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Il vino, motore di sviluppo per l'economia
di Michele Giuliano

Secondo una recende indagine della Coldiretti, la vitivinicoltura porta lavoro in 18 diversi settori ad essa collegati. Dall’industria vetraria a quella dei tappi, passando per i trasporti, gli accessori (come cavatappi e sciabole), fino ad arrivare all’enoturismo, la cosmetica e il settore del benessere

Tags: Coldiretti, Vino, Vitivinicoltura



PALERMO - Prodotti di alta qualità, legati al territorio da una lunga tradizione, conosciuti in Italia e all’estero per la propria bontà e specificità, non possono che portare lavoro e prosperità alla Sicilia, che del patrimonio enogastronomico può fare la punta di diamante della propria attività imprenditoriale.

Non è un caso che solo in provincia di Trapani, in un anno, sono ben 16 milioni le ore lavorate per i prodotti Doc, terza zona di coltivazione e trasformazione vinicola in Italia dopo Montepulciano d’Abruzzo, con 19,4 milioni di ore e Puglia Igt, nella provincia di Foggia, appena sopra i siciliani con 16,5 milioni di ore. È quanto emerge dalla prima analisi sui vini Doc e impatto occupazionale a livello provinciale diffusa dalla Coldiretti al Centro Servizi Arena, in occasione del Vinitaly.

“Dallo studio traspare in tutta la sua evidenza - afferma la Coldiretti - il ruolo del settore vitivinicolo per l’economia e il lavoro nel Mezzogiorno, ma l’impatto occupazionale è rilevante anche al Nord. Complessivamente si stima, secondo la Coldiretti, che il settore vitivinicolo abbia offerto durante il 2016 opportunità di lavoro ad un milione e trecentomila persone, impegnati direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale, ma anche in attività connesse, di servizio e nell’indotto che si sono estese negli ambiti più diversi. Da quelli più strettamente collegati come l’industria vetraria a quella dei tappi, i trasporti, gli accessori, come cavatappi e sciabole, alla ricerca e formazione alla divulgazione. Per non parlare di attività collaterali, come l’enoturismo, la cosmetica e il mercato del benessere, fino alle bioenergie ottenute dai residui di potatura e dai sottoprodotti della vinificazione (fecce, vinacce e raspi). Sarebbero in tutto ben 18 i settori a cui vengono offerte possibilità di lavoro dalla coltivazione dell’uva.

“Il settore del vino - sottolinea il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo - dimostra più di altri che l’agricoltura è in grado di offrire opportunità di lavoro sia a chi vuole investire con progetti innovativi sia a chi vuole fare una esperienza in campagna a contatto con la natura anche solo per integrare il proprio reddito”.

Una opportunità che potrebbe essere persa da parecchie persone con l’eliminazione dei voucher, oltre 25 mila posti di lavoro secondo stime approssimative, per i quali è necessario trovare presto una valida soluzione alternativa nell’interesse delle imprese e dei cittadini.

Altro problema non meno rilevante, la protezione della specificità del prodotto, a partire dal semplice nome del prodotto. Gli attuali risultati raggiunti e presentati a Vinitaly, che evidenziano risultati sorprendenti con un profondo cambiamento nelle abitudini di consumo degli italiani, che premiano anche negli acquisti di vino le produzioni legate al territorio. Una conferma di quanto potrebbe essere pericoloso minare la distintività delle produzioni liberalizzando i nomi dei vitigni fuori dai luoghi di produzione. Ciò permetterebbe anche ai vini stranieri di riportare in etichetta nomi quali, ad esempio, Montepulciano o Catarratto, facendo cadere in errore consumatori stranieri meno esperti.

“Il futuro dell’agricoltura italiana ed europea dipende dalla capacità di promuovere e tutelare le distintività territoriali che sono state la chiave del successo nel settore del vino – sottolinea Coldiretti - la “biodiversità produttiva è un patrimonio del made in Italy che va valorizzato e difeso anche a livello internazionale”.

Articolo pubblicato il 26 aprile 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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