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La rabbia dei siciliani farà votare 5 Stelle
di Carlo Alberto Tregua

Passata la fase dell’indignazione

Tags: M5s, Sicilia



In questa legislatura regionale siciliana, che fortunatamente si conclude alla fine del prossimo ottobre, la situazione socio-economica è andata di male in peggio.
Qualcuno vuole cercare alibi aggrappandosi alla crisi, che indubbiamente c’è stata. Ma la situazione si è aggravata perché è mancato del tutto il governo della Cosa pubblica, è mancato un progetto di sviluppo incentrato sulle attività produttive, le infrastrutture, l’edilizia, con la creazione di centomila posti di lavoro.
Tutti i politicanti hanno continuato a parlare di stabilizzare questa o quella categoria di precari, hanno diffuso mance a destra e a manca, e accattivato col favore questa o quella categoria.
Emblematico è il comportamento dei quattro sindacati regionali (Cigl, Cisl, Uil e Ugl) che tuonano un giorno sì e l’altro pure contro questa giunta regionale e il suo inutile presidente, precisiamo inutile in quanto presidente.
La disoccupazione, soprattutto quella giovanile, è diventata intollerabile, il numero dei poveri si incrementa, il divario fra la Sicilia e la Lombardia aumenta macroscopicamente relegando i siciliani nel girone dell’Inferno mentre i lombardi sono in Paradiso.  

Questo forte divario tra la prima e l’ultima regione d’Italia è intollerabile e in palese violazione dell’art. 3 della Costituzione, secondo il quale tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge.
Il Governo Renzi e quello Gentiloni, e parte dei loro ministri, continuano a dire a parole che una parte cospicua della loro azione è indirizzata alla crescita del Sud. Appunto, parole, perché non vediamo atti concreti.
Le risorse trasferite dallo Stato alle Regioni e ai Comuni meridionali diminuiscono continuamente. Regioni e Comuni meridionali non sono capaci di tagliare la spesa corrente per girare le risorse così recuperate alla spesa per investimenti. La Pubblica amministrazione continua ad essere l’ostacolo principale del Risorgimento della Sicilia.
In questo quadro la rabbia dei siciliani aumenta di giorno in giorno. Prima aveva palese antipatia per questa classe di politicastri che ha rovinato la Sicilia, poi è cominciata l’ondata dell’indignazione, ora vi è una esplosione vera e propria di rabbia.
 
La rabbia dei siciliani li porterà a votare per il Movimento 5 Stelle, che dalla prossima legislatura vedranno verosimilmente aumentare il numero dei consiglieri regionali dall’attuale gruppo di 14, anche se vi sarà il taglio del numero complessivo da 90 a 70.
Il polo di Centrodestra non esiste più. Esso è sempre più frammentato e impera una sorta di odio fra tutti i capibastoni che impedisce qualunque forma di aggregazione. Quindi non ha alcuna possibilità di vincere la gara per la presidenza della Regione.
Il polo di Centrosinistra, che in atto ha una maggioranza, è anch’esso dilaniato perché la nuova Alleanza popolare perde sempre più consensi, mentre nel Pd la diaspora degli scissionisti a livello nazionale ha creato la divisione in quello siciliano, ove è preponderante la parte dei sinistri-sinistri che fanno capo a Bersani.
Non sappiamo se le primarie del prossimo 30 aprile saranno in condizione di chiarire la situazione del Pd siciliano, ma riteniamo che nella nostra Isola Renzi non prevarrà.  

Dall’esame che precede scaturisce chiaramente l’ipotesi più probabile che il candidato del Movimento 5 Stelle prenda più voti dei numerosi candidati degli altri due poli, anche se non è democratico che un siciliano diventi presidente della Regione anche solo con il 15% degli aventi diritto al voto, come accaduto il 28 ottobre 2012 all’attuale Rosario Crocetta.
Abbiamo più volte indicato ai consiglieri regionali di votare la modifica della iniqua legge elettorale, per consentire l’elezione del presidente della Regione a doppio turno su modello di quella per i sindaci. Ma sono rimasti sordi, forse perché ritengono di speculare sulle singole convenienze dimenticando totalmente l’interesse generale.
è la solita storia dei rappresentanti delle istituzioni che dimenticano il precetto principale per cui loro sono stati eletti: fare politica come servizio ai cittadini e non a se stessi.
La rabbia dei siciliani aumenta, la probabilità di eleggere un pentastellato alla Presidenza anche. Non sappiamo se il Centrosinistra ce la farà a recuperare, anche perché ha perso totalmente credibilità continuando ad appoggiare Crocetta.

Articolo pubblicato il 11 aprile 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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