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Quotidiano di Sicilia

Una giornata della Terra amara nella Sicilia degli abusi edilizi
di Rosario Battiato

Legambiente ricorda che tra 1950 e 2015 il cemento ha ricoperto il 9% delle coste. Due i casi clamorosi: le ruspe a Punta Religione e la distilleria a Partinico

Tags: Giornata Della Terra, Sicilia, Legambiente



PALERMO – In Sicilia si discute ancora di immobili abusivi insanabili e della duplice opzione delle demolizioni o, solo per alcuni casi, del recupero per finalità sociali in seguito all’acquisizione al patrimonio pubblico. È questo il clima che si respira nella giornata mondiale della Terra di oggi, dedicata alla salvaguardia del territorio, e che Legambiente ha voluto ricordare pubblicando, nei giorni scorsi, un dossier che raccoglie le storie più eclatanti di spreco del suolo in Italia (tra cui due siciliani).

I numeri del consumo li aveva forniti l’Ispra lo scorso anno nel consueto report. “In Italia, – scrive l’associazione del Cigno basandosi sui dati dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale – l’urbanizzazione del territorio ha impermeabilizzato o compromesso, fino al 2015, circa 2,11 milioni di ettari: il 7% del territorio nazionale, pari a circa un sesto della superficie coltivata (Sau)”.

La Sicilia, tra il 1950 e il 2015, è passata dal rientrare nella fascia delle regioni meno affamate con un dato inferiore al 3% a una di quelle più a rischio, cioè tra il 7 e il 9%. Numeri di un avanzata straordinaria che, così come dimostrano le cartine dell’Ispra, assume valori ancora più elevati (oltre il 9%) lungo buona parte delle fasce costiere isolane, le aree in cui il cemento si è annidato più facilmente in passato. È sufficiente ricordare che tra il 2012 e il 2015 la fascia inclusa nei 300 metri ha visto una percentuale di suolo consumato pari al 28,2% (22,9% la media nazionale). Un flusso che si stabilizza in una tendenza passata molto precisa: ci sono stati circa 700 edifici per km2 sorti tra il 2000 e il 2011 (elaborazione Legambiente su dati Istat) lungo la costa.

La storia comunque non finisce qui. I due casi segnalati nel dossier di Legambiente fanno riferimento a tentativi di cementificazione abbastanza recenti. “Tra Punta Religione e Marina di Modica un lembo di area costiera classificato come Sito di interesse comunitario, protetto dalla direttiva Habitat per la presenza di ambienti preziosi e vulnerabili, – si legge nella nota dell’associazione del Cigno – ha visto ripartire le ruspe (già bloccate nel 2006) per la realizzazione di un complesso turistico di 40.000 m2 di superficie, di cui 3000 m2 di edifici”.

L’altro caso, invece, riguarda la storia della distilleria Bertolino a Partinico, in provincia di Palermo, e si riporta, nello specifico, la vicenda relativa alla trasformazione di alcuni terreni agricoli in area industriale, previa variante approvata dall’Amministrazione comunale che ha agito “in continuità con l’accordo sottoscritto nel 2013 con l’azienda”. Inoltre si fa riferimento a un’altra ipotetica variante, ancora non approdata in Consiglio comunale, che “potrebbe far diventare gli attuali terreni occupati dalla distilleria, nel cuore di Partinico, aree per edilizia residenziale, così da consentire alla proprietà di promuovere una lottizzazione capace di appartamenti per 1200-2000 abitanti: la delocalizzazione dell’attività industriale nel comprensorio agricolo si trasformerebbe così in una enorme e ardita operazione di finanziarizzazione immobiliare”.

Intanto la Regione continua il suo lavoro di censimento degli abusivi. Lo scorso anno, stando ai primi risultati di uno studio avviato dalla Regione per valutare gli eventuali immobili da acquisire e ripristinare, sono stati scoperti circa 1.700 casi per 400 mila m3 di cemento abusivi. Le demolizioni, al contrario, sono limitate e, a parte i ben noti casi di Licata e qualche altra eccezione, continuano a restare congelate.

Articolo pubblicato il 22 aprile 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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