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L'Autonomia compie 70 anni ma ormai è una palla al piede
di Raffaella Pessina

Il presidente del Senato, Pietro Grasso: “Cosa meravigliosa se la sai governare”. Riggio (Enac): “Sono un regionalista, ma oggi mi considero pentito”

Tags: Pietro Grasso, Statuto Siciliano



PALERMO - “L’Autonomia è una cosa meravigliosa se la sai governare e amministrare. Ma non se diventa un’elefantiaca spartizione di clientele e stipendi”.
 
Sono le parole del presidente del Senato, Pietro Grasso, che è intervenuto in occasione della presentazione di un libro sui 70 anni dell’Autonomia siciliana in Sala Zuccari a Palazzo Giustiniani. All’incontro erano presenti, tra gli altri, il capogruppo di Gal (Grandi autonomie e libertà) Mario Ferrara e il presidente della commissione per le questioni regionali, Gianpiero D’Alia (Ap).

Un tema scottante quello dell’Autonomia, del quale il Quotidiano di Sicilia si è spesso occupato per cercare di capire quanto interessi ai politici siciliani la sua applicazione o se sia più conveniente che la Sicilia diventi una semplice regione a Statuto ordinario. La levata di scudi contro l’Autonomia si è allargata nel tempo. Vito Riggio, da tredici anni alla guida dell’Enac, esprime un giudizio impietoso: “Specialmente in Sicilia, la politica si esaurisce in una lotta per il potere, finalizzata a perpetuare il consenso e non a fare delle cose.
 
C’è il vuoto, una totale assenza di leadership. Sono un regionalista convinto, ma oggi mi considero un pentito della specialità: il ritorno alla normalità, in Sicilia, a questo punto, sarebbe una fondamentale premessa”. Luca Antonini, ordinario di diritto costituzionale dell’Università di Padova, tempo fa in un articolo aveva parlato degli “eccessi di inefficienza” delle regioni a Statuto speciale e, in particolare, della Sicilia: “Se le 15 Regioni ordinarie spendono per il personale complessivamente 2,3 miliardi di euro, la Sicilia da sola ne spende 1,7. Il confronto con il Veneto (conta circa gli stessi abitanti) e i suoi 2.664 dipendenti è spaventoso: in Sicilia il dato quasi si decuplica per un totale di 20.288 dipendenti”.

La lista di chi si è schierato contro il mantenimento dell’Autonomia è lunga e comprende molti personaggi famosi: da Pietrangelo Buttafuoco, a Pippo Baudo, da Enzo Bianco a Pif, da Francesco Merlo a Giovanni La Via e Ivan Lo Bello. Dalla politica al mondo dello spettacolo l’indignazione è un coro ormai praticamente unanime. Spesso ci si è chiesti quanto valga la pena di mantenere il costoso Parlamento siciliano che non riesce a far decollare alcuna legge utile ad imprimere una svolta alla Regione. Un Parlamento che si riunisce poco, non legifera, le poche leggi che escono dall’Aula vengono al 90% impugnate dallo Stato centrale, che ha praticamente commissariato la Sicilia attraverso accordi firmati dal Presidente della Regione e che obbligano la Regione a recepire in toto le leggi di riforma dello Stato Centrale.

Articolo pubblicato il 29 marzo 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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