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Sicilia, solo il 5% dei rifiuti in discarica
di Rosario Battiato

Ok dal Parlamento europeo a un testo di legge che alza il target del riciclo dal 44 al 70% entro il 2030. L’eurodeputato Giovanni La Via (Ap/Ppe): “Regione bocciata per incapacità”

Tags: Sicilia, Rifiuti, Piano Rifiuti, Ue



PALERMO – L’Ue innalza l’asticella della sostenibilità nella gestione dei rifiuti, ma per la Sicilia è un mondo sempre più lontano. Lo scorso martedì è stato adottato dal Parlamento europeo un progetto legislativo che innalza la quota di rifiuti da riciclare dall’odierno 44% al 70% entro il 2030. Approvate anche le norme relative al “pacchetto rifiuti” che limitano la quota di smaltimento in discarica (5%) e riducono i rifiuti alimentari al 50% entro il 2030. Il prossimo passaggio prevede che il Parlamento negozi il testo con il Consiglio Ue. 

Ancora passi decisi verso l’economia circolare. Una politica che ha già fornito i primi risultati dal momento che le statistiche comunitarie indicano l’enorme crescita che si è avuta nel riciclaggio o compostaggio dei rifiuti (dal 31% al 44% tra il 2004 e il 2014). Intanto si avvicina anche la scadenza dell’obiettivo già fissato per il 2020 relativo al 50% dell’avvio a riciclo.

Ma il Parlamento Ue vuole ancora di più. Entro il 2030, almeno il 70% in peso dei cosiddetti rifiuti urbani (familiari e di piccole imprese) dovrebbe essere riciclato o preparato per il riutilizzo. Per i materiali di imballaggio, come carta e cartone, plastica, vetro, metallo e legno, si propone l’80% come obiettivo per il 2030, valutando obiettivi intermedi per ogni materiale nel 2025.

Lo smaltimento in discarica, secondo il progetto di legge, diventerà davvero residuale. Per il 2030 limita la quota di rifiuti urbani collocati al 5% (la Commissione aveva proposto il 10%). Previste anche delle proroghe di cinque anni per permettere agli Stati membri in ritardo, quelli che nel 2013 hanno collocato in discarica più del 65% dei loro rifiuti urbani, di mettersi in regola. Anche per i rifiuti alimentari, che attualmente sono pari a circa 89 milioni di tonnellate all’anno (180 kg pro-capite), si prevedono obiettivi sostanziosi: riduzione del 30% entro il 2025 e del 50% entro il 2030 rispetto ai dati del 2014. Obiettivo simile proposto per i rifiuti marini. Adesso per le quattro risoluzioni approvate dal Parlamento Ue è tempo di attesa per i negoziati con il Consiglio dei ministri Ue che deve ancora adottare la propria posizione in merito. 

Nel 2014 diversi membri Ue avevano già ridotto a zero, o quasi, l’invio in discarica. Realtà come Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Paesi Bassi e Svezia hanno un sistema di gestione integrato che permette di differenziare e riciclare tutta (o quasi) la produzione urbana.

Agli antipodi di questi Paesi all’avanguardia, rintracciamo la performance della Sicilia. Gli ultimi dati, che arrivano direttamente dalla Regione, fanno riferimento a una crescita del 6% di rd tra giugno e novembre del 2016. Una tendenza che avrebbe permesso all’Isola di raggiungere quota 21,05%. Tuttavia gli ultimi dati ufficiali dell’Ispra (aggiornati al 2015) sono decisamente meno rosei: 12% di rd e riciclo isolano (dati Anci-Conai) che è fermo al 10%.

Di questo scarto Sicilia-Ue ha parlato l’eurodeputato Giovanni La Via  (Ap/Ppe) che ha fatto riferimento a un “modello Sicilia” bocciato seccamente “per l’incapacità di progettare e di implementare le necessarie infrastrutture di trattamento dei rifiuti”. E così mentre l’Ue promuove la graduale riduzione delle discariche, in Sicilia sarebbero “l’unica alternativa possibile”. Del resto nell’Isola l’83% dei rifiuti (dati Ispra aggiornati al 2015) finisce ancora in discarica (16% in Italia).

Non mancano nemmeno le complicazioni denunciate da anni dalle commissioni parlamentari di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e anche dall’Anac. Ieri l’ennesima operazione condotta dalla Dda di Catania ha portato alla luce un traffico illecito di rifiuti, estorsione e rapina con l’aggravante del metodo mafioso (tutti i dettagli a pagina 10).

Un sistema illecito che avrebbe goduto anche della connivenza di pubblici funzionari della Regione. “Interverremo duramente nei confronti di funzionari della Pubblica Amministrazione che dovessero risultare coinvolti – ha commentato l’assessore al ramo Vania Contrafatto –, mantenendo altissima la guardia e contrastando infiltrazioni e comportamenti lesivi del pubblico interesse”.

Articolo pubblicato il 16 marzo 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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