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Quotidiano di Sicilia

Finanziaria impantanata. All'Ars ancora empasse
di Raffaella Pessina

Nello Musumeci, intanto, si dimette da presidente della commissione Antimafia. Vincenzo Vinciullo: “Costretti a rivedere i documenti finanziari”

Tags: Nello Musumeci, Antimafia, Vincenzo Vinciullo



PALERMO - Dibattito in Aula sulle polemiche attorno alla partecipata regionale Riscossione Sicilia, ma anche sulla onorabilità del Parlamento su cui il presidente Ardizzone ieri ha speso molte parole così come il rappresentante dell’opposizione Nello Musumeci. Il presidente della commissione Bilancio, Vincenzo Vinciullo, ha riferito sullo stato dell’arte dei lavori della Finanziaria, che si trova ancora in alto mare, a causa della mancanza di fondi un po’ in tutti i settori. Vinciullo ha lamentato anche le azioni del Governo come quella da lui riferita sul recente storno di circa 50 milioni di euro da un assessorato ad un altro, cambiando così Bilancio e Finanziaria “costringendoci a rivedere nuovamente tutti i documenti finanziari”. Al termine della relazione del presidente Vinciullo, Giovanni Ardizzone ha detto che chiederà, a causa di questa situazione, di prolungare ancora di un mese l’esercizio provvisorio, portandolo così alla fine di aprile. La seduta d’Aula è stata rinviata alla prossima settimana.

Intanto bufera in casa Forza Italia e nel centrodestra sulle primarie del 23 aprile in vista delle Regionali d’autunno in Sicilia. Si è dimesso il capogruppo di Forza Italia all’Ars, Marco Falcone, che ricopriva il ruolo di coordinatore del tavolo delle primarie del centrodestra in Sicilia. “Ho voluto dare un segnale al mio partito, sono troppi i dissensi intorno alle primarie per la scelta del candidato del centrodestra alla presidenza della Regione, dopo che questo passaggio si dava ormai per certo”. “Anche Renato Schifani e Stefania Prestigiacomo – prosegue Falcone - hanno ostacolato il percorso accusando di non avere un regolare mandato dal partito, resto invece convinto che sia una necessità la scelta di una candidatura partecipata per il centrodestra e non calata dall’ alto. Ho visto anche alcune parti della coalizione fare le regole con noi e dall’altro lato poi fare spallucce. Oggi siamo impantanati - ha concluso - il mio gesto vuole invitare il mio partito a fare chiarezza”.

“Le provocatorie dimissioni di Falcone - dice il senatore Vincenzo Gibiino di Forza Italia - impongono che sia fatta quanto prima chiarezza all’interno del partito. Alla luce di un regolamento approvato all’unanimità il mese scorso dalle forze politiche che compongono la coalizione, il nostro partito dica, sin da oggi, se per caso abbia cambiato idea in merito all’appuntamento del 23 aprile. Pur ritenendo, come il presidente Berlusconi, che le primarie debbano essere adeguatamente normate, penso che l’entusiasmo e l’attenzione che ho personalmente riscontrato sul territorio nella raccolta delle firme, che in queste ore sono giunte quasi a nove mila, in vista di una mia possibile candidatura, debbano essere rispettati”.

Di schizofrenia di Forza Italia parla Alessandro Pagano, della Lega-Noi con Salvini, coordinatore della Sicilia occidentale. “Da parte nostra andremo avanti con ancora più forza per l’ottima riuscita delle primarie, per l’unità della coalizione intorno a un programma condiviso e a un candidato credibile e rappresentante di tutte le forze del centrodestra, unica strada per vincere alle regionali”.

Audizioni questa settimana in commissione Bilancio dei segretari regionali Agliozzo e Crocè (Fp Cgil), Montera (Cisl Fp) e Crimi (Uil Fpl), che hanno lanciato l’allarme sulle ex province. “Dopo l’audizione in Commissione bilancio è chiaro che, di questo passo, presto le ex Province cadranno nel baratro - hanno detto i rappresentanti - Le risorse finanziarie ad oggi ancora soltanto ipotizzate dal governo non bastano. Solo per garantire gli stipendi del personale servono 180 milioni di euro e 210 milioni complessivamente per la mera sopravvivenza degli enti, al netto della erogazione di servizi fondamentali come le infrastrutture e le scuole, solo per citarne alcuni. Ad oggi, sarebbero supposti e quindi non esigibili appena 70 milioni come compensazioni sull’Iva e altri 53 milioni dei quali, però, oltre 19 sono già destinati ai disabili e saranno imputati in un altro capitolo. Insomma, ad oggi le somme previste dal governo rappresenterebbero nemmeno la metà di quanto necessiti per mantenere in piedi gli enti ed evitare il fallimento. I fatti - proseguono i segretari regionali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl- sono questi. Il resto sono solo chiacchiere”.
 
Alcuni degli enti sono nuovamente in grave ritardo con il pagamento degli stipendi. Per essi è stato già proclamato lo stato d’agitazione. “Ovvio che sinché le risorse necessarie non verranno reperite - concludono i sindacalisti - non molleremo la presa”.

Articolo pubblicato il 16 marzo 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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