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Quotidiano di Sicilia

Immigrati, Zuccaro tuona contro le Ong
di Carlo Alberto Tregua

Business sulla pelle dei poveri

Tags: Migranti, Immigrazione, Ong, Carmelo Zuccaro



Pare che il 40% dei salvataggi nel Mediterraneo dei poveri immigrati, caricati su barconi fatiscenti, sia effettuato da navi private, noleggiate o gestite dalle Organizzazioni non governative (Ong).
Una nave mediamente ha un costo di gestione di oltre 10 mila euro al giorno. Da dove provengono le risorse finanziarie per sostenere tali spese? È un interrogativo che è balzato evidente a Carmelo Zuccaro, capo della Procura della Repubblica di Catania, il quale ha aperto un fascicolo per cercare di capirci di più in questa faccenda.
L’iniziativa è degna di ogni sostegno da parte dell’opinione pubblica perché dietro alle azioni umanitarie si nascondono spesso comportamenti eticamente deprecabili e forse anche comportamenti penalmente rilevanti.
Sembra che i battelli delle Ong si avvicinino sempre più alle coste libiche. Si dice anche che in qualche caso essi entrino nella fascia delle 12 miglia e addirittura che il rendez-vous sia concordato con gli scafisti. 

Mentre Frontex, l’agenzia europea delegata ai salvataggi, ha l’ordine di distruggere i gommoni o battelli simili, dopo avere salvato le persone, e di individuare gli scafisti per denunziarli all’autorità giudiziaria, sembra che le navi delle Ong, dopo avere tratto in salvo i poveretti, lascino che i barconi ritornino ai luoghi di provenienza.
Médecins sans Frontières ha proclamato che loro non sono poliziotti e quindi non si possono comportare di conseguenza. è vero, ma questi comportamenti alimentano il mercato della carne umana e offrono un comodo supporto ai trafficanti perché senza colpo ferire, trasportano per qualche miglio i poveretti, per poi tornare indisturbati a riva.
Attorno ai migranti, che doverosamente vanno salvati, si sono sviluppati business perversi: dai salvataggi all’ospitalità. Nel Def (Documento di economia e finanza) 2017, approvato in settembre 2016, sono riportati nel Bilancio dello Stato ben 4,4 mld, per sostenere l’ospitalità di centinaia di migliaia di migranti in Italia. Le cooperative, le associazioni religiose, i piccoli albergatori ed altri, da queste risorse finanziarie hanno tratto sostegno alle loro attività.
Chi ospita cento migranti, percepisce circa 100 mila euro al mese, 1,2 mln all’anno.
 
Si tratta di una cifra rilevante che alimenta le attività di ospitalità con margini di guadagno e con ricavi che spesso non vengono denunziati fiscalmente e creano l’evasione conseguente.
Dunque, l’iniziativa del procuratore Zuccaro è benemerita. La sua audizione davanti alla Commissione parlamentare Shengen è stata evidente. Ci dobbiamo augurare che l’inchiesta conseguente chiarisca come e perché parte di iniziative umanitarie nascondano un business sempre crescente.
L’Unione europea, su pressione dei governi italiano e greco, sta cambiando posizione rispetto a questo fenomeno invasivo. L’accordo del due febbraio fra il presidente del Consiglio, Gentiloni, e il capo provvisorio dello stato libico, Fayez Serraj, prevede la fornitura di molti mezzi navali, di prodotti elettronici e la formazione della gendarmeria libica per controllare le coste di quel Paese.
Ma il governo provvisorio, riconosciuto dalla Comunità internazionale, gestisce di fatto solo le coste occidentali della Libia, circa 450 km, mentre l’altra parte, quella delle coste orientali, è sotto il controllo dell’altro governo, non riconosciuto, presieduto dal generale Khalifa Haftar col quale non si è iniziata una trattativa analoga.

Si rende pertanto necessario che Ue e Governo italiano inizino subito questa seconda trattativa, per mettere sotto controllo quella parte di costa orientale su cui si sposterebbero i mercanti di carne qualora iniziasse un’azione di repressione efficace da parte del governo di Tobruk.
Poi c’è la questione del controllo degli immigrati una volta arrivati nel territorio italiano. Il nuovo ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha istituito altri hotspot, cioè centri di controllo, di cui due nuovi in Sicilia a Messina e Mineo. Verificato il diritto all’asilo, se i migranti sono fuggiti da situazioni catastrofiche e da guerre, va attuato con immediatezza il processo di rimpatrio per tutti i non aventi diritto.
In questa materia è opportuna l’iniziativa europea di creare i centri di raccolta in Libia e di verificare il diritto all’asilo con una gestione umanitaria di quei poveracci in Africa, non in Europa.

Articolo pubblicato il 25 marzo 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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