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Quotidiano di Sicilia

Rete ospedaliera già vecchia. Tela di Penelope senza fine
di Redazione in collaborazione con Cimo

Cimo Sicilia: “L’assessore Gucciardi già disposto a ritesserla daccapo”



Habemus Rete! Dopo anni di ritardo finalmente anche la Sicilia si è allineata alle restanti Regioni italiane applicando il famigerato DM 70. Tempi lunghi, come consuetudine della politica nostrana, anzi lunghissimi. Bisognava soltanto applicare la normativa nazionale sugli standard qualitativi, quantitativi, funzionali e strutturali. Ci abbiamo impiegato anni. Ci aveva provato l’assessore Borsellino ma inutilmente, portando a casa soltanto una solenne bocciatura da Roma.

Ci ha provato già l’anno passato l’attuale assessore Gucciardi e anche a lui in quella occasione andò male. I tecnici dell’Assessorato si sono rimessi al lavoro, l’assessore nel mese di gennaio scorso ha presentato il suo progetto ai sindacati, ottenendone un consenso di massima, e alla fine ne ha fatto approvare un altro senza però dire nulla a nessuno (o quasi).

Possiamo dunque dirci soddisfatti? Ovviamente no e per varie ragioni. Intanto quelle metodologiche, riconosciute nel recente incontro “informativo” con i sindacati medici dallo stesso Gucciardi, il quale ha ammesso di avere sovvertito la consueta scaletta di passaggi istituzionali, dal confronto con le organizzazioni sindacali al passaggio in Commissiona Sanità e in Giunta Regionale che avrebbe dovuto concludersi con l’assenso dei tavoli interministeriali a Roma, è stata completamente capovolta. Siamo partiti dalla coda e siamo arrivati alla testa.

“Costretto a farlo per i tempi ristretti” asserisce Gucciardi. E non possiamo dargli torto: a ottobre ci sono le elezioni regionali e dunque non si poteva rinviare ulteriormente la “stagione delle assunzioni e della stabilizzazione dei precari”, che se realmente andranno in porto, costituiranno l’unico punto realmente positivo del nuovo piano di rimodulazione di questa Rete Ospedaliera.

Ma al di là del metodo lascia a desiderare anche il merito della questione e Cimo Sicilia non intende aggregarsi al coro di entusiasti che si sono affrettati a manifestare il proprio plauso al Governo regionale. Cosa dovremmo con tanta eccitazione approvare e plaudire? L’aumento dei posti letto del Privato che sale al 28% (percentuale tra le più elevate d’Italia)? O forse dovremmo spellarci le mani per la cancellazione di circa 100 Primariati in tutta la Sicilia? O ancora per discutibili scelte di declassamenti di alcune strutture esistenti e promozioni di altre ancora tutte da inventare?

È una rete ospedaliera funzionale, efficace ed efficiente? Secondo noi NO. E la conferma giunge inopinatamente dallo stesso assessore che, al termine dell’incontro con i sindacati medici, ha voluto sottolineare come questa nuova Rete Ospedaliera sia “elastica” e che sono previsti una serie di step semestrali fino alla fine del 2018 che consentiranno di apportarvi le dovute modifiche. Ma, non era la migliore possibile?

Gucciardi, come Penelope, ha tessuto la sua “tela” ma è già disposto a disfarla in parte e ritesserla daccapo, più e più volte. È credibile? Significherebbe rifare ogni sei mesi gli atti aziendali e la ricognizione delle dotazioni organiche, ridisegnando continuamente il sistema nel suo complesso. La credibilità del messaggio è pari solo alla politica che ce lo propina.

Semmai c’è da considerare il verbale di intesa siglato col ministero della Salute che impone alla Regione entro il 2018 di “riallineare” il numero delle Unità operative agli standard del Dm 70. Ma come? Tutto il documento metodologico è basato su quel Decreto ministeriale e in realtà scopriamo che ancora deve essere a quello stesso decreto riallineato. 

Certo, questo step del 2018 risulta più credibile visto che quasi certamente non sarà Gucciardi ad occuparsene. È solo una patata bollente che intende lasciare in eredità a chi verrà dopo di lui. E il risultato finale sarà quello di ulteriori tagli di interi Reparti che l’attuale Governo regionale, con la complicità di quello nazionale, non ha avuto il coraggio di dichiarare.

È così che nasce questa nuova Rete Ospedaliera. Dopo anni di studi, di riflessioni, di consulenze, di interventi tecnici più o meno competenti, alla fine rappresenta lo spaccato di interessi politici e affaristici. In questa cornice dal chiarissimo sapore elettorale si innestano inspiegabili declassamenti di strutture già esistenti e altrettanto improvvide promozioni di strutture ancora da inventare. In questo quadro fumoso si insinuano come la gramigna interessi personali che nulla avrebbero a che fare col tema della salute pubblica. Il bilancio conclusivo è fatto, come al solito, di vincitori e di vinti. Vince chi ha avuto la possibilità di tirare la giacchetta al politico amico, a discapito di chi è orfano delle conoscenze giuste, raro frequentatore di inutili dibattiti politici, buoni solo a fare passerella e intrecciare proficui rapporti.

Dal canto nostro non rimane che esprimere disappunto e amarezza. Avremmo certamente preferito concludere il confronto senza incorrere in contrapposizioni o polemiche, tornando a casa più sereni, soddisfatti di aver saputo mediare e trovare la soluzione giusta, in pace con i nostri interlocutori e con noi stessi. Ma purtroppo così non è stato. I nostri interlocutori, la cosiddetta controparte non ce lo ha consentito, ancora una volta. Forse una volta di troppo.

Articolo pubblicato il 09 aprile 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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