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Sismabonus, affare miliardario per la Sicilia
di Rosario Battiato

In Sicilia 370 mila edifici in cattivo stato (Istat). Catania nella top ten nazionale per il plusvalore generato dalla ristrutturazioni. Secondo le stime per mettere in sicurezza il patrimonio isolano servirebbero quasi 9 miliardi di euro

Tags: Sismabonus, Terremoto, Sicilia, Incentivi



PALERMO – L’attivazione del Sismabonus, in seguito alla firma del decreto ministeriale e all’approvazione delle Linee guida per la classificazione del rischio sismico delle costruzione, pare presentarsi come la spinta propulsiva di una grande stagione per l’edilizia nazionale e regionale. I sostanziosi incentivi fiscali – dal 50 fino all’85% del costo in base alla tipologia di intervento e al miglioramento della classe di rischio – potrebbero ingolosire proprio quei siciliani che in passato si sono dimostrati un po’ più tiepidi di altre regioni in relazione ai bonus per la ristrutturazione antisismica.

I numeri siciliani sono preoccupanti per lo stato di salute di molti edifici e incoraggianti per l’enorme investimento che ne potrebbe derivare. L’ultimo censimento dell’Istat ha calcolato complessivamente 1,4 milioni di edifici residenziali in Sicilia. Tra questi ce ne sono più di 370 mila, quindi il 25% del totale, che sono stati catalogati come “mediocri” (331 mila) e pessimi (43 mila). C’è da tenere d’occhio anche la carta d’identità. Sempre secondo il censimento dell’Istituto di statistica, ci sono 171 mila edifici residenziali costruiti tra il 1919 e il 1945, altri 223 mila tra il 1946 e il 1960, e 259 mila tra il 1961 e il 1970.

Siamo di fronte a 700 mila edifici che sono stati costruiti quando la legislazione antisismica era agli albori, o, addirittura, ancora prima. Per chiudere il cerchio di questa breve rassegna del patrimonio edilizio isolano, bisogna riferirsi ai dati Ance-Cresme che hanno certificato la presenza di 1,7 milioni di abitazioni nelle aree a rischio sismico.

Non ci sono dati esatti sul peso che la messa in sicurezza di questo patrimonio potrebbe offrire all’economia siciliana, tuttavia esistono delle stime. Qualche anno fa, il centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri, utilizzando dati Istat, Cni, Cresme e Protezione civile, aveva presentato un conto complessivo da circa 93 miliardi di euro per mettere in sicurezza il patrimonio edilizio privato nazionale nelle aree più a rischio. Tarando questa stima sulla Sicilia, si arriverebbe a circa 8,7 miliardi di euro. Una bella spinta per l’edilizia isolana.

Gli sgravi potrebbero non bastare. È l’allarme lanciato da Filippo Delle Piane, vice presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili. “Gli sgravi fiscali non sono sufficienti per la messa in sicurezza del patrimonio edilizio italiano perché ci sono diverse persone che non riescono ad avere la forza di utilizzarli. Bisogna pensare a qualcosa di più. Ad esempio noi abbiamo un’urbanistica nata per un Paese in espansione e che ora va modificata per un Paese in ristrutturazione”.

La grande occasione è anche a livello nazionale
. Ieri è stato presentato il Primo rapporto sul recupero edilizio in Italia, realizzato da Scenari Immobiliari in collaborazione con Paspartu Italy. Secondo i dati dello studio, in Italia il 5% dello stock residenziale totale (2.450 m2) sarebbe da ristrutturare totalmente perché inagibile, un’azione che coinvolgerebbe 123 milioni di metri quadri per un investimento potenziale di circa 50 miliardi di euro.

Ristrutturare conviene. Lo confermano i dati relativi al plusvalore che si ottiene dopo l’effettuazione dei lavori. La media dei 104 capoluoghi di provincia italiani, considerati nella loro fascia semicentrale, registra un plusvalore del 10,7% e un guadagno netto di 14 mila euro, considerando un costo di ristrutturazione medio di 31 mila euro e uno sconto del 31%. Nella top ten anche Catania con il 15,1%.

Articolo pubblicato il 02 marzo 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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