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Quotidiano di Sicilia

Mercatini e cinesi aiutano i poveri
di Carlo Alberto Tregua

Welfare occulto, ma efficace

Tags: Povertà, Cina



A Prato la maggioranza delle attività economiche è svolta dai cinesi. A Roma, gli immobili di piazza Vittorio sono stati comprati dai cinesi. In tutte le città medie e grandi vi sono negozi con bella mostra dei classici paralumi cinesi.
L’invasione silenziosa in tutte le parti del mondo, ed anche del nostro Paese, aumenta di giorno in giorno. Non è stimata la quantità di gente che vive e lavora al di fuori della Cina. Secondo calcoli approssimativi, pare che siano circa 300 milioni. Questo fatto non può essere occasionale, ma fa intravedere un preciso disegno di madrepatria, che ha due obiettivi: scaricare la popolazione interna; e conquistare mercati silenziosamente, seppure nelle fasce basse.
Infatti, com’è noto, i prodotti cinesi sono venduti a prezzi inferiori a quelli di mercato, anche se spesso non hanno la stessa qualità né la relativa certificazione. Si tratta di una gigantesca operazione economica parzialmente nascosta e comunque che cresce nell’ombra.

Gli effetti dell’aumento dei punti vendita cinesi regolari, ma anche di tanti altri irregolari, crea una sorta di vantaggio per la fascia della popolazione a reddito quasi inesistente, quella parte che è compresa nella cosiddetta no tax area, fino a 8.000 euro per anno. Peraltro ci sono Paesi europei in cui la soglia di povertà è ben più alta, come in Germania dove si attesta a 12.000 euro l’anno.
Chi vive con queste scarse risorse non potrebbe comprare quasi nulla se non ci fossero i prodotti cinesi. Quindi l’aspetto positivo di questa sorta di distribuzione in ombra potrebbe definirsi un welfare supplementare.
Magliette a 2 euro, camicie a 6/7 euro, scarpe, prodotti elettrici ed elettronici e tanti altri, non potrebbero essere acquistati se non avessero dei prezzi così modesti. Intendiamoci, non è che vogliamo lodare un sistema ai margini della legalità, anche se spesso dentro la legalità, ma non possiamo non tener conto che in Italia vi sono 4,6 milioni di poveri ufficiali e forse altri 4,6 milioni di cittadini che vivono economicamente a mala pena.
Insomma, si tratta di un’economia di poveri per i poveri, i quali hanno diritto di vivere seppure nei loro modesti limiti.
 
In questa disamina, rientrano i mercatini, ove prodotti di vario genere vengono venduti a prezzi molto bassi. Fra i mercatini vanno indicati quelli agricoli, ove gli agricoltori portano direttamente i loro prodotti che così evitano le addizioni ovvie, quando passano di mano attraverso mediatori, grossisti e distributori.
è legittimo che tutti i passaggi della rete commerciale vengano retribuiti, ma è anche ovvio che i cittadini poveri paghino gli alimenti al prezzo più basso possibile, data la loro indigenza.
Quello che descriviamo non è il migliore scenario possibile in una società economicamente avanzata. Eppure, le differenze fra i ricchi e i poveri si accentuano ed anzi le ricchezze si concentrano in poche mani.
Per esempio, secondo le statistiche, gli otto uomini più ricchi del mondo guadagnano da soli quanto la metà della popolazione del Pianeta.
Anziché decrescere, il divario continua ad aumentare perché non vi sono contromisure utili.

In Italia, la ricchezza è meglio distribuita, anche se vi è una grande concentrazione della stessa in un numero limitato di gruppi economici, pubblici e privati.
Da noi abbiamo un welfare molto esteso, che trova concretizzazione nel sistema sanitario, gratuito per tutti i cittadini, e in quello previdenziale e assistenziale, che assorbe quasi la metà delle spese dei bilanci pubblici. Nonostante ciò, i poveri ci sono, anche se inchieste giudiziarie hanno reso evidente come tanti Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) siano falsi.
L’enorme pressione fiscale su chi produce ricchezza non trova corrispondenza nell’ottimizzazione della spesa pubblica che dovrebbe generare servizi di qualità a favore soprattutto delle classi meno abbienti. Ciò perché essa è piena di sprechi e di corruzione.
Cosicché, in assenza di un equo welfare che sostenga i poveri, mercatini e cinesi vengono incontro ad essi e li aiutano a sopravvivere in una condizione che andrebbe migliorata in una Repubblica di persone probe.

Articolo pubblicato il 24 marzo 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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