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Quotidiano di Sicilia

Italia fatta da evasione rovinata da corruzione
di Carlo Alberto Tregua

La Pa si deve dotare di anticorpi

Tags: Corruzione, Evasione



Con la fine della guerra e la fine dell’armistizio (siglato il 3 settembre 1943 a Cassibile, in provincia di Siracusa), l’Italia era un cumulo di macerie: infrastrutture demolite, territori danneggiati, economia azzerata, disoccupazione totale.
Il peggio dei fatti elencati era il morale della popolazione, al di sotto della suola delle scarpe. Un Paese sconfitto, dopo tutte le fanfaluche proclamate dal Duce, che voleva fare la guerra coi fichi secchi: senza armamenti, senza truppe, senza addestramento.
Non si sa come, però, il nostro popolo fu preso da una forte reazione, forse perché guidato da politici illuminati. In primo luogo, Alcide De Gasperi (1881-1954) che riuscì ad ottenere, in un memorabile discorso tenuto il 10 agosto 1946 alla Conferenza di pace di Parigi, aiuti che poi arrivarono con il Piano Marshall (1947-1951).
Nelle more, l’Assemblea costituente varò la Carta costituzionale che recepì senza alcuna modifica lo Statuto siciliano ed entrò in vigore il 1° gennaio 1948, firmata dal Capo dello Stato, Enrico De Nicola.

La ricostruzione, sia del territorio che dell’economia, cominciò rapidamente ed aumentò progressivamente, la burocrazia statale e locale funzionava; dirigenti e pubblici dipendenti lavoravano con disciplina ed onore (art. 54 della Costituzione); molti diventarono imprenditori e si iniziò a formare quella potente ossatura - che oggi è un vanto dell’Italia - di piccole e medie imprese, mentre quelle grandi già funzionavano.
Ci fu una leva che aiutò fortemente la ricrescita e che normalmente si considera negativa: l’evasione fiscale. Le tasse non erano alte, ma molti non le pagavano cosicché si cominciarono ad accumulare risorse private e risparmio, che alimentarono gli investimenti.
Peraltro, la spesa pubblica corrente era contratta e non aveva bisogno di grande alimentazione, con la conseguenza che l’evasione fiscale poteva essere tollerata dal sistema economico italiano, pubblico e privato.
Sorsero i grandi gruppi pubblici che poggiavano sulle tre Bin (Banche d’interesse nazionale): il Credito italiano, il Banco di Roma e la Banca commerciale italiana. L’onda della crescita impetuosa continuò per un decennio, ma cominciò ad affievolirsi per fermarsi quasi nel fatidico 1968.
 
Da quell’anno, il sinistrismo cominciò a produrre deprecabili effetti, abbattendo il merito dovunque, a partire dalla scuola, con il 6 politico, e dall’Università, con il 18 politico. Tutti promossi senza merito, nessuna distinzione tra bravi e incapaci.
La spesa pubblica cominciò a crescere e con essa l’aumento delle imposte e della pressione fiscale. Ma il fenomeno più grave fu quello della corruzione, i cui campioni furono i partiti, scoperti con le mani nella marmellata nel 1992 con l’inizio di Mani pulite.
Non è che in questi venticinque anni la corruzione sia stata debellata, perché si è estesa dal sistema partitocratico al sistema burocratico, con la conseguenza che in Italia il costo delle opere pubbliche è molto superiore a quello della media europea: per costruire un chilometro di ferrovia ad alta velocità ci vogliono sette volte l’importo necessario per costruire lo stesso chilometro in Francia. Ulteriore conseguenza, l’aumento del costo di beni e servizi, acquistati dal settore pubblico.

Pensare che la corruzione possa essere sconfitta dall’importante opera di repressione di Procure della Repubblica e Forze dell’Ordine è illusorio, anche perché essa si è ormai diffusa in tutte le articolazioni della Pubblica amministrazione.
Un’efficace azione di contrasto dovrebbe essere effettuata, invece, dagli anticorpi che ogni amministrazione di qualunque livello dovrebbe costituire al proprio interno, ma utilizzando soggetti esterni, onesti e incorruttibili. Insomma, squadre di investigatori che dovrebbero scoprire il vaso di Pandora, in qualunque parte della Pubblica amministrazione.
È vero che esiste una norma che prevede l’anonimato per chiunque segnali le anomalie, ma è poco adoperata. Se all’interno di ogni Comune, Asp, Ao o altro Ente, vi fosse una squadra della Guardia di Finanza, in pianta stabile, ma in continua rotazione dei propri componenti, molti corrotti e corruttori dovrebbero fare tanti passi indietro.
Solo una forte e onesta compagine politica può affrontare la corruzione per ridurla o debellarla. Così aumentano competitività e onestà!

Articolo pubblicato il 08 aprile 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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