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Avviso 8, adesso si parte. Primi decreti di finanziamento
di Michele Giuliano

Trasmessi alla ragioneria della Regione i primi corsi piazzati utilmente nella contestata graduatoria. Altri in fase di registrazione; intanto il Tar accoglie parzialmente il ricorso di un ente

Tags: Formazione, Avviso 8, Lavoro, Sicilia



PALERMO - Forse, finalmente, si vede la luce in fondo al tunnel. Il famigerato Avviso 8, il bando per lo svolgimento dei corsi di formazione professionale tradizionali sul territorio siciliano, e la sua ancor più vituperata graduatoria, stanno prendendo il via.
L’assessore regionale all’Istruzione e alla Formazione professionale, Bruno Marziano, ha reso noto che gli uffici competenti hanno inviato alla ragioneria della Regione i primi decreti di finanziamento relativi ai progetti esecutivi presentati dagli enti inseriti utilmente in graduatoria, per il successivo invio alla Corte dei Conti per la registrazione. Altri decreti sono già in fase di ultimazione.

“Parte dunque – afferma Marziano - l’ultima fase del percorso previsto dall’Avviso 8 per l’avvio delle attività formative in Sicilia”. Inoltre, nello stesso comunicato l’assessore ha fatto sapere che il Programma Operativo Regionale Fondo Sociale Europeo Sicilia 2007/2013, con un avanzamento finanziario complessivo pari a quasi un miliardi e 400 milioni di euro, a marzo 2017 ha raggiunto il 100 per cento del target di certificazione di spesa. “Non un solo euro - scrive Marziano - è stato quindi perduto o restituito all’Unione Europea”. Con il Piano Operativo del Fondo Sociale Europeo sono stati finanziati circa 15.000 interventi, in prevalenza giunti a conclusione nel corso dell’ultimo biennio, che hanno coinvolto 1.069.774 di cittadini siciliani. “Questo risultato – aggiunge l’assessore regionale - particolarmente importante per le ricadute finanziarie ed occupazionali sul territorio regionale, è il frutto delle azioni messe in campo dall’amministrazione regionale, frutto di una gestione efficace ed efficiente del programma”.

Eppure, per il mondo della formazione professionale, ancora nulla sembra essere veramente a posto. Un’ordinanza del Tar, infatti, ha dato in parte ragione al ricorso di un ente, il Cipac, che è stato escluso dai finanziamenti e ha intimato a l’assessorato di rivedere il punteggio assegnato entro 45 giorni. In particolare, il tribunale amministrativo di Palermo ha posto l’attenzione sulle ragioni, non chiaramente esplicitate, sulla mancata attribuzione del punteggio in alcune categorie. Rifacendo i conti il Cipac potrebbe rientrare nei posti utili per ricevere una parte dei 136 milioni di euro messi a disposizione con il bando. O almeno, la commissione deve chiarire perché non è stato attribuito tale punteggio, in nome di una vera trasparenza che, al momento, è mancata. Un nuovo stop, quindi, e ancora ci sono tanti altri enti che hanno presentato ricorso e che potrebbero, quindi, vedere la propria posizione rivista, a discapito di altri enti, in grande maggioranza “nuovi” al mondo della formazione, che per la prima volta hanno avuto accesso ai finanziamenti.
 
Perché è proprio questo il bandolo della matassa, la lotta tra enti “vecchi” e “nuovi”, i primi che vogliono salvaguardare la posizione propria e di migliaia di lavoratori rimasti a casa dopo anche 20 anni di servizio, i secondi che pretendono la libertà di inserirsi in un settore che non può rimanere fermo e statico, ma deve aprirsi a nuove realtà e possibilità, in affinità con il mondo del lavoro che cambia.

L’accordo tra i sindacati confederati e gli enti Forma e Cenfop, che dovrebbe salvaguardare il personale rimasto senza lavoro, è stato interpretato come un tentativo di allargare la propria influenza nei nuovi enti, nei quali questi sindacati non hanno rappresentanza. Ecco che, in risposta, sono già partiti da giorni i bandi per il reclutamento di nuovo personale, nonostante già più della metà dei lavoratori iscritti all’albo siano senza un lavoro.

Articolo pubblicato il 06 aprile 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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