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Quotidiano di Sicilia

Al Comune di Messina 16 anni senza relazione
di Francesco Torre

Il capo Ufficio stampa, Borda Bossana: “Abitudine desueta”. A Catania sindaco in Consiglio solo dopo “Report”

Tags: Messina



Messina - L’ultima volta che al Comune di Messina un sindaco si sentì in dovere, in attuazione a quanto stabilito dall’art. 17 della Legge n. 7 del 26 agosto 1992 ma anche di quanto previsto dallo Statuto municipale, di presentare e illustrare al Consiglio la relazione semestrale sullo stato di attuazione del programma e sull’attività svolta, fu nel febbraio 2002 e al timone di Palazzo Zanca c’era Turi Leonardi. Non ci stupisce, dunque, che il Capo Ufficio Stampa del Comune Attilio Borda Bossana definisca questo “un adempimento desueto che nessuno tra gli ultimi amministratori ha mai attuato”.

Non fa certamente eccezione l’attuale sindaco Giuseppe Buzzanca, nonostante all’inizio di quest’anno sia stato invitato -  ma invano - a relazionare sull’attuazione del programma dai consiglieri di opposizione. Lo Statuto comunale (art. 43) in questo senso non potrebbe essere più chiaro: “Per l’esercizio della funzione di controllo, il consiglio si avvale in particolare della relazione semestrale del sindaco”. A ciò, però, coerentemente con la propria matrice politica di appartenenza, Buzzanca ha sempre risposto: “me ne frego”. Anche perché al limite quale può essere il rischio? Arrivare alla Corte dei Conti, dopo vari anni, così come successo recentemente per la nomina illecita di un esperto di meteorologia avvenuta nel 2002 quando Buzzanca era Presidente della Provincia. è stato punito, d’accordo, e obbligato anche a risarcire personalmente l’ente per la somma di 11 mila euro, ma potrà sempre dire: errori di gioventù, o del tempo che fu. Insomma, giudicate il mio operato del passato. Per il presente: ignoratelo.

E chi ignora, non solo la buona creanza, ma anche le più comuni e semplici regole della democrazia è il sindaco di Catania Raffele Stancanelli, che solo dopo le accuse provenienti dal programma di approfondimento giornalistico Report ha sentito il dovere di recarsi in Consiglio a relazionare sul proprio operato. Soluzione altamente inadeguata, però, e non solo per via del classico adagio “verba volant, scripta manent”, ma perché i consiglieri devono essere messi in grado di svolgere il proprio ruolo di controllo senza una preventiva selezione dei fatti e delle cifre. Perché altrimenti, più che davanti ad una relazione sull’operato della Giunta, ci troveremmo davanti ad un’arringa difensiva. E il Consiglio è cosa ben diversa da un tribunale o una tribuna politica. Ma forse questo molti politici nostrani non l’hanno mai compreso.

Articolo pubblicato il 24 aprile 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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