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Formazione professionale, Avviso 8: no all'integrazione dei fondi
di Michele Giuliano

Niente 31 milioni di euro aggiuntivi: la commissione Bilancio all’Ars ha bocciato l’emendamento. Finanziati soltanto 199 progetti su un totale di 1.115 istanze: falcidiati gli enti storici

Tags: Formazione, Avviso 8, Lavoro, Sicilia, Bruno Marziano



PALERMO - Addio ai 31 milioni di euro e addio al “ripescaggio” degli enti storici. Bocciato in commissione Bilancio all’Ars l’emendamento che prevedeva l’incremento del budget per l’organizzazione dei corsi tradizionali attraverso l’Avviso 8. Una vera spada di Damocle per tutti gli enti, e i suoi dipendenti, che si erano aggrappati a questa fiammella per rientrare dalla finestra dopo essere stati buttati fuori dalla porta.

“I 30 milioni non ci sono più perchè hanno bocciato in commissione Bilancio l’emendamento - afferma Marziano -. Quindi rimangono fuori tutti quelli che avremmo potuto salvare”. E da “salvare” c’era davvero tanto: da considerare che con “soli” 136 milioni di euro, quelli resi disponibili all’Avviso 8 originario e rimasto tal quale, sono stati ammessi soltanto 199 progetti su un totale di 1.115 presentati. In poche parole 3 progetti su 4 resteranno fuori dai giochi, non finanziati dalla Regione. Probabilmente ci si deve cominciare ad abituare davvero in Sicilia ad una cura dimagrante. Un piano ancora in stallo e che solo in questi giorni sta cominciando a concretizzarsi con i primi decreti di finanziamento: proprio i fondi dell’Avviso 8 sono quelli che permetterebbero a buona parte degli operatori di tornare a lavoro e agli enti di riprendere le attività, sbloccando di fatto l’erogazione delle mensilità arretrate.
 
L’Avviso 8 è in fortissimo ritardo perchè stoppato ben due volte nei mesi scorsi: prima per un errore nella scelta dei parametri per accedere ai finanziamenti, poi per il ricorso di un ente vinto al Tar dove è stata accolta la sospensiva perchè sarebbe stato dimostrato che con questo nuovo sistema di accesso ai finanziamenti si penalizzavano le realtà più piccole.

L’assessorato quindi è stato costretto a rivedere tutto ed a pubblicare per la terza volta il bando, cassando le parti che erano state contestate in passato, nella speranza che questa volta vada tutto liscio. La commissione Bilancio non è il solo “tiro mancino” che sta cercando di tirare al governo siciliano e in particolare all’assessorato alla Formazione. Infatti, come conferma Marziano, è stato modificato un personale emendamento dell’assessore che rende a suo dire impugnabile la norma che costringeva enti ad assumere prioritariamente gli operatori dell’albo: “In commissione Bilancio è stato modificata questa norma - precisa Marziano - in cui adesso è espressamente sostenuto che si deve assumere totalmente dall’albo. Quindi c’è un rischio di ricorsi da parte degli enti”.

Ci sono poi in ballo altri emendamenti ancora che mirano a ridurre da 16 ad appena 6 milioni di euro la dotazione per il finanziamento dei corsi Oif, l’obbligo di istruzione e formazione. Qui ci sarà un braccio di ferro in aula: “Sto facendo presentare un ulteriore emendamento per ripristinare interamente i fondi e garantire quindi i corsi”.

Tornando all’Avviso 8 i fondi sono stati così suddivisi: 95 milioni sono stati stanziati per finanziare corsi inerenti al ramo “occupazione”, quindi per “l’inserimento e l’occupazione dei disoccupati di lunga durata e dei soggetti con maggiori difficoltà di inserimento lavorativo”; i restanti 41 milioni invece finanziano corsi per l’istruzione e la formazione rivolti a persone adulte con bassa scolarizzazione che avranno l’intenzione di innalzare il loro titolo di studio.

I corsi, complessivamente, sono rivolti a disoccupati e inoccupati di età compresa tra i 18 e i 65 anni. Intanto i deputati regionali Nino Oddo e Giovanni Di Giacinto hanno presentato un emendamento alla Legge di stabilità in cui si richiede il ripristino dei 31 milioni da aggiungere all’Avviso 8: da vedere cosa succederà alla prova d’aula. Nel frattempo gli enti di formazione e le migliaia di dipendenti sono già sul piede di guerra, pronte a scendere in strada nuovamente per far sentire la loro voce disperata.

Articolo pubblicato il 15 aprile 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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