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Quotidiano di Sicilia

È urgente il Mediocredito in Sicilia
di Salvatore Sacco

Credito. Un sistema da ricostruire.
Regione. Opportuno un intervento da parte del Governo per dare al contesto produttivo regionale un operatore finanziario in grado di affiancare e assistere le imprese.
Capitale di rischio. Finanziamenti mirati che diano alle piccole e medie imprese siciliane la giusta spinta, anche per facilitarne l’ingresso nei mercati internazionali.

Tags: Credito



PALERMO - Nella nostra Isola le recenti vicende dell’Irfis e del Banco di Sicilia hanno prepotentemente riproposto la problematica relativa all’opportunità che la Regione siciliana si attivi concretamente per la costituzione di un nuovo istituto di mediocredito regionale. Rimandando alla lettura dell’editoriale in prima pagina per l’approfondimento sulle possibili modalità realizzative, pare opportuno concentrare l’attenzione sull’effettiva utilità che la costituzione di un simile ente potrebbe avere per il contesto socio economico locale.

Certo il tessuto produttivo regionale avrebbe bisogno di un operatore finanziario capace di affiancare ed assistere le imprese con finanziamenti mirati e non generici, in grado di intervenire anche sul capitale di rischio delle pmi siciliane, di facilitarne l’inserimento nei principali mercati internazionali di riferimento, di creare i necessari collegamenti con le imprese nazionali ed estere. Un ente dotato di un adeguato livello di professionalità, che possa aiutare gli imprenditori a raggiungere maggiori livelli di efficienza e di competitività prestando un’attività di consulenza globale e non solo finanziaria che trascende la mera funzione creditizia, dunque, tipica di un istituto di mediocredito fortemente innovativo. Peraltro l’autonomia regionale potrebbe risultare utile a tal fine consentendo di varare, nei limiti delle competenze statutarie, strumenti normativi e regolamentari  per agevolarne ed incentivarne il funzionamento.

Tuttavia non possiamo nascondere che si tratta di una via abbastanza rischiosa e sicuramente costosa, in quanto comporta l’avviamento ed il mantenimento di una struttura che per essere effettivamente utile deve essere dotata di forti livelli di specializzazione e di efficienza, risultato non facile da raggiungere in una regione come la nostra in cui il protagonismo e le distorsioni clientelari delle classi dirigenti tante volte sono riuscite a far fallire progetti di alto profilo. Ci sono inoltre da considerare i costi opportunità di un simile progetto, che appaiono particolarmente elevati nei nuovi scenari dei mercati finanziari.

Oggi, infatti risultati, per lo meno, altrettanto efficaci a sostegno delle imprese locali, si possono raggiungere con strutture leggere, quasi virtuali, in grado di assicurare alta consulenza e di sfruttare al massimo gli strumenti di finanza innovativa: a tal proposito si pensi, solo a titolo di esempio, alle possibilità offerte dall’ efficiente coinvolgimento del sistema dei Confidi o, più nello specifico, alle nuove opportunità offerte dal ricorso a forme di cartolarizzazione dei rischi assistite da garanzie pubbliche, strumenti che se ben congegnati impegnano risorse finanziarie limitate; molti altri, forse ancora più efficaci, potrebbero essere gli strumenti attivabili.

 È anche alla luce di ciò che si devono vagliare tutte le alternative esistenti. Ad esempio la trasformazione dell’Irfis, sempre dopo averne acquisito il pacchetto proprietario, in finanziaria regionale (ce ne sono di successo, vedi gli esempi della Lombardia con Finlombarda), per indirizzare la gestione dei vari fondi regionali e la creazione di partnership con i confidi, con le associazioni di categoria, con le stesse banche. Ancora si potrebbe pensare al coinvolgimento negli assetti proprietari di partners privati, quali le Bcc, che in atto non dispongono di strutture di mediocredito a specializzazione localistica e che potrebbero assicurare un più elevato reimpiego in loco delle risorse attivabili con i fondi regionali; o ancora si potrebbe pensare al coinvolgimento di istituti bancari non necessariamente locali ma aventi una rete operativa sul territorio, sul modello disegnato in Sardegna dal gruppo Intesa SanPaolo per il nuovo Cis.

Ci sono, dunque, tante strade che possono essere percorse ciascuna con i suoi rischi, ma come sempre il rischio maggiore, almeno per il sistema produttivo della Sicilia, è quello dell’ immobilismo.

Articolo pubblicato il 12 dicembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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