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Fattorie didattiche, in Sicilia non si cresce
di Michele Giuliano

Secondo i dati dell’assessorato regionale all’Agricoltura sono appena 90 le aziende agricole accreditate presso i suoi uffici. Le imprese sono distribuite in maniera disomogenea tra le province siciliane

Tags: Fattoria Didattica, Agricoltura



PALERMO - Un luogo di crescita per i bambini e gli adulti che li accompagnano, che aiutano a mantenere vive le tradizioni rurali di coltivazione e trasformazione del prodotto ortofrutticolo. Questo e altro ancora è rappresentato dalle fattorie e aziende didattiche, attività multifunzionali che, da una parte, lavorano con metodi tradizionali la terra e si occupano di allevamento. Dall’altra, rappresentano, con l’apertura al pubblico e con i percorsi didattici che spiegano le metodologie di lavoro e le attrezzature utilizzate, una opportunità da non perdere per chi vuole diversificare la propria attività e dare un risvolto diverso al proprio lavoro, non strettamente produttivo ma di sviluppo culturale per il mantenimento della tradizione e del folklore siciliano. Eppure in Sicilia, quella delle fattorie e aziende didattiche è una realtà che stenta a decollare. Lo conferma il decreto dell’assessorato regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo rurale e Pesca mediterranea, che ha ufficializzato l’elenco delle aziende agricole accreditate presso i suoi uffici. Appena 90, su tutto il territorio isolano. Distribuite in maniera disomogenea tra le province, se ne registrano un maggior numero a Palermo, con 19 aziende in elenco, seguita da Catania, con 16, Siracusa, che conta 14 imprese accreditate, e Agrigento, con 11.

Numeri irrisori, per una regione che potrebbe fare del proprio patrimonio enogastronomico il fiore all’occhiello del settore turistico. Molto più alti i numeri relativi agli agriturismi.
In questo caso si parla di quasi 700 aziende. Qui è la provincia di Siracusa a fare da capofila, con 119 aziende nel settore, seguita da Messina con 109, e Ragusa con 104. La scelta verso questa tipologia di attività lavorativa piuttosto che l’altra, probabilmente dettata da una maggiore facilità di gestione ed un target più ampio di clientela.

Eppure le fattorie didattiche possono dare tanto: sono infatti luoghi in cui ci si può avvicinare, adulti o bambini, alle tecniche di produzione agricola e di allevamento, conoscere gli animali e vederli nel loro ambiente, imparare come si viveva in campagna non più di 50 anni fa. Le aziende didattiche così definite fanno un passo avanti, occupandosi anche della trasformazione del prodotto in enogastronomia tipica del territorio, e sono spesso associate a ristoranti, presso i quali si possono degustare i prodotti dei quali si è in prima battuta conosciuto il ciclo di produzione.

Purtroppo, diversi sono gli ostacoli che impediscono il proliferare di questo comparto, dalle grandi potenzialità. Già in fase di start up, per poter avviare le attività è necessario abilitarsi con corsi che si svolgono al di fuori del proprio territorio, oltre a richiedere una lunga serie di autorizzazioni che richiedono, per l’acquisizione, lungo tempo e denaro da spendere.

Per quanto riguarda il pubblico delle fattorie didattiche, quello delle scuole, non è stata al momento stilata una convenzione tra dipartimento dell’Agricoltura regionale e i vari provveditorati agli studi, documento che favorirebbe la fruizione di queste attività da parte delle scolaresche. In ultimo, manca, da parte delle istituzioni, il supporto a queste aziende anche attraverso incentivi che vadano a promuovere le attività svolte, che vengono al momento pubblicizzate in autonomia dalle singole imprese, mentre sarebbe necessario un maggior coordinamento, anche a livello provinciale o regionale, per dare risalto a queste iniziative che, se correlate tra loro, potrebbero raggiungere un maggior numero di persone e registrare, quindi, una più ampia partecipazione.

Articolo pubblicato il 19 aprile 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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