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Catania - Rifiuti, “Liquidare subito l’Ato 3” altrimenti falliranno i 18 Comuni
di Alessandro Petralia

Le amministrazioni locali chiedono di prendere in mano la gestione del servizio in provincia. Ammontano a 150 milioni di euro i debiti della società. I sindaci: “Chiudiamola”

Tags: Catania, Ato Ct3, Rifiuti



CATANIA - Quella dei rifiuti è un’emergenza testimoniata dall’immondizia non smaltita che infesta ormai quotidianamente la provincia di Catania. Ma è soprattutto un problema strutturale, che rischia di mettere in ginocchio le amministrazioni comunali, trascinate verso il dissesto economico: ne hanno discusso i sindaci dei 18 Comuni appartenenti all’Ato Ct3, riuniti mercoledì presso la sala consiliare del Comune di Biancavilla alla presenza del nuovo amministratore unico della Simeto Ambiente, Angelo Leggeri.

La proposta lanciata dal sindaco di Paternò, Pippo Failla, ed appoggiata da Giuseppe Glorioso ed Angelo Giuffrida, sindaci rispettivamente dei comuni di Biancavilla e di Motta S. Anastasia, è netta: mettere in liquidazione la Simeto Ambiente Spa, la società istituita per la gestione integrata dei rifiuti dei 18 comuni in territorio etneo.
Operativa a partire dal 1 gennaio 2004, la società ha infatti accumulato una montagna di debiti senza riuscire a garantire il servizio di raccolta dei rifiuti: passaggio da Tarsu a Tia, triplicazione delle imposte, inefficace riscossione delle stesse da parte della Serit Spa ed infine mancato pagamento degli operatori ecologici del consorzio Simco i principali ingredienti di tale fallimento.

“L’idea – ha spiegato il sindaco di Paternò Pippo Failla - è liquidare la società d’ambito per evitare che i comuni muoiano a causa di una legge regionale folle”. Si tratta della L. R. 19/05 che ha istituito presso l’assessorato regionale della Famiglia un “fondo di rotazione” per la gestione delle emergenze rifiuti, che abusato a causa della gestione fallimentare della Simeto Ambiente, sta trascinando verso il baratro le casse dei Comuni: problema che verrebbe eliminato con il ritorno della gestione dei rifiuti ai questi ultimi, che approverebbero e riscuoterebbero le tariffe da se, oppure aggregandosi in un consorzio pubblico tra gli stessi comuni (58 per la Provincia di Catania) e la Provincia. A quel punto, è la replica degli altri sindaci, spetterebbe ai comuni ripianare il debito della società: 150 milioni di euro da spartire tra i Comuni in proporzione alla loro popolazione.
“Se riuscissimo ad adottare una posizione comune – ha replicato il sindaco Failla – potremmo procedere con la liquidazione coatta amministrativa in forza della quale i contratti si rescinderebbero di diritto senza oneri per i Comuni”.
 


L’ipotesi. Un consorzio tra i Comuni e la Provincia
 
Può la gestione dei rifiuti ritornare ai singoli Comuni? Il quesito è serio e già nell’incontro a Biancavilla si è fatta strada la proposta di costituire un consorzio pubblico tra Comuni e Provincia per la gestione integrata dei rifiuti. Idea non proprio nuova: già due anni e mezzo addietro infatti, nell’indifferenza generale, si era andati vicino ad imboccare questa strada. La L. R. 2/07 prevedeva infatti l’individuazione dei nuovi ambiti territoriali ottimali per la gestione dei rifiuti; alla legge faceva seguito il Dprs  127/08 che stabiliva che i Comuni appartenenti a ciascuna Provincia avrebbero dovuto costituirsi in Consorzio, che avrebbe esercitato le funzioni di unica Autorità d’Ambito. Un percorso più che concreto e ben avviato, ma troppo presto stoppato dall’Agenzia Regionale per i Rifiuti e le Acque (Arra.), che il 29/10/2008 ha misteriosamente comunicato la sospensione degli adempimenti previsti dal Dprs 127/08 affossando un’idea che oggi, forse troppo tardi, viene ripresa in considerazione.

Articolo pubblicato il 11 dicembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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La scena  sempre la stessa: rifiuti ovunque disseminati nei comuni (ap)
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