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Mare, in Sicilia giro d'affari da 21 miliardi
di Rosario Battiato

Rapporto Srm (Intesa Sanpaolo): nel 2016 transitate dall’Isola 65 mln di tonnellate di merci. In crescita i passeggeri (9,3 mln). L’87% dell’import-export viaggia sulle navi: la destinazione principale è il Medio Oriente

Tags: Mare, Sicilia, Export, Import



PALERMO – L’economia del mare è la strada dello sviluppo isolano. I settori connessi a questo comparto, tra i quali spiccano movimentazione delle merci e turismo, producono in Sicilia un valore aggiunto da 20,7 miliardi di euro, cioè il 4,6% del totale realizzato sul territorio. I numeri arrivano dal convegno “L’economia del mare, opportunità concreta di sviluppo” promosso e organizzato da Intesa Sanpaolo con il supporto di Srm (Studi e ricerche per il Mezzogiorno, centro studi collegato al gruppo Intesa Sanpaolo).


A prendersi una fetta importante è il sistema dei porti siciliani: Catania, Messina-Milazzo, Palermo-Termini Imerese, Augusta. Nel 2016 sono state superate 64,5 milioni di tonnellate di merci, dato record dell’ultimo quadriennio e il 13,4% del totale nazionale. Ancora determinante la componente legata ai prodotti petroliferi che supera il 67% del totale. Importante anche il dettaglio legato al ro-ro (traghetti per trasporto merci) che vede la Sicilia detenere un quinto del totale del traffico nazionale e il 40% del Mezzogiorno. Un dato che si traduce in circa 19 milioni di tonnellate con una tendenza in crescita del 3% nel 2016 rispetto all’anno precedente.

Il trasporto marittimo resta fondamentale per l’internazionalizzazione dell’economia della Sicilia, soprattutto se consideriamo che l’87% dell’import-export del territorio avviene con il mezzo navale (in Italia il 37%). Siamo di fronte a un flusso che vale circa 10 miliardi di euro. La destinazione principale servita dall’import-export siciliano è il Medio Oriente con il 34% del totale.

Non solo trasporto merci. In termini di passeggeri, i porti siciliani rappresentano oltre il 20% del totale Italia. Andando ai numeri in valore assolto, le stime di fine 2016 parlano di 9,3 milioni di persone, tra queste circa due milioni passano da Palermo (+8% sul 2015).
Una grossa mano arriva anche dal turismo. Nel 2016 un milione di turisti (metà movimentati dal porto di Palermo) è sbarcato negli scali isolani tramite le crociere. Secondo le stime espresse nel corso del convegno, gli scali siciliani permettono di generare oltre 2 miliardi di euro di valore aggiunto per l’economia nazionale, cifra che si riduce a 1,3 miliardi se prendiamo in considerazione solo l’economia regionale.

Particolarmente rilevante il dato in dettaglio relativo al porto di Palermo per il 2016 con 150 navi toccate, delle quali poco più di un terzo concentrate nei 4 mesi estivi. Segnali positivi che vanno nella direzione della destagionalizzazione del turismo, un obiettivo inseguito a lungo dalla politica turistica dell’Isola.

La distribuzione provinciale sottolinea che il cuore dell’economia del mare dell’Isola ha sede nel capoluogo. Palermo è la settima provincia d’Italia per numero di imprese legate ai settori marittimi (4.463 unità) ed la terza del Mezzogiorno dopo Napoli e Salerno. In questo ampio e variegato comparto lavorano oltre 27 mila persone, dato che vale il quinto posto nazionale per numero di occupati generati dalle imprese del comparto.

C’è attesa anche per i provvedimenti che arriveranno da Roma. Vincenzo Cannatella, presidente dell’Autorità portuale di Palermo, ha sottolineato che “un’opportunità di sviluppo verrà dalla nuova legge sulle autorità portali, che permetterà all’autorità di sistema di gestire i quattro porti della Sicilia occidentale di Termini Imerese, Palermo, Trapani e Porto Empedocle”.

Articolo pubblicato il 16 marzo 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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