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Sindrome da conflitto neuro vascolare, diagnosi con risonanza magnetica
di Redazione in collaborazione con Studio di radiologia D'Amore

Dovuta a un contatto anomalo nervo cranico-vaso sanguigno



La sindrome da conflitto neurovascolare è legata a un contatto anomalo tra un nervo cranico e un vaso arterioso o venoso, in grado di determinare una disfunzione attiva del nervo.

Le pulsazioni ripetute del vaso determinano un danno del rivestimento mielinico del nervo, producendo a sua volta una sinapsi efaptica, ovvero un contatto diretto tra fibre nervose che prima erano isolate tra loro; ciò comporta un’alterazione della conduzione dello stimolo nervoso che si manifesta con uno o più sintomi.

Numerosi fattori congeniti o acquisiti, sono in grado di determinare lo svilupparsi di un contatto anomalo tra vasi, un po’ per l’avanzare dell’età, un po’ per problemi di aterosclerosi, e può essere causa di vari disturbi quali emispasmo facciale, nevralgia trigeminale, disfonia e acufene.

La risonanza magnetica (RM) svolge un ruolo fondamentale nella diagnosi neuro-radiologica di conflitto neuro vascolare per determinare i rapporti anatomici tra i nervi cranici e le strutture vascolari nel contesto degli spazi cisternali della base cranica. Queste tecniche tridimensionali consentono di ottenere un elevato numero di immagini caratterizzate da alta risoluzione spaziale e di contrasto.

Per lo studio del conflitto neurovascolare sono particolarmente indicate le sequenze 3D CISS e l’angio-RM, le quali garantiscono la visualizzazione delle strutture nervose e vascolari endocraniche, consentendo di identificare con assoluta certezza l’esistenza del conflitto neurovascolare a carico dei nervi cranici.

In linea generale il contatto anomalo tra il nervo e il vaso può configurarsi come una compressione trasversale, caratterizzata da un angolo variabile, o come una compressione a sandwich, intrappolamento di una struttura nervosa tra due strutture vasali.
Le opzioni terapeutiche sono molteplici e vanno valutate nel caso specifico; in quelle più gravi e refrattarie è possibile ricorrere alla microchirurgia, di competenza neurochirurgica.

Articolo pubblicato il 08 aprile 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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