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Aborto, fa discutere il bando riservato ai medici non obiettori
di Redazione

La decisione del presidente della Regione Lazio ha suscitato l’ira di Beatrice Lorenzin e Fratelli d’Italia. L’assessore alla Salute, Gucciardi: “Se l’atto è legittimo, seguiremo la stessa strada”

Tags: Aborto, Beatrice Lorenzin, Baldo Gucciardi



ROMA - È stato accolto da mille polemiche, ed è destinato a far discutere ancora a lungo, il bando che ha portato all’assunzione a tempo indeterminato all’ospedale San Camillo di Roma, di due ginecologi non obiettori di coscienza. Fortemente voluto dal presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, per assicurare l’applicazione della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza, il bando ha suscitato reazioni controverse sin dal suo nascere.

Non favorevole la stessa Beatrice Lorenzin, che in audizione in Parlamento aveva chiarito: “non è possibile reclutare personale sanitario con contratti a tempo indeterminato, ponendo il requisito ‘non obiettore’: modalità discriminatoria di reclutamento del personale, atteso che la legge prevede di cambiare idea nel corso della carriera lavorativa”.

I medici che andranno in forze al San Camillo saranno impiegati nel reparto che si occupa di interruzioni della gravidanza nel settore del Day Hospital e Day Surgery per l’applicazione della legge 194 e non potranno diventare obiettori di coscienza neanche una volta assunti, pena l’inadempienza contrattuale e persino il licenziamento.

A levare gli scudi contro il bando sono stati in primo luogo i Medici cattolici che  hanno giudicato “assolutamente intollerabile l`arroganza di politici e coordinatori sanitari e il pressapochismo violento con il quale irrompono nel mondo della salute”. “Il management sanitario e le organizzazioni negative - hanno chiarito - non possono ottemperare le loro esigenze applicando clausole contrattuali di coercizione delle coscienze a tempo indeterminato, tra l`altro minacciando licenziamenti per inadempienze contrattuali e studiando bandi per selezioni blindate. Bandi studiati bene al fine di evitare che i medici una volta assunti possano diventare obiettori di coscienza”. “Porre tra i requisiti concorsuali la clausola ‘non obiettori’- aggiungono- è distintivo discriminatorio aggiuntivo assolutamente inaccettabile. Nella dilagante disoccupazione medica e nella disperazione che affligge il mondo dei giovani medici disoccupati, questa discriminazione appare come una spinta inaccettabile ad appannare le coscienze e ad accettare contratti per bisogno economico di sopravvivenza”.

Durissime anche le critiche di Fratelli d’Italia. “Assumere solo medici non obiettori – ha scritto Giorgia Meloni sul suo profilo Facebook - è illegale, anticostituzionale e viola in particolare la legge 194, che nasce per dissuadere e non per promuovere l’aborto. E prevedere inoltre il licenziamento per quei medici che una volta assunti non vorranno più praticare un’interruzione volontaria di gravidanza è una discriminazione inaccettabile”. “Fratelli d’Italia – ha aggiunto - si batterà in ogni sede contro questa mostruosità voluta dalla Regione Lazio e dal suo presidente Zingaretti: questo bando deve essere ritirato e annullato immediatamente. È terrificante che in Italia si faccia di tutto per garantire la libertà di abortire e allo stesso tempo si voglia vietare la libertà di rifiutare la pratica dell’aborto. È una dittatura della morte che combattiamo e non accetteremo mai”.

Chiara la replica del presidente Zingaretti che ha sottolineato di aver “affrontato il grande tema dell’attuazione vera della 194, nei modi tradizionali, ma visto la condizione che c’era, anche sperimentando forme molto innovative di tutela di una legge dello Stato che altrimenti verrebbe disattesa”. Zingaretti ha poi chiarito: “Proprio perché abbiamo messo e stiamo mettendo a posto la sanità, abbiamo aperto il capitolo degli investimenti sui consultori, una struttura socio-sanitaria che nei tempi del commissariamento era stata marginalizzata, quindi c’è una strategia di investimenti che tra pochi giorni presenteremo, con nuove assunzioni, investimenti per le ristrutturazioni, politiche di prevenzioni”, sottolineando come sia importante “garantire alle donne un diritto sancito dalla legge”.

Ampio sostegno è arrivato dai senatori Pd Monica Cirinnà, Sergio Lo Giudice e Beppe Lumia, componenti della commissione Giustizia, convinti che il governatore del Lazio Zingaretti e il direttore generale dell’ospedale San Camillo di Roma abbiano “percorso la strada più giusta per riconoscere diritti sanciti da una legge dello Stato: quelli delle donne alla tutela della salute e ad avere accesso all’interruzione volontaria di gravidanza”. “Abbiamo già pronto – hanno aggiunto - un disegno di legge per regolamentare la riserva concorsuale per i medici nonobiettori. Abbiamo intenzione di presentarlo al più presto e di chiederne la rapida calendarizzazione”. “La legge sull’obiezione di coscienza – hanno precitato gli esponenti dem - non è in discussione e viene ampiamente attuata, tanto è vero che in Italia 7 medici su 10 sono obiettori. Prevedere una riserva concorsuale non significa operare una discriminazione, ma dare piena attuazione alla legge 194. È da un anno che diciamo che serve una legge nazionale per disciplinare concorsi come quello bandito al San Camillo”.

E secondo i Radicali Italiani Riccardo Magi e Antonella Soldo, “Il concorso riservato a soli medici non obiettori indetto dall’ospedale San Camillo è una misura non solo necessaria, ma ormai indispensabile. Nel quadro complessivo, che vede 7 ginecologi su 10 fare obiezione di coscienza, l’applicazione della legge 194 è infatti a rischio in buona parte del paese.
“Ecco perché – hanno spiegato - i bandi come quello del San Camillo andrebbero estesi a tutte le affinché nei reparti di ginecologia vi sia almeno di 50 per cento di personale non obiettore”.

E in effetti qualcosa sembra muoversi anche in questo senso. L’assessore della Sicilia alla Salute, Baldo Gucciardi, ha dichiarato a La Repubblica: “Non sono convinto della tenuta giuridica dell’atto, che probabilmente sarà impugnato. Ma se si dimostrasse legittimo, seguiremmo di sicuro la stessa strada”. In Sicilia, la percentuale di obiettori negli ospedali è dell’87,6%. Numeri più alti solo in Molise, Basilicata e nella provincia autonoma di Bolzano.

Articolo pubblicato il 24 febbraio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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