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Quotidiano di Sicilia

Tra Napoli e Palermo resta solo lo Stretto
di Rosario Battiato

Nell’allegato Infrastrutture al Def si prevedono 35 miliardi di euro per gli interventi fino al 2030. Ma il Ponte non c’è. Si richiede un nuovo progetto di fattibilità per l’"attraversamento dello Stretto di Messina"

Tags: Def, Ponte Sullo Stretto



PALERMO – Le vecchie abitudini sono le più dure a morire. E così, ancora una volta, riprende il vecchio tira e molla sul futuro del Ponte sullo Stretto che nei giorni scorsi ha dimostrato di essere tornato in auge proprio nel momento di un altro stop sancito in un passaggio ufficiale, cioè l’assenza dall’allegato Infrastrutture al Def.

L’infrastruttura, come era già avvenuto in passato, non si cita nemmeno e l’unico riferimento è un generico “attraversamento dello Stretto” che compare nella descrizione degli interventi prioritari nell’ambito della direttrice ferroviaria Napoli-Palermo. A tirarlo per i capelli e a rimetterlo sul binario della fattibilità è stato il sottosegretario Davide Faraone che ha parlato di necessità di collegare la Sicilia all’Italia, così come altri avevano fatto in passato, dal ministro Delrio all’ex premier Renzi. Il Ponte, del resto, non muore né rinasce di certo oggi, visto che era scomparso dall’allegato Infrastrutture già diversi anni fa.

L’unica certezza, al momento, è che l’Allegato Infrastrutture, contenuto nel Def 2017, individua “l’analisi dei fabbisogni infrastrutturali” e si focalizza sui collegamenti alla Rete Snit (sistema nazionale delle infrastrutture di trasporto) di 1° livello sulla base dei deficit di “capacità infrastrutturale (congestione) e di prestazioni (es. scarsa sicurezza stradale o scarsa accessibilità) che pregiudicano il raggiungimento degli obiettivi strategici al 2030”. Complessivamente il Mit ha individuato “oltre 100 tra interventi e programmi di interventi”.

Tutti gli interventi prioritari sono distribuiti in tre fasce di azione: ci sono i progetti invariati, cioè le opere in corso o con obbligazioni giuridiche vincolanti; i project review, cioè quelli che hanno la revisione di progetti non avviati che sono “suscettibili di ottimizzazione e riduzione di tempi e costi, per una maggiore sostenibilità economica e ambientale” per circa 30 casi; i progetti di fattibilità e valutazione ex ante “per gli interventi per i quali ci sono solo progetti preliminari o nessuna analisi, al fine di valutarne l’inserimento nei successivi atti di programmazione previa verifica di fattibilità tecnica, economica, sociale e ambientale”. Per completare tutti questi interventi e fornire una nuova veste all’Italia il ministero ha stimato “un fabbisogno di risorse economiche aggiuntive rispetto alla quota parte già finanziata pari a 35 mld”.

Di Ponte non si parla proprio. Nella tabella relativa agli interventi prioritari nel settore delle ferrovie c’è un unico riferimento in relazione alla direttrice Napoli-Palermo – ne fa parte anche il progetto della direttrice Messina-Catania-Palermo con raddoppio Messina-Catania, velocizzazione Catania-Siracusa e Avr Palermo-Catania – in relazione all’attraversamento dello Stretto.

Di fatto quest’ultimo passaggio, che si colloca tra le due tratte ferroviarie Salerno-Reggio Calabria e Messina-Catania-Palermo, risulta comunque essenziale nell’ottica del completamento di uno dei corridoio europei della rete ten-t, in particolare quello Scandinavo-Mediterraneo. Eppure l’attraversamento dello Stretto rientra nella terza tipologia degli interventi programmati dal Mit, infatti nella nota si legge che è in atto un “progetto di fattibilità finalizzato a verificare le possibili opzioni di attraversamento sia stabili che non stabili”. Non risulta, infatti, la presenza dell’intervento negli strumenti di programmazione.

Articolo pubblicato il 21 aprile 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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