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Quotidiano di Sicilia

Pesca e agricoltura comparti a rischio
di Redazione in collaborazione con Unci Agroalimentare

La denuncia e le proposte di Unci Agroalimentare

Tags: Pesca, Agricoltura, Unci



La crisi del comparto ittico, culminata nella manifestazione spontanea delle marinerie lo scorso 28 febbraio che ha visto una partecipazione calorosa dei pescatori professionali o commerciali, è frutto della difficile congiuntura economica nonché di una serie di difficoltà strutturali/organizzative ormai acute.

L’applicazione derivante dal collegato agricolo L.154/2016 art,39 e 40, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, già colmo.
L’attuale contesto, ancor più di ieri,  impone una serie di interventi capaci di garantire la redditività della comunità di pescatori e la sopravvivenza dei pescatori, specie a rischio d’estinzione da iscrivere subito nelle specie protette.

È vero che attraverso dei Piani di Gestione si salvaguarda il del futuro degli stock ittici, ma chi salvaguarda i nostri pescatori professionali? Dove andranno a finire i nostri pescatori andando avanti senza una legge nazionale che li tuteli e consenta loro di pescare in “Libera Concorrenza con le Specie Ittiche sottoposte a Tutele”? Sì, i delfini. Il nostro caro amico, il delfino, che ammiriamo per la sua innata intelligenza, per il suo sapersi donare e prestare soccorso ed aiuto grazie al suo intuito fenomenale, ma che a furia di proteggere rischiamo invece di danneggiare.

La scarsità di risorsa ittica di cui si nutre lo costringe a fare il predatore nelle reti dei nostri pescatori. Infatti, dall’isola di Lipari è partito l’allarme della comunità di pescatori che oggi vedono nel delfino “il nemico” il “predatore” per eccellenza che insieme al Tonno Rosso, altra specie in protezione, sta depauperando il mare delle specie pesce azzurro e totani.

Per questo motivo, come Associazione di Categoria di tutela e rappresentanza della categoria agroalimentare e del settore ittico, abbiamo chiesto l’attivazione della misura di “calamità naturale attacco delfini” a favore dei pescatori.
Le reti da pesca ormai sono il bersaglio preferito di tunnidi e delfini che le attaccano e con i loro morsi le rompono e catturano il pesce dei pescatori che già, tra l’altro, scarseggia.

Loro non sanno delle misure di protezione messe in campo dalle Ong a mezzo della Comunita Europea su Piano d’Azione per la protezione degli stocks ittici in sovra pesca, sia i delfini che il Tonno Rosso non rischiano multe fino a €.150.000 per cattura di specie sottoposte a misure cautelative per sovra pesca, loro continuano a fare il loro lavoro. “Il pesce grande magia il pesce piccolo”, solo che la Direzione generale mare Europa non ancora ha chiaro che nel mare c’è questa regola, ma pone sempre sul tavolo degli imputati per sovra pesca il “pescatore” che altro non era ed è giusto dire “era” quello che regolamentava la catena alimentare all’interno della colonna d’acqua.

Difatti ora abbiamo messo in mezzo anche la protezione al “pesce spada” come se non bastava.
Perché? si chiederà chi ci legge. Perché a volte ci sono momenti di sovra pesca e quindi occorre proteggere gli stock ittici.
Ma chi protegge il pescatore che ai sensi del Dlgs 154 è un’impresa di pesca da iscrivere alla Camera di Commercio con i relativi rischi d’impresa e senza uno straccio di Fondo di Protezione o senza copertura Cigs per la mancata giornata di lavoro e senza opportunità di difesa contro la predazione operata da chi giustamente deve fare il “Predatore”?

L’aumento dei costi di produzione, la scarsa efficienza produttiva, la concorrenza dei Paesi terzi, la burocrazia molto articolata che impone numerosi adempimenti amministrativi, i continui controlli e le restrizioni, che pure devono convivere con questo antico e nobile mestiere, sono solo alcune delle problematiche che il pescatore deve affrontare con evidenti difficoltà di carattere tecnico/operativo/economico.

Quindi, assieme alla tutela biologica degli stock ittici, è necessaria la tutela del lavoro degli operatori del settore nonché degli interessi delle giovani generazioni scarsamente motivate a proseguire il lavoro dei loro padri e quindi una tutela costante in rapporto diretto tra risorsa ittica e i nostri pescatori, la tutela socio economica non può terminare all’uscita del porto.
È prioritaria, al contempo, la promozione di una nuova cultura del pescare e di nuove professionalità legate a settori collaterali alla pesca che possano rappresentare, per gli addetti ai lavori, un’importante integrazione al reddito derivante dalla sola attività professionale.

Considerato ciò, si impone la necessità di una legge per il settore che sia capace di cogliere tutte  e potenzialità del comparto ittico.
Nel contempo in agricoltura, le grandi trasformazioni attraverso i sistemi agroalimentari hanno oggi, dopo un periodo di stabilità, un periodo sempre piu complesso difatti il sostegno pubblico si è sempre più accorciata e, nel contempo, una serie di fattori inediti hanno iniziato ad essere sempre più rilevanti nelle dinamiche produttive ed economiche del sistema agricolo e dell’intera filiera.
Si pensi alle variazioni climatiche ed ambientali, alle nuove e architetture dei mercati che di fatto contribuiscono a rendere l’attività agricola sempre più complessa nel rapporto con i fattori naturali, nella gestione di una nuova complessità che richiede nuove dinamiche economiche e la possibilità di utilizzo concreto di quanto è messo a disposizione per la ricerca ed innovazione a favore degli operatori e istituzioni di ricerca coinvolti nel settore.

Con il nuovo approccio tra i produttori ed i consumatori “il mangiar sano” è un elemento centrale di una Comunità, città o di una rete di Comuni e territori per una nuova visione sulle opportunità da offrire al consumatore finale, quello del turismo integrato nelle funzioni di fruire di attività paesaggistiche, economiche, sociali, ambientali, culturali e logistiche. In diverse realta di Italia  si sta sperimentando la food policy, che qualifica la qualità del cibo, delle mense, etc, ma noi dell’Unci Agroalimentare lanciamo una nuova cultura del produttore primario ittico ed agricolo nella pianificazione attorno ai prodotti primari quale piano del Regional Italian Food Planning, è un modello per rivedere le agorà delle città e dei territori che consenta di rivalutare i centri storici attorno ai quali il cibo nostrano diventa spettacolo e cultura.

Articolo pubblicato il 19 aprile 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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