Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia è su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

Uno specialista delle emergenze per un'alta qualità del soccorso
di Redazione

La figura del medico esperto in gestione di pazienti acuti al centro di un convegno Cimo

Tags: Cimo, Medico



Nel corso di un Convegno di Cimo, tenutosi lo scorso 18 febbraio a Firenze, si è fatto il punto della situazione sulla “figura” e la “carriera del medico specialista in emergenza-urgenza”.

Il sistema di gestione delle emergenze nasce in Italia con il DPR del 27/3/1992 ed a distanza di quasi 25 anni dalla sua istituzione rappresenta uno degli ambiti più critici del SSN. Per un sistema sanitario nazionale che cambia, con un nuovo modello ospedaliero (DM 70/2015) e delle cure primarie, anche il sistema di emergenza-urgenza deve sviluppare ed adeguare la propria capacità di risposta ai bisogni di salute.

Il riconoscimento a tutti i livelli del medico di emergenza-urgenza, tutor dei percorsi clinico assistenziale in un dipartimento di emergenza-urgenza integrato, territorio-ospedale e ospedale-ospedale, permetterà di migliorare la qualità percepita, efficacia ed efficienza, nel rispetto del principio della sostenibilità. Il sistema di emergenza-urgenza fino a pochi anni fa era ed è ancora oggi “figlio di nessuno”, cioè costituito da medici, convenzionati o dipendenti, di varia estrazione specialistica o addirittura privi di specializzazione, “adattati” dall’esperienza (e dalla necessità) alla gestione del paziente acuto e da modelli organizzativi e gestionali diversi nelle realtà territoriali e ospedaliere, nelle Regioni e nelle stesse Aziende, creando eterogenee risposte al soccorso sanitario.
Nel nuovo modello di Rete ospedaliera, previsto dal Dm 70/15, il sistema di emergenza-urgenza rappresenta una risposta al bisogno urgente 24h su 24, integrata, pur con la sua autonomia, anche con le reti delle patologie croniche. L’emergenza-urgenza non inizia e finisce in un ambulatorio così come in una corsia o in una stanza di degenza, ma si organizza e si articola in percorsi strutturati e codificati tra il territorio e l’ospedale e oggi anche tra ospedali.

È necessario un aggiornamento e una rivisitazione del servizio e del modello al fine di renderlo omogeneo su tutto il territorio nazionale.

Le modalità di risposta alle patologie “tempo-dipendenti” sono anche molto diverse tra Regione e Regione, e la motivazione di queste differenze risiede nella diversa applicazione del DPR 29 marzo 1992, legge ormai “anziana” ma ancora non operativa in maniera omogenea, e quindi da attualizzare per affrontare le nuove e le future sfide.

Ad oggi il sistema pone alcune problematiche: la disomogeneità nella gestione di casi con medesimo percorso clinico e terapeutico; le difficoltà nella gestione del paziente dopo le prime fasi di stabilizzazione; la frequente attivazione di consulenze specialistiche e di esami nel PS; le ridotte e mancate relazioni tra i servizi territorio-ospedale e ospedale-ospedale; la disomogeneità nella gestione del rischio e di governo clinico; i non uniformi percorsi di formazione, accreditamento, sviluppo continuo della qualità, ricerca.

I medici che lavorano nell’area dell’emergenza, sia sul territorio che in ospedale, oggi hanno tutti una diversa estrazione formativa, culturale di approccio all’emergenza. Ad oggi numerose sono in Italia le discipline e gli specialisti che a diversi livelli si interessano e garantiscono l’emergenza: basta ricordare la figura dell’anestesista-rianimatore, il cardiologo, chirurgo, ortopedico, pediatra, nefrologo, allergologo, psichiatra, ecc. Ma nessuno di questi garantisce l’emergenza-urgenza se non un medico che si dedica a tempo pieno alla presa in carico, alla gestione e trattamento dei rischi per patologie e traumi tempo-dipendenti.

L’avvento quindi della Scuola di specializzazione in medicina di emergenza-urgenza nel 2008 è stato un passo essenziale per formare un medico capace di fronteggiare le situazioni più delicate. Un professionista dell’emergenza in grado di svolgere la propria attività in tutte le articolazioni organizzative e a rivestire tutte le posizioni funzionali e direttive del sistema stesso.

Le varie Scuole universitarie in medicina di emergenza-urgenza ogni anno riescono a specializzare un numero ancora esiguo di medici rispetto alle necessità e non tutte le facoltà di medicina hanno attivato i corsi (con grandi differenze da una Regione all’altra). Ancora oggi il medico specialista in emergenza-urgenza non ha riconosciuta la sua qualifica specifica in sede concorsuale, venendogli quindi meno il punteggio relativo al riconoscimento del titolo accademico acquisito.

Inoltre il sistema è tuttora composto per la grande maggioranza da medici non specialisti in medicina di emergenza-urgenza, ma che di fatto (occorre riconoscerlo) lo sono diventati con l’esperienza lavorativa e con una formazione specifica. La possibilità di uno sviluppo di carriera è ad oggi precluso al personale medico convenzionato, che anche per questo motivo dovrebbe essere al più presto trasformato contrattualmente verso la dirigenza medica, in modo da omogeneizzare le figure e i contratti per la definitiva rifondazione del sistema di emergenza-urgenza del Ssn.

Sia l’Università che il lavoro quotidiano nelle Aziende sanitarie tendono, dunque, a formare e a realizzare la figura di un medico di emergenza sanitaria “unico con una spiccata propensione per il lavoro in Pronto Soccorso. Questa figura “a tutto tondo” del medico di emergenza-urgenza rappresenta il reale e fondamentale trampolino di lancio sia per una corretta formazione medica, che per sviluppi di carriera.

La qualità, l’efficienza e l’efficacia di un sistema di emergenza-urgenza, così come previsto dal DPR 27 marzo 1992, va di pari passo all’organizzazione, lo sviluppo e l’applicazione del modello organizzativo dipartimentale.

Un dipartimento di emergenza-urgenza “chiuso”, cioè organizzato e gestito a compartimenti stagni che non lavorano e non comunicano e non condividono formazione, addestramento, regolamenti, procedure e indicatori (118 – Pronto soccorso – Obi – medicina d’urgenza), non è in grado di far sviluppare al medico la conoscenza e la consapevolezza completa della gestione del paziente acuto, mentre solo un Dipartimento “aperto” che dia a ciascun medico la possibilità di lavorare nei vari settings è in grado di determinare la crescita, professionale ed anche di carriera, di questo professionista dell’emergenza-urgenza.
 

 
Un medico “unico”. Tre livelli strategici per organizzare l’attività di urgenza
 
Le società scientifiche presenti e che si interessano di emergenza-urgenza in Italia sono e devono essere attori nella promozione e nella crescita, nel Ssn e in quelli regionali, della figura del “medico di emergenza unico”.
L’attività dello specialista e la progressione di carriera potrebbe essere organizzata su tre livelli strategico, intermedio e operativo:

1) Strategico direzionale, dove stanno i direttori Dipartimento, direttori di aree funzionali e aree omogenee: sarebbe dunque la regia del Dipartimento, dove si dovrebbero prendere le decisioni di tutto il sistema, dal personale alle linee strategiche;

2) Gestionale Intermedio, dove risiedono i responsabili di Unità operative complesse e semplici e i responsabili di sezione: questa rappresenta la parte di controllo e di responsabilità del sistema, dove i direttori devono mettere in pratica - in collaborazione con i professionisti - regole, percorsi e obiettivi condivisi a livello strategico.

3) Operativo, dove si collocano i professionali, i medici in formazione, i tutor, i professionisti di branca e/o di settings. È l’area dove la professionalità dei medici di emergenza entra in gioco, facendo la differenza nel 118 e nei Pronto soccorso.

Articolo pubblicato il 25 febbraio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus