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Ex sportellisti senza pace. L'albo è all'ennesima versione
di Michele Giuliano

Pubblicato dalla Regione il nuovo elenco ritoccato degli aventi diritto, che salgono a 1.941. Ricorsi, controricorsi ed errori  hanno spinto ad una continua “revisione” della lista

Tags: Formazione, Ex Sportellisti



PALERMO - Ennesimo decreto, ennesima pubblicazione dell’albo degli ex sportellisti della formazione professionale. Appena due mesi fa l’ultima pubblicazione, un “ritocco” ad un elenco che davvero sembra non avere pace tra ricorsi ed errori anche abbastanza grossolani. L’ultimo, il più vistoso, l’inserimento di giovani meno che ventenni. E quello che doveva essere uno strumento di salvaguardia del personale, partito con circa 1.500 iscritti, ha visto, ad ogni revisione, aumentare i propri numeri.

A febbraio si era giunti a 1.922. La nuova versione ne conta 19 in più, e 51 esclusi per i più svariati motivi: o perché non rientranti tra gli aventi diritto, o perchè l’istanza inoltrata è errata, incompleta e fuori tempo stabilito dall’avviso della Regione. In questo elenco sono finiti i dipendenti di quegli enti che gestivano sportelli multifunzionali e che da tre anni sono stati soppressi dalla Regione.

Una realtà parallela ai centri per l’impiego, che avrebbe dovuto aiutare i giovani e meno giovani ad inserirsi nel mondo del lavoro o a trovare una nuova strada dopo un incidente di percorso nella propria carriera lavorativa. Eppure, sebbene gli obiettivi fossero nobili, i risultati non lo sono stati altrettanto. I tagli economici necessari per una Regione in evidente “ristrettezza” negli ultimi anni ha fatto il resto.

Una decisione, quella di definanziare gli sportelli, che fa il paio anche con i tagli connessi ai corsi di formazione per cui sino a qualche anno fa di spendevano mediamente 350 milioni di euro l'anno, oggi poco meno di 200. Effettivamente dal 2004 ad oggi, come certificato dal Dipartimento della Formazione, questo settore formativo e degli ex sportellisti è costato ben 3 miliardi di euro: per l'esattezza 2,6 miliardi i corsi in tutte le sue filiere, altri 470 milioni gli sportelli multifunzionali. Tanti, troppi soldi spesi senza aver raggiunto quasi alcun risultato.

In Sicilia nei primi sei mesi dello scorso anno il tasso di disoccupazione è rimasto inchiodato fra i piú alti d’Italia: risulta pari al 21,9 per cento, il doppio rispetto alla media nazionale 11,8. I problemi restano essenzialmente gli stessi per la formazione: la progettazione che dà priorità ai problemi logistici e di personale degli enti, e non alle effettive necessità del territorio e del mondo del lavoro.

Così, circa il 70 per cento dei corsi avviati sino all'ultima annualità finanziata sono i soliti inutili percorsi e obsoleti percorsi formativi. Una situazione non può ripetersi, soprattutto dal momento in cui la Regione ha deciso di utilizzare, per il finanziamento dei progetti, fondi dell’Unione Europea. Un cambio di rotta che ha messo in cantina la vecchia legge 24 del 1976 e la continuità lavorativa per i dipendenti degli enti che essa in qualche modo garantiva.

L’albo generale degli operatori della formazione professionale contiene oltre 9 mila gli iscritti
, un’infinità di persone che non potranno più trovare occupazione in questo settore (almeno in parte) perché la Regione non avrà i soldi necessari a continuare a mantenere vivo questo bacino. Facendo una media di 35 mila euro tra stipendi e oneri a testa, ogni anno questi lavoratori costerebbero alla Regione ben 316 milioni di euro. Più del doppio di quelli che la Regione ha a disposizione per il prossimo triennio, e cioè 136 milioni, tutti utilizzati per finanziare il famigerato Avviso 8. Dopo è soltanto nebbia e incertezza lavorativa per chi, ormai da anni, vive una condizione di precariato e insicurezza per il futuro.

Articolo pubblicato il 20 aprile 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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