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Quotidiano di Sicilia

Pochi pensionamenti. Scuola, il solito "tappo"
di Michele Giuliano

Diecimila siciliani vogliono un posto ma solo 1.500 andranno in quiescenza. Al momento ci sono cinquemila emigrati fuori dall’Isola

Tags: Scuola, Docenti, Insegnanti, Miur



PALERMO - Dopo qualche mese di tregua, ricomincia il balletto delle assegnazioni delle cattedre nelle scuole pubbliche. E il nuovo anno scolastico sarà di nuovo, per gli insegnanti siciliani, momento di confusione e esodo. Anche quest’anno, infatti, non ci saranno, nella scuola siciliana, abbastanza posti di lavoro per tutti coloro che vogliono tornare a lavorare sul territorio isolano. È quanto sostiene OrizzonteScuola.it, l’importante organizzazione di categoria del comparto che conta quasi 400 mila iscritti sulla propria pagina Facebook.

Il documento si rifà ai primi dati provvisori forniti dal Miur, il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, sui pensionamenti dei docenti per l’anno scolastico 2017/18: saranno, per la Sicilia, soltanto 1.507 in tutto, suddivisi in 1.074 per la secondaria, 297 per la scuola primaria e 136 per la scuola dell’infanzia. Questi numeri vanno poi rivisti in base a quanto deciso nel contratto collettivo per la mobilità del personale docente, che destina il 60 per cento dei posti disponibili alle immissioni in ruolo e il 40 per cento alla mobilità (30 per cento di mobilità interprovinciale e 10 per cento di passaggi di ruolo e cattedra). Numeri non indifferenti ma che si riducono a briciole se si tiene conto del numero di domande di mobilità previste. Le previsioni sono allarmanti, e indicative di uno stato del settore di difficoltà e sovrannumero difficilmente risolvibile nel breve e anche medio periodo.

Diecimila soltanto i docenti siciliani assunti con la 107, 5 mila dei quali in altre regioni, che presenteranno sicuramente domanda per rientrare nei paesi di origine. Ancora, continua il documento di Orizzontescuola.it, a questi si aggiungeranno i docenti che potranno usufruire della deroga al vincolo triennale di permanenza nella provincia di immissione in ruolo si aggiungono i cosiddetti “docenti immobilizzati”, ossia gli insegnanti assunti prima del 2015 ma che non sono ancora riusciti a rientrare in regione.

Quindi, un semplice calcolo matematico permette di contabilizzare la suddivisione dei posti disponibili e per categorie: 904 per le assunzioni da concorso e da GaE, 452 per la mobilità e 151 per i passaggi di cattedra e di ruolo. Troppo pochi per coprire un fabbisogno 10 volte maggiore. Il problema di più grande entità si presenta per i docenti della scuola dell’infanzia e primaria. Per queste classi, a superare la prova scritta per il concorso a cattedra sono stati in circa 700, mentre i posti disponibili potrebbero essere appena 180 per il prossimo anno scolastico. Senza contare che le fila delle graduatorie ad esaurimento si ingrossano sempre più in conseguenza degli inserimenti dei docenti in possesso di diplomati magistrali con titolo conseguito entro l’anno scolastico 2001/02.
In realtà il problema sta nella suddivisione dei posti tra nuovi inserimenti e rientri in sede, introducendo sempre nuove persone e impedendo a lavoratori ormai presenti nel circuito da anni di trovare la propria serenità e tranquillità.
 
In realtà, conclude Orizzontescuola.it, questi dati sono ancora parziali, in attesa di due provvedimenti importanti, quali la trasformazione di un certo numero di cattedre da organico di fatto in organico di diritto, e la rimodulazione dei posti di potenziamento che, senza creare esubero negli altri ordini di scuola, assegni dei posti anche per l’infanzia, in modo da smaltire le relative GaE, penalizzate dal mancato potenziamento nel 2015 e dalle assunzioni da concorso 2012 nella tornata del 2016.

Articolo pubblicato il 22 marzo 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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