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Quotidiano di Sicilia

Energia, la Pa preferisce sprecare
di Rosario Battiato

Gse: disponibili 200 milioni di euro per tagliare i consumi degli edifici pubblici, la Sicilia ne ha chiesti solo 5. Puntando sull’efficienza si attiverebbero investimenti per circa 5 miliardi di euro

Tags: Efficienza Energetica, Pubblica Amministrazione, Sicilia



PALERMO – La Pa locale è chiamata a fare la sua parte nel settore dell’efficienza energetica. Non mancano gli strumenti messi a disposizione dal Governo e dalle Regioni, tra agevolazioni mirate e fondi Ue, eppure si attende ancora la vera svolta. La componente siciliana non fa eccezione: poche richieste di accesso agli incentivi e ancora latitante la presenza di una figura determinante come l’energy manager (nel 2015 solo in 14 realtà su 200 potenzialmente obbligati). Netta la pagella dell’Enea: l’indice di efficientamento energetico della Pa isolana è più basso della media nazionale. 

Il Conto Termico 2.0 vale 200 milioni di euro dedicati esclusivamente alla Pa. La misura è attiva dal maggio dello scorso anno e potenzia e semplifica il meccanismo di sostegno già introdotto dal decreto del 28 dicembre 2012. L’obiettivo è di rendere il settore pubblico sempre più virtuoso sull’efficienza energetica, così come previsto dalla Direttiva 2012/27/Ue, attraverso incentivi che vanno dal 40 al 65% della spesa sostenuta (dipende dal tipo di intervento) e arrivano al 100% in caso di diagnosi energetica e per l’attestato di prestazione energetica. Dal 2 maggio dello scorso anno (data di attivazione della misura) al 31 marzo del 2017, le Pa isolane hanno fatto appena 18 richieste per un valore complessivo di incentivi pari a 5,4 milioni di euro tra accesso diretto (la richiesta deve essere presentata entro due mesi dalla fine dei lavori) e prenotazione (pagamento in acconto ad avvio lavori e uno alla conclusione). Altri 4 milioni sono arrivati dai privati per 2.426 richieste presentate. A livello nazionale, dal 31 maggio al primo marzo scorso, il contatore del Gse ha calcolato 15.300 domande per 73 milioni di incentivi, tra cui 44 in accesso diretto (privati e Pa) e 29 milioni attraverso le prenotazioni (solo Pa). Complessivamente il dato isolano (pubblico e privato) vale circa il 12% del totale degli incentivi richiesti a livello nazionale. Se consideriamo soltanto il calcolo relativo alla prenotazioni, quindi soltanto Pa, la quota sale al 18%. Per l’accesso diretto, invece, non ci sono dati disaggregati (Pa e privati) a livello nazionale, quindi non è possibile fare il confronto tra settore pubblico siciliano (circa 53 mila euro di incentivi) e nazionale.

Mancano anche le figure deputate a migliorare i consumi energetici. L’energy manager, introdotto in Italia dalla legge 10/91 per promuovere controllo dei consumi e la diffusione di buone pratiche di efficientamento energetico nei soggetti pubblici e privati, è stato rafforzato dalle direttive 2002/91/CE e 2006/32/CE che hanno richiesto ai Paesi membri di dotarsi di schemi per assicurare la qualificazione e la certificazione dei professionisti e degli operatori del settore dell’energia.

La presenza di questa figura va comunicata alla Fire, Federazione italiana per l’uso razionale dell’energia. Nell’ultimo report Enea sull’efficienza energetica ne ha parlato proprio Cesare Boffa, presidente della federazione. È lui a precisare che la Pubblica amministrazione è “il settore col maggiore tasso di inadempienza sulla nomina dell’energy manager, un ulteriore segnale delle difficoltà nell’affrontare il tema energetico”. A livello nazionale sono stati nominati oltre 2.200 energy manager (tra volontari e obbligati), di questi, nell’ambito della Pa, se ne contano appena 187 (dati Fire, 2015). La Sicilia non manca di fare la sua parte: complessivamente sono 50 gli energy manager nominati secondo l’articolo 19 della legge 10/91 (obbligatorio per chi consuma 1.000 tonnellate equivalenti di petrolio), ma soltanto 14 riguardano la Pubblica amministrazione.

Non sappiamo quanti siano complessivamente gli enti o le aziende obbligati, ma uno studio della Regione del 2013 aveva individuato circa 200 soggetti, tra strutture, enti, aziende e società regionali, provinciali e comunali con consumi superiori a 1 Metp, quindi con l’obbligo di nomina.

Il quadro generale dell’efficienza energetica della Pa per Regione è stato realizzato dall’Enea nel rapporto sull’efficienza energetica del 2016. L’agenzia governativa ha analizzato tre elementi: le risorse dedicate al risparmio e all’efficienza energetica nella programmazione scorsa (2007/2013) e in quella presente/futura (2014/2020) e la comunicazione web orientata all’efficienza energetica che deriva da una media ponderata di cinque parametri differenti assegnati ai siti web ufficiali delle Regioni. Il dato finale che si raggiunge, cioè l’indice di orientamento all’efficienza energetica della Pa (Iopa), vale mediamente 0,41 in Italia, mentre la Sicilia resta indietro (0,34), ottenendo punteggi inferiori alla media nazionale in tutti i parametri calcolati dall’Enea. 

Le prospettive future, tuttavia, potrebbero essere decisamente migliori. Domenico Armenio, dirigente del dipartimento Energia, ha ricordato, in occasione dell’evento “L’efficientamento energetico delle infrastrutture energetiche della Pubblica Amministrazione siciliana - Il ruolo Strategico delle E.S.Co. (Energy Service Company)”, che dei 4,5 miliardi previsti per la programmazione 2014-2020, ce ne saranno 550 investiti dal dipartimento energia. In ballo anche i progetti dei Piani d’azione locale per l’energia sostenibile (Paes) che riguardano la stragrande maggioranza dei comuni isolani.

Il dipartimento ha stimato che i piani d’azione, i quali coinvolgono direttamente (ma non solo) sia la “ristrutturazione e riqualificazione energetica degli edifici” che l’efficientamento degli impianti della pubblica amministrazione e quelli di climatizzazione, potrebbero avviare investimenti per circa 800-1000 euro per abitante per un flusso di finanza complessivo per l’economia isolana che sarebbe pari a 5 miliardi (6/7% del pil isolano).
 


E l’Isola è la seconda regione per edifici della Pa centrale
 
PALERMO – A doversi impegnare non ci sono soltanto le Pa locali, ma anche e soprattutto quella nazionale. L’articolo 5 della direttiva europea sull’efficienza energetica è molto chiaro in merito: “Ciascuno Stato membro garantisce che dal primo gennaio 2014 il 3% della superficie coperta utile totale degli edifici riscaldati e/o raffreddati di proprietà del proprio governo centrale e da esso occupati sia ristrutturata ogni anno”.
In tutta Italia il patrimonio immobiliare della Pa centrale consta di 3.534 occupazioni con superficie lorda superiore ai 250 mq che complessivamente vale 13,2 milioni di mq.
Il 40% di questa superficie lorda fa riferimento al ministero della Giustizia e oltre 30% al ministero dell’Interno. Il 10% è del ministero dell’Economia e delle finanze, mentre quote minori, che vanno dal 5 al 3%, spettano a tutti gli altri. A livello regionale la percentuale più corposa è ovviamente del Lazio che sul proprio territorio vede un quinto degli edifici della Pa centrale di tutta Italia. Al secondo posto, tuttavia, c’è proprio la Sicilia con l’11% del totale e circa 4 punti avanti rispetto alla Campania (7,5%).
Anche su questo patrimonio edilizio bisognerà lavorare per migliorare le prestazioni energetiche della Pa. Nel complesso risultano presentati 150 progetti per 130 milioni di euro, stando a quanto riferito alla fine dello scorso anno da Teresa Bellanova, viceministro allo Sviluppo economico, in audizione in commissione Attività produttive. Complessivamente per il programma 2014-2020 ci sono a disposizione circa 350 milioni di euro.

Articolo pubblicato il 15 aprile 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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