto fornitori e utilizzatori di tecnologie avviando così il processo di definizione di progetti che possono rientrare nell’ambito del Piano Nazionale Industria 4.0, che, vista la tempistica del piano, sono urgentissimi.
Il piano permetterà di rendere le macchine interconnesse, sia a livello orizzontale che a livello verticale, all’interno delle fabbriche così come verso le unità esterne di fornitori e/o clienti, attraverso l’impiego delle più avanzate tecnologie oggi già disponibili, quali per esempio robot collaborativi, sistemi di sensoristica, sistemi di gestione su piattaforme cloud che genereranno non soltanto l’aggiornamento tecnologico auspicato, ma anche un cambiamento nel modo di fare impresa e nei modelli di business. L’età media  dei macchinari ha ormai superato i 13 anni, 3 in più rispetto al 2005. è quindi necessario aggiornare i sistemi di produzione attraverso l’implementazione di soluzioni avanzate in grado di rafforzare la competitività del settore.

Articolo pubblicato il 23 febbraio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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