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Avviso 8 sul filo del rasoio: sentenza del Tar il 20 aprile
di Michele Giuliano

Sul bando da 136 milioni pende il ricorso di una ventina di enti rimasti fuori dal finanziamento. Sulla base del pronunciamento si conoscerà il destino dei corsi tradizionali

Tags: Formazione, Avviso 8, Lavoro, Sicilia



PALERMO - Quando sembra che finalmente l’Avviso 8, bando da cui dipende la vita di tutto il settore della formazione professionale in Sicilia, sia pronto a partire, ecco che nuovi elementi arrivano a fermare tutto. Per l’ennesima volta.

Il 20 aprile è la data in cui si affronterà la prova del fuoco, quella in cui si decideranno le sorti del bando da 136 milioni, che dovrebbe finanziare 200 progetti di corsi tradizionali. Il bando da cui sono rimasti fuori gli enti cosiddetti “storici”, e migliaia di lavoratori ad essi collegati. Più della metà degli operatori del settore, su un totale di circa 8 mila persone, sono al momento a casa senza speranza di rientro in servizio, alcuni con anche vent’anni di esperienza alle spalle, ormai da parecchi mesi in un limbo lavorativo, un dramma per migliaia di famiglie rimaste senza sostentamento. Il Tar Sicilia, al quale si sono rivolti diversi enti rimasti fuori dalla graduatoria, alla ricerca di “giustizia” per un punteggio, a detta di molti, attribuito in maniera poco trasparente e faziosa, ha infatti deciso di raggruppare tutti i ricorsi di enti e soggetti vari contro l’avviso e la graduatoria definitiva in un’unica giornata.

Venticinque procedimenti, al momento, che potrebbero bloccare un iter ormai in dirittura d’arrivo, che ha visto la spedizione dei primi decreti di finanziamento alla Corte dei Conti per l’ultimo passaggio, forse definitivo passaggio prima della erogazione effettiva del servizio.

Il Tribunale amministrativo potrebbe, infatti, decidere di richiedere all’assessorato regionale di rivedere la valutazione degli enti che ne hanno richiesto la revisione o bloccare per intero l’avviso. Un procedimento, quindi, che potrebbe dare ragione a quegli enti che non hanno mai creduto che la graduatoria fosse del tutto veritiera, infarcita di enti nuovi, che avrebbero alterato la propria posizione acquisendo punteggi senza averne effettivamente i titoli.

Non per nulla, a seguito della comunicazione dei controlli a tappeto predisposti dalla Regione, per i quali sono stati siglati protocolli con la Guardia di finanza e Carabinieri, molti hanno rinunciato al finanziamento per evitare il peggio. Sei milioni di euro di economie e lo scorrimento della graduatoria con il reinserimento di alcuni enti storici rimasti tagliati fuori. La cosa che era risaltata all’occhio all’atto del varo della graduatoria definitiva era stata per l’appunto la scomparsa dei cosiddetti “colossi”, gli enti che lavorano nel settore da più anni e che, soprattutto, registrano il maggior numero di dipendenti. Nessuna traccia dell’Aram di Francantonio Genovese, l’ex parlamentare del Pd (oggi Forza Italia, ndr) condannato a 11 anni per i brogli sull’organizzazione dei corsi; a restare fuori dai giochi anche l’Unci. Molte altre importanti realtà sono state letteralmente falcidiate come l’Enaip. Peggio è andata al Cerf con 8 progetti finanziati per un totale di 6,3 milioni; enormemente ridimensionato l’Ecap con 4 progetti e 2,5 milioni; peggio ancora l’Enfaga con appena un progetto da 1,7 milioni e tutti gli altri “bocciati”.

Ma in realtà l’elenco dei progetti non finanziati è molto più lungo se si considerano le altre due graduatorie: quello delle proposte con punteggio insufficiente che contiene altri 355 progetti e quello delle proposte non ammesse alla valutazione (altre 85, ndr). A risaltare all’occhio la quasi totale assenza degli enti di formazione della provincia di Trapani, un tempo regina indiscussa di questi finanziamenti.

Articolo pubblicato il 13 aprile 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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