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Quotidiano di Sicilia

Le "grane" di Crocetta e la rivoluzione che non c'è
di Raffaella Pessina

Ricandidatura riconfermata ma il Partito democratico chiede le primarie. La Fp Cisl Sicilia pubblica un libro con tutti i flop del Presidente

Tags: Ars, Rosario Crocetta, Pd, Sicilia



PALERMO - “Dal caos delle Province, alle malattie mai guarite della sanità, passando per i provvedimenti punitivi nei confronti della Pubblica amministrazione fino ai disastri nella gestione economico-finanziaria della Regione. Quattro anni e mezzo di fallimenti. Di annunci, di riforme mai portate a termine. O nel migliore dei casi corrette, riscritte, rimesse in piedi in qualche modo, senza alcuna programmazione”.

È il bilancio tranchant di quattro anni e mezzo del governo regionale contenuto nel libro bianco dei “Flop di Crocetta”, realizzato dalla Fp Cisl Sicilia e presentato a Palermo in occasione del quinto congresso regionale del sindacato che si svolge a Mondello. Stando ai dati contenuti, il sindacato mette in evidenza anche il peggioramento degli indicatori economici dal 2012 al 2015 nell’isola, dove il tasso di disoccupazione generale è aumentato di 3 punti percentuali; mentre tra i giovani nel 2015 si attesta sulla soglia del 60%: la disoccupazione giovanile nel 2015 risulta pari al 55,9%, contro il 51,2% del 2012, mentre gli occupati sono scesi dal 41,3% al 40% nel medesimo arco temporale.

E ancora in Sicilia nel triennio in esame “tra nuovi mutui e anticipazioni di cassa, l’indebitamento della Regione è cresciuto quasi del 40 percento”, passando da 5,9 miliardi a 8,2 miliardi del 2015.
In verità da un’inchiesta del Quotidiano di Sicilia, pubblicata l’anno scorso, è emerso che il rosso della Regione ammonta a 14,2 miliardi.

“In questo libro bianco abbiamo fatto un’esame di quanto accaduto negli ultimi quattro anni - ha detto il segretario regionale della Fp Cisl Gigi Caracausi - Crocetta non ha mantenuto alcuna promessa. L’indebitamento della Regione è cresciuto e ad aumentare è anche l’indebitamento i cittadini siciliani, che per i prossimi 30 anni saranno costretti a pagare i debiti che questo governo sta continuando a fare. A pagare saranno i nostri figli. In Sicilia ci sono 20 mila precari degli enti locali, non ancora stabilizzati, le Province sono ancora in una situazione di caos e questo si riflette sui bisogni dei cittadini e sui servizi come nel caso dell’assistenza ai disabili nelle scuole. E questo la dice lunga sull’impatto della riforma”. “La Regione non ha ancora approvato il bilancio - ha aggiunto - ci sarà una proroga dell’esercizio provvisorio fino ad aprile. Sarà un altro mese di nullità, ci avviciniamo alla campagna elettorale e negli ultimi cinque mesi ci sarà un’esplosione di interventi”.

Ma le grane di Crocetta non si esauriscono qui. Il Pd contesta a Crocetta la fondazione del nuovo movimento Riparte Sicilia, con il quale intende concorrere per essere rieletto Presidente. E questo anche se dovesse significare competere con altri esponenti del Pd, in testa a tutti Davide Faraone. Quest’ultimo da tempo chiede che siano le primarie a designare il candidato da schierare alle Regionali d’autunno.

Una vicenda simile era già accaduta con il Megafono: dopo l’elezione, a Crocetta venne imposto di scegliere. Il presidente della regione si iscrisse al gruppo Dem e l’attività del Megafono scemò poco alla volta anche se oggi quel movimento/partito è parte integrante di Riparte Sicilia. Oggi la vicenda potrebbe essere più spinosa di allora visto che il ricorso parla di ‘avversità elettorale’ ovvero Riparte Sicilia correrà contro il Pd alle elezioni. Se si dovesse concretizzare l’ipotesi di obbligare il Presidente a scegliere, quest’ultimo dovrebbe stabilire se rinunciare all’appoggio di una parte del Pd o se far affondare riparte Sicilia per rimanere nel suo storico partito. Parlamento e Governo inoltre si trovano a dover affrontare l’ultima fatica, in termini di documenti economici, prima di entrare nel vivo della campagna elettorale per il rinnovo in autunno del Parlamento regionale. La strada per approvare finanziaria e bilancio però è tutta in salita, a causa del mancato accordo tta i partiti rappresentati a Palazzo dei Normanni. Ma il Presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone ha già fatto sapere che non ammetterà ulteriori ritardi: “Purtroppo il governo regionale, rispetto a un metodo imposto da questa presidenza, ha invece inteso perseguire vecchi vizi”.

Il riferimento è al ricorso all’esercizio provvisorio e alle proroghe dello stesso a cui si è troppo spesso ricorsi in Sicilia. Ardizzone avverte: “Il 30 aprile è la data finale, la manovra dovrà essere esaminata nel dettaglio e razionalizzata - ha aggiunto - ribadisco che non ammetterò emendamenti presentati all’ultimo momento che possano stravolgere un metodo avviato dall’inizio di questa legislatura e che dovrà essere consegnato anche ai posteri. è stato abbandonato il vecchio vizio dei quattrocento articoli che venivano impugnati dal commissario dello Stato, occorre maggiore diligenza da parte del Parlamento nella sua interezza e soprattutto piena collaborazione da parte del governo nell’accompagnare alle norme e ai ddl le relazioni tecniche”.

Articolo pubblicato il 25 marzo 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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