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Catania - Il Museo egizio? "A Torino non toglie nulla"
di Redazione

Il direttore Greco ha precisato che ancora manca la firma all’accordo

Tags: Museo, Torino, Catania



CATANIA - L’idea di spostare alcuni reperti del Museo egizio in un’esposizione temporanea a Catania nasce dalla volontà di “radicare ancora di più il museo nel territorio nazionale” con un’operazione che “deve portare valore aggiunto a Torino e accrescere il nostro prestigio”.
 
Lo ha ribadito il direttore del Museo egizio di Torino, Christian Greco, audito ieri in commissione Cultura del Comune di Torino, sull’ipotesi di trasferire alcuni reperti del museo alle falde dell’Etna, dopo le polemiche sollevate dal Comitato “Museo egizio patrimonio inalienabile” che si oppone al progetto e che nei giorni scorsi è stato diffidato per “condotta illecita” dallo stesso museo.
“Per ora - ha detto il direttore - non è stato firmato nessun accordo con Catania, dove andrebbero 300 reperti per cinque anni. Si tratta di un nucleo di reperti provenienti dalla città ellenistica di Teptunys, attualmente non esposti. L’archivio storico degli scavi è a Padova e si tratta di reperti che non sono mai stati studiati e per farlo servono soldi.

“A Torino non viene tolto nulla - ha continuato Greco - anzi l’accordo con Catania ci permetterebbe di studiare la collezione e di assumere cinque ricercatori che potranno studiare una collezione finora mai esposta”, ha precisato Greco. Un lavoro che comporta anni. Se si arriverà alla firma dell’accordo, a Catania verrà allestita prima la mostra “Missione Egitto 1903-1920” che apre a Torino l’11 marzo e che è fatta con reperti da 31 enti prestatori. “Starà nove mesi a Catania e sarà il modo per testare che risposta ci sarà in una città in cui sbarcano migliaia di croceristi americani” ha spiegato Greco, sostenendo che di tratta di un’opportunità per il capoluogo piemontese e per l’Egizio di accrescere la propria popolarità nel mondo.

“Se io volessi svuotare il museo sarei assolutamente masochista, perché da anni ci finanziamo con la biglietteria.Sono un archeologo e non posso accettare che si dica che io non ci tengo alla sicurezza di reperti. Io vivo per quelle collezioni”, ha messo in chiaro Greco, ricordando che l’anno scorso i reperti inviati a Pompei sono stati visti da 2,8 milioni di persone e che la mostra “Il Nilo a Pompei” andrà presto a Boston.

Lo scambio di opere tra musei è una pratica normale, ha spiegato Greco, ragione per cui “nessuno si è mobilitato quando l’anno scorso sono arrivati a Torino 450 oggetti da Benevento e Pompei e altri arriveranno dal British Museum per la prossima mostra”.
“Nessuno sta pensando di impoverire il museo e la sua collezione”, ha sottolineato la sovrintendente Maria Luisa Papotti. “L’amministrazione crede nel progetto Catania - ha concluso l’assessora alla Cultura del Comune di Torino -, che ha un grande valore, e nel metodo portato avanti in questi due anni dal Museo”.

Articolo pubblicato il 04 marzo 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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