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Quotidiano di Sicilia

Ue, infrazioni a chi non rispetta le regole
di Carlo Alberto Tregua

Necessario rigore dei conti

Tags: Ue, Unione Europea



La Repubblica di Malta, da quando è entrata nell’area dell’Euro (2008), ha avuto un progresso forte del suo Pil perché ha sempre utilizzato tutte le risorse europee ogni anno e reinvestito la ricchezza prodotta esercitando così una forte leva di crescita che consente a quel gruppo di Isole (La Valletta, Gozo e Comino) di crescere continuamente.
Il turismo, soprattutto quello congressuale, consente di far funzionare tutte le attività economiche. L’aeroporto di Malta ha superato i 4 milioni di passeggeri nel 2016, vi operano una decina di compagnie, oltre quella di bandiera.
Perché citiamo l’esempio di una piccola Repubblica con poco più di 400 mila persone, originariamente povera e sperduta in mezzo al Mediterraneo? Perché dimostra che anche senza risorse naturali e lontani dal mondo che conta, si può crescere utilizzando il know how, l’innovazione, l’inventiva e soprattutto un’enorme forza di volontà, unitamente alla rigorosa tenuta dei conti, con le uscite per la spesa pubblica corrente ridotte all’osso.

Da parte di molti membri dell’Ue vi è stata una sollevazione contro il cosiddetto rigore dei conti, cioè la tenuta dei conti in ordine. Molti Stati, soprattutto quelli meridionali, come Francia e Italia, spingono per fare aumentare il disavanzo annuale, che tradotto significa aumento dell’indebitamento, cioè aumento di quelle cambiali che sono i bond del debito sovrano. Con ciò caricando le future generazioni dell’enorme macigno di debito pubblico, come quello italiano che è aumentato dal 31 dicembre 2015 al 31 dicembre 2016 di 47,8 mld, portando il rapporto fra debito e Pil nominale a 135,5%, secondo solo a quello della Grecia.
Ma la nazione ellenica è di fatto commissariata tanto che il proprio governo, presieduto da Alexīs Tsipras, non può muovere foglia se la Troika (Ue, Bce e Fmi) presente ad Atene non l’approva.
Si può coniugare la crescita con la tenuta regolare dei conti? Sicuramente. Come? Tagliando la spesa pubblica corrente, nella quale si annidano corruzione, inefficienza e inefficacia, e girando il risparmio alla spesa pubblica per investimenti e alla diminuzione del debito sovrano. La soluzione è nota, ma molti governanti non la adottano perché dovrebbero tagliare i privilegi e quindi il consenso elettorale.
 
La Commissione europea presieduta da Jean-Claude Juncker ha dimostrato in questo scorcio di inizio della sua attività una certa debolezza - conseguente anche alle tornate elettorali di Francia, Olanda, Germania e forse dell’Italia - su due attività importanti: quella relativa agli immigrati e la seconda relativa alla tenuta dei conti.
La prima è regolata dal trattato di Dublino che è però disatteso. Ma sembra pronta l’apertura della procedura di infrazione nei confronti di cinque Stati dell’Europa orientale (Polonia, Cekia, Slovacchia, Romania, Ungheria) perché si rifiutano di accogliere la loro quota di migranti che sbarcano in Italia e in Grecia.
Non è spiegabile come negli altri due grandi Paesi mediterranei (Francia e Spagna) non ci siano sbarchi se non in misura insignificante. Regolare il flusso dei disperati sta a monte dell’ospitalità. Non sembra che il recente accordo tra Italia e governo ufficiale della Libia stia producendo risultati, perché arrivano ancora migliaia e migliaia di poveretti. 

La seconda questione, quella relativa ai conti, è tenuta quasi in naftalina, perché la Commissione ha preoccupazione di riflessi al proprio interno. Cosicché lo sforamento dello 0,2 per cento proposto dall’Italia viene contrastato in modo blando, ma anche i deficit ben maggiori di Spagna e Francia, tenuti sotto osservazione, non sono sanzionati con la procedura d’infrazione.
La Commissione Ue dovrebbe entrare nell’ordine di idee di separare in modo evidente la spesa pubblica per investimenti da quella corrente. Su quest’ultima, in rapporto al Pil non dovrebbe avere alcuna elasticità; sulla prima, importante leva di sviluppo e occupazione, invece, potrebbe consentire una espansione, anche aumentando l’indebitamento. In poche parole l’attuazione della teoria economica keynesiana.
Non sembra alle viste l’apertura di una procedura d’infrazione nei confronti di Italia, Francia e Spagna. Tuttavia il nostro Paese deve stare attento anche perché non può ignorare l’art. 84 della Costituzione che impone il pareggio di bilancio: un’utopia?

Articolo pubblicato il 07 marzo 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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