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Mario Draghi: "Serve fiducia, il Qe andrà avanti"
di Redazione

Il presidente della Banca centrale europea esclude una stretta monetaria

Tags: Mario Draghi



FRANCOFORTE - La stretta monetaria nell’area euro può attendere, anche se si trattasse solo un inasprimento della retorica. Questo, in sintesi, il messaggio lanciato in maniera molto chiara dal presidente della Bce, Mario Draghi, intervenuto a frenare le ipotesi di correzioni di rotta dopo mesi di dibattito tra osservatori e analisti. “A questo stadio - ha detto - una revisione della linea non è giustificata”.

E' vero che la situazione economica sta migliorando. Ed è anche vero che l’inflazione è risalita. Ma questo semmai riflette (e dipende da) l’efficacia delle misure intraprese dalla stessa Bce.
L’insieme dei rischi, positivi e negativi, che circondano l’economia, per quanto più equilibrato resta sbilanciato sul versante del possibile rallentamento, soprattutto a causa di fattori geopolitici.

“Non abbiamo visto prove sufficienti per alterare materialmente la nostre valutazioni sulle prospettive di inflazione, che restano condizionate a un livello molto consistente di espansione monetaria. Quindi - ha spiegato Draghi - una revisione dell’attuale linea di politica monetaria non è giustificata a questo stadio”. Prima di pensare a correzioni si dovrà “costruire” un quadro di maggiore fiducia sulla tenuta della normalizzazione inflattiva.

Il banchiere centrale ha scelto di lanciare il suo messaggio in occasione del convegno annuale che raggruppa osservatori e analisti della stessa Bce, “The Ecb and Its Watchers”, che si è svolto a Francoforte. Forse una scelta tattica: ha colto al volo la prima occasione utile dopo i recenti dati sull’inflazione, che ha segnato una moderazione all’1,5 per cento a marzo nell’area euro, dopo mesi di accelerazioni.

Draghi si è quindi lanciato nella sua manovra da “colomba”, con qualche giorno di anticipo sulle festività di Pasqua, se si guarda alla suddivisione con cui tradizionalmente vengono catalogati gli esponenti del direttorio, tra fautori della linea morbida e, all’opposto, i sostenitori del rigore monetario, i “falchi”.

La riposta del suo principale antagonista in tal senso, il capo della Bundesbank tedesca, Jens Weidmann, non si è fatta attendere. “Posso assolutamente ipotizzare una politica monetaria meno espansiva - ha affermato, quasi in risposta a Draghi, da un convegno a Berlino - specialmente dato che molti indicatori si stanno sviluppando positivamente”.

Se Draghi ha messo enfasi sui fattori temporanei che hanno spinto finora al rialzo l’inflazione, ma che ora, come evidenziato dai dati di marzo, potrebbero attenuarsi, Weidmann ha invece calcato l’accento sul fatto che il caro vita stia comunque tornando a valori in linea con gli obiettivi della Bce.

Quasi a voler evitare un dissenso totale, ha puntualizzato che per lui “più che di tirare i freni” qui si parla di “sollevare il piede dall’acceleratore”.

L’istituzione “deve stare attenta a che le sue politiche non facciano più male che bene”, perché ad esempio tassi di interesse eccezionalmente bassi, “implicano crescenti rischi per il sistema finanziario dell’area euro”.

Articolo pubblicato il 07 aprile 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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