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Quotidiano di Sicilia

I cinesi “brindano” con vino siciliano
di Roberto Di Trapani

Visita istituzionale di una delegazione d’oltre Oriente, interessata al commercio della bevanda prodotta nell’Isola. Cimino: “Un mercato strategico che risponde agli obiettivi prefissati dalla Regione”

Tags: Michele Cimino



PALERMO - Il vino Siciliano si appresta a superare i confini europei e a fare il suo arrivo in Cina. Infatti, in questi giorni i cinesi sbarcheranno in Sicilia per fare incetta di vino. Dal nove all’undici dicembre, una delegazione di buyer cinesi visiterà nove tra le maggiori cantine sociali dell’Isola, alla ricerca di vino sfuso da acquistare e commercializzare nei territori orientali.

Q uesto è quanto previsto dall’Accordo di programma sottoscritto dall’assessorato regionaleAgricoltura con l’Ice, Istituto per il Commercio Estero. Una manovra per promuovere e far aumentare le vendite del comparto enologico dell’Isola. Il progetto si basa sugli ultimi dati raccolti dal Dipartimento Interventi Strutturali, che hanno evidenziato la costante crescita, negli ultimi anni, del consumo di vino da parte del popolo cinese. Crescita modesta, rispetto ai consumi degli europei, ma che fa presagire un buono spiraglio per le vendite di vino di qualità a prezzi competitivi. I manager cinesi, sempre più interessati al commercio del vino sfuso, selezioneranno e, ci si augura, presenteranno e stipuleranno degli accordi commerciali con le cantine per intraprendere dei nuovi rapporti economici con le aziende del settore enologico siciliano.

Un mercato strategico, quello cinese, – secondo l’assessore regionale all’Agricoltura, Michele Cimino – che risponde alle necessità del territorio e agli obiettivi prefissati dalla Regione: diminuire la produzione eccedente delle nostre 78 cantine e orientarla verso destinazioni certe di mercato. Quello cinese è un mercato in grande espansione e, questa visita, è una grande opportunità. Le nove cantine sociali coinvolte nel progetto sono: l’“Ericina” di Custonaci, Trapani; l’“Alto Belice” di San Cipirrello, Palermo; la “Corbera” di Santa Margherita del Belice, Agrigento; la“Cellaro” di Sambuca di Sicilia, Agrigento; la “Settesoli” di Menfi, Agrigento; la “Castelvetrano” di Castelvetrano, Trapani; la “Europa” di Petrosino, Trapani; la “Colomba Bianca” di Mazara del Vallo, Trapani e la “Birgi” di Marsala, Trapani. Un’occasione davvero esclusiva per queste aziende, che vedranno aggirarsi tra le loro botti, una rappresentanza più che selezionata di manager e operatori di alcune tra le maggiori società e aziende cinesi.

Tra i nomi: la Shangri- La Wine Co, azienda produttrice di 5 mila tonnellate di vino l’anno; la Huaxia wine industry, maggiore importatore cinese di vino sfuso; la Shanghai SunwayWine Co, Ltd, importante fornitore di vino sfuso in Cina; la Yantai Mingyang Winery, che di recente si è interessata al vino Italiano, mentre fino a qualche tempo fa importava esclusivamente da: Sud Africa, Francia e Cile; e la Qinhuangdao Liuhe Vineyard, socio della ChinaWine Association, azienda che produce 20mila tonnellate di vino l’anno. I numeri ed i nomi sembrano essere quelli giusti, adesso non resta che sperare che l’ondata di crisi che ha investito il settore vinicolo venga superata e che da questo accordo di programma possano nascere delle interessanti opportunità commerciali con la Cina che apriranno, ulteriormente, il mercato anche alle aziende più modeste dell’Isola.

Articolo pubblicato il 11 dicembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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